Molte persone all’ultimo commosso saluto al Maestro Antonio Di Ciolo nella Chiesa di San Michele degli Scalzi

PISA – Pisa non è voluta mancare, Sindaco Michele Conti in testa, nel rendere omaggio ad uno dei suoi più prestigiosi ed amati esponenti, con la pur spaziosa Chiesa di San Michele degli Scalzi incapace di contenere tutti coloro che, mercoledì 30 settembre hanno voluto accompagnare con un commosso saluto l’ultimo atto della vita terrena del “Maestro” per eccellenza, ovvero il Professore Antonio Di Ciolo, scomparso ad 86 anni.

di Giovanni Manenti

Difficile, peraltro, cercare di fare una graduatoria su quale parte della cerimonia sia risultante più toccante di altre, se il saluto rivolto ad Antonio ed ai suoi familiari da parte dell’officiante Don Lorenzo Bianchi, che ha ricordato la coincidenza di come la sua scomparsa sia coincisa con la Festa di San Michele, che ora è lì, pronto ad accoglierlo, tra le sue amorevoli braccia affinché possa ricongiungersi alla moglie ed alla figlia prematuramente scomparse.

Lungo e prolungato applauso che i presenti hanno tributato al feretro all’uscita dalla Chiesa prima del suo ultimo viaggio, una evidente testimonianza dell’affetto che in tanti, tantissimi hanno così voluto partecipare ad Antonio, ma a noi, umili cronisti, piace mettere in risalto l’aspetto profondamente umano che, più di mille parole, hanno dimostrato con i loro comportamenti i tre “fiori all’occhiello” della sua carriera di istruttore di Scherma.

Non potevano mancare, difatti, Alessandro Puccini, il primo da lui condotto sul gradino più alto di un Podio Olimpico, grazie al trionfo nel Fioretto individuale ai Giochi di Atlanta 1996, che ha assistito quasi impietrito alle esequie, Salvatore “Toti” Sanzo, che sul finire della cerimonia si è lasciato andare ad un pianto dirotto sulla spalla dell’ex compagno di squadra Marco Vannini, lui che sotto la sapiente guida del Maestro Di Ciolo ha saputo toccare i vertici nella specialità del Fioretto, argento ad Atene 2004 e bronzo a Pechino 2008 nella prova individuale, nonché bronzo a Sydney 2000 ed Oro ad Atene 2004 nella gara a squadre.

E poi Simone Vanni, che mentre quasi tutti erano usciti dalla Chiesa se ne rimane seduto sulla panca come a non voler credere che tutto fosse finito, che il Maestro non ci fosse più, anch’egli componente del fantastico trio (assieme ad Andrea Cassarà) Oro nella Prova a Squadre ai Giochi do Atene 2004, nonché Campione mondiale individuale a Lisbona 2002, titolo iridato conquistato da Sanzo l’anno precedente a Nimes e replicato nel 2005 a Lipsia, tutti ragazzi ormai fatti uomini e che sono cresciuti, sia dal punto di vista sportivo che umano assieme ad Antonio Di Ciolo, una sorta di “padre putativo” che, come ogni buon genitore, non risparmiava lodi, ma anche rimproveri qualora ce ne fosse bisogno, ed ai quali è stato difficile, per non dire impossibile, stante la commozione del momento, strappare loro una dichiarazione. Ma in fondo è anche giusto così, poiché forse avrebbero sentito nelle orecchie la voce bonaria, ma la lingua sempre pungente di Antonio: “Suvvia, non state lì a dir bischerate …!!“.

Ma il Maestro Di Ciolo è stato un personaggio che, se ha dato lustro al nome di Pisa, non può certo essere solo patrimonio della nostra città, conosciuto ed apprezzato per la sua attività in ogni angolo del pianeta per ciò che riguarda il panorama schermistico, ed a rendergli doveroso omaggio erano presenti l’attuale Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di Fioretto, Andrea Cipressa e Paolo Azzi, vice Presidente della Federazione Italiana Scherma, Il primo ha messo in evidenza: “Ciò che ha contraddistinto l’attività di grande tecnico di Antonio Di Ciolo, al di là delle indiscutibili qualità professionali e dei tangibili risultati ottenuti dai suoi allievi, è stata la capacità di formare altrettanti Maestri, cosa assolutamente non automatica nel nostro Sport, chiara testimonianza di come abbia saputo, oltre che insegnare, anche trasmettere l’amore e l passione per questa disciplina, così da creare un filo conduttore anche per le generazioni future“.

Molto più articolato, come si conviene dato il ruolo di Vice Presidente della FIS, il ricordo di Antonio Di Ciolo da parte di Paolo Azzi: “Si sta parlando di una figura che ha svolto un ruolo enorme nell’ambito della Scherma italiana e non solo, un uomo curioso, sempre alla ricerca di stimoli e strade nuove, una fucina di idee originali che gli hanno consentito non solo di ottenere grandi risultati, ma soprattutto di costruire un mondo attorno a sé, formando sì un gran numero di Campioni, ma io vorrei sottolineare soprattutto tutti quei ragazzi che proprio grazie a lui sono rimasti comunque legati alle Scherma al di là del livello dei risultati raggiunti, molti dei quali divenuti a loro volta dei tecnici che rappresentano un patrimonio per la Scherma non solo italiana, come stanno dimostrando i messaggi di cordoglio che giungono da ogni parte del Mondo, dove era conosciuto, stimato ed apprezzato“.

Il fatto della presenza e della sincera commozione dei suoi allievi più rappresentativi”, prosegue il Vice Presidente, “è significativo, ma a me piace anche rimarcare come essi rappresentino solo la punta dell’iceberg di quello che è stato l’insegnamento di Antonio Di Ciolo, poiché loro quest’oggi hanno esternato un sentimento condiviso anche da tantissimi altri ragazzi, magari che non sono diventati degli schermidori al pari di Sanzo, Vanni e Puccini, ma che conserveranno per tutta la vita questo legame di affetto con il loro Maestro, proprio perché era un rapporto che andava ben oltre l’aspetto squisitamente tecnico-schermistico“.

Come Federazione“, conclude Paolo Azzi, “faremo sicuramente qualcosa per onorare la memoria di Antonio Di Ciolo, avremo modo di pensarci in un prossimo futuro, mentre l’eredità che ci lascia – al di là dei tanti tecnici che si sono formati con lui e che portano avanti, ognuno con la sua testa, come lui voleva non approvando uno schema di insegnamento rigido e privo di innovazioni – è racchiusa nella valorizzazione della sua opera e dei suoi metodi di allenamento, tra l’altro contenuti in alcuni libri già pubblicati mentre su altri stava lavorando, estraendo dalla sua ultradecennale esperienza una miniera di aneddoti e di storie che era sempre un piacere ascoltare dalla sua viva voce anche negli ultimi tempi, dato che la sua voglia di comunicare prendeva sempre il sopravvento nonostante le difficoltà che lo accompagnavano “.

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