Mons. Dianich: “Sull’idea dell’accoglienza dello straniera è in gioco il giudizio di Dio”

PISA – “Dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, visitare gli ammalati e i carcerati e anche accogliere e ospitare i forestieri per i credenti non sono comportamenti che si possono scegliere o meno, l’impegno per eliminare le condizioni d’ingiustizia e le violazioni dei diritti umani sono degli assoluti”.

E’ stato il Giudizio Finale del Vangelo di Matteo (25,31-46) il filo conduttore della partecipata Assemblea delle Caritas parrocchiali che si è svolta sabato 17 novembre nel seminario arcivescovile cui sono intervenuti circa ottanta volontari e operatori in rappresentanza di una trentina di comunità parrocchiali. Un testo che ispira anche le Indicazioni Pastorali alla Chiesa Pisana per l’anno 2018-19 dell’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto e da cui si è mossa anche la riflessione di monsignor Severino Dianich, 84 anni, sacerdote pisano e uno dei più importanti teologi italiani contemporanei. “Dalle Sacre Scritture ricaviamo pochi giudizi che promanano direttamente da Dio – ha detto -, ma fra questi c’è sicuramente il Giudizio Finale di Matteo, un testo che dice con una chiarezza impossibile da equivocare su che cosa i credenti saranno giudicati”. Inevitabile, per monsignor Dianich, “chiedersi che cosa significa oggi per noi cristiani testimoniare nella quotidianità quel “ero forestiero e mi avete accolto” che è proprio uno dei cardini del giudizio finale perché, su una cosa non devono esserci dubbi: ci si può dividere sui modi, ma sull’idea di fondo dell’accoglienza dello straniero è in gioco il giudizio di Dio”.

Per spiegarsi meglio il teologo pisano è andato indietro fino alla metà degli anni ’30 ripercorrendo la vicenda delle tesi del Sinodo di Barmen, da cui scaturì la dichiarazione teologica della Chiesa confessante, “il movimento – ha spiegato monsignor Dianich – che in Germania si contrappose alla nascita di organizzazioni di cristiani nazisti e al regime ecclesiale dei cosiddetti !Cristiani tedeschi” che avevano avviato l’allineamento della Chiesa evangelica alla dittatura del “Fuhrer: una vicenda che ha qualcosa da raccontare anche al nostro tempo”.

Nell’introduzione, invece, l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto ha preso spunto dalla visita pastorale attualmente in corso nei vicariati della Diocesi e dall’incontro con le realtà caritative del territorio per evidenziare come “la carità non sia tanto un modo e un metodo di organizzare dei servizi ma il segno di uno stile di vita. Il modello? Il servo di Dio Ludovico Coccapani, proclamato venerabile da Papa Francesco il 7 novembre scorso. Quando avverrà il riconoscimento di un miracolo attribuibile alla sua intercessione, verrà riconosciuto beato e, nel caso, sarà un altro santo pisano della Carità”.

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