“Mose’ in Egitto”, si va verso il tutto esaurito nei due appuntamenti al Verdi di Pisa

PISA – Il 2018, poi, come ben si sa, è l’anno del Centocinquantenario della morte di Rossini, così, se al Teatro Verdi la Stagione scorsa si chiuse a marzo con il Rossini luminoso de L’Italiana in Algeri, ora è la volta uno dei suoi capolavori seri, a 200 anni esatti dalla sua creazione: Mosè in Egitto, anche qui un’opera – un “oratorio” come lo definì lo steso Rossini – di grandi istanze drammatiche che riverberano sul nostro oggi, fra conflitti di popoli e conflitti religiosi, ispirato al libro dell’Esodo.
In scena venerdì 9 novembre alle ore 20.30 e domenica 11 alle 15.30,  Mosè in Egitto vede sul podio il M° Francesco Pasqualetti, alla guida dell’Orchestra della Toscana; la regia è di Lorenzo Maria Mucci,  scene e costumi sono dell’artista cubano Josè Yaque  con Valentina Bressan e sono realizzati con materiali di Officina SCART® di Waste Recycling, la società toscana del  Gruppo Herambiente specializzata nel trattamento e riciclo dei rifiuti industriali, una scelta di impegno civile, questa, da parte del teatro per testimoniare come anche dagli scarti possa nascere il bello. Il disegno luci è di Michele Della Mea.
Protagonisti  i bassi Federico Sacchi nel ruolo di Mosè e Alessandro Abis in quello di Faraone, i soprani Silvia  Dalla Benetta  nel ruolo di Amaltea, moglie del Faraone,  e Natalia Gavrilan in quello della giovane ebrea Elcia, segretamente sposata con il figlio del Faraone, Osiride, interpretato dal tenore Ruzil Gatin. Il tenore Marco Mustaro è Mambre, il consigliere di Faraone; il tenore Matteo Roma è Aronne; il mezzosoprano Ilaria Ribezzi  è Amenofi. Coro Ars Lyrica, Maestro del Coro Marco BargagnaMosè in Egitto è un nuovo allestimento del Teatro di Pisa;  coproduzione Teatro di Pisa, Teatro Coccia di Novara e Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, in collaborazione con Opéra Théâtre de Metz Métropole.
Dramma con molti protagonisti, qui interpretato – annota Daniele Spini nel suo saggio per il programma di sala dell’opera – come intreccio di storie individuali in costante relazione con eventi sempre più grandi dei singoli, più grandi perfino del Faraone d’Egitto o del profeta più importante nella storia del popolo ebraico, Mosè in Egitto vede la struttura musicale porsi in relazione reciproca con il taglio narrativo, anche per la distribuzione fra i vari personaggi degli impegni canori e delle presenze nei pezzi di insieme. C’è ancora belcanto, ma c’è anche una declamazione scolpita direttamente sulla parola e sul suo significato; ci sono finezze di scrittura vertiginose affidate all’orchestra; c’è il ruolo fondamentale del coro, da sempre veicolo di tragicità classicamente intesa, e nell’Ottocento elevato a voce di popolo. 
Ed è proprio la coralità intesa come manifestazione del sentimento collettivo – sottolinea Lorenzo Maria Mucci nelle sue note di regia – a determinare la struttura drammaturgica dell’opera, segnandone il ritmo e fornendo la cornice alle vicende private della relazione. Una coralità che «si fa argomento politico nella contrapposizione tra due popoli, l’uno oppressore, l’altro schiavo e che aspira alla libertà; l’uno che spinge all’azione Faraone, l’altro che attende con ferma fiducia un segnale da Mosè». 
«Qui – annota il M° Francesco Pasqualetti – ci troviamo di fronte a un Rossini che è già romantico prima dei Romantici, che è all’avanguardia prima delle avanguardie, che compie scelte in orchestra che nessun compositore oserà per cento anni. Mosè in Egitto ci riserva delle sorprese, delle bellezze veramente straordinarie che è perfino difficile descrivere a parole: vi invito a lasciarvi stupire da una bellezza che non ci si aspetta.» 
Pochi i biglietti rimasti disponibili in vendita al Botteghino del Teatro Verdi (sportello e telefonica) e nel circuito VivaticketA questo Mosè in Egitto sarà dedicato spazio nella puntata del 29 novembre della trasmissione di Rai 5  Prima della Prima.
Per maggiori informazioni tel 050 941 111 www.teatrodipisa.pi.it

 

 

Loading Facebook Comments ...
By