Municipio dei Beni Comuni: l’assessore all’urbanistica della Regione Marson prende parola

PISA – È giunta nella giornata di ieri – giovedì 19 dicembre – la risposta dell’assessore all’Urbanistica Anna Marson, in merito all’interrogazione presentata dal consigliere regionale di Rifondazione Comunista Monica Sgherri, con il seguente testo.

“È a conoscenza della richiesta di variante urbanistica per modificare la destinazione d’uso dell’area dell’ex Colorificio Toscano presso Pisa tesa a destinare tutta l’area in questione – a quanto consta – a rendita immobiliare.

Ritiene di dover intervenire – per quanto di competenza – al fine di evitare che nell’area in questione vengano create le condizioni per poter realizzare tout court progetti immobiliari, e se invece non ritenga di dover intervenire per contribuire ad avviare un percorso partecipativo largo e inclusivo al fine di giungere a soluzioni attente anche ad una riqualificazione a fini sociali nell’ambito dell’area in questione, così da non disperdere e anzi valorizzare le esperienze e le attività maturate in questi mesi, e il cui valore è riconosciuto a livello non solo locale ma anche nazionale.”

Nel documento di risposta l’assessore Marson sottolinea come “tuttora l’area interessata dall’ex Colorificio risulti classificata come zona PQ1, zona a carattere ‘prevalentemente produttivo’, in cui sono ammissibili solo interventi che riguardano attività produttive di beni e servizi”. Va da sé, in tal senso, che la richiesta avanzata dalla proprietà dell’area di procedere alla realizzazione di un progetto a scopo residenziale-abitativo è sottoposta alla macroscopica – e imprescindibile – condizione di una variante “agli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico”, proprio come è riportato nel testo della risposta dell’assessore Marson.

Ma se questo punto era già stato in qualche misura assolto nei giorni scorsi – ora avvallato ancor più dal parere della Regione Toscana -, nuovo è il quadro rispetto alle competenze regionali in materia. Nella sua risposta all’interrogazione, infatti, l’assessore all’Urbanistica pone fondamentale attenzione al fatto che la Regione “promuove forme di partecipazione alla elaborazione delle politiche pubbliche”, fornendo “sostegno a processi partecipativi inerenti il governo del territorio per i quali enti locali, singoli e associazioni, comitati, imprese, istituzioni scolastiche e anche cittadini, in altre forme organizzati, presentino domanda di sostegno”.

Ancor di più risulta in qualche misura nuova – tanto da spostare non di poco il dibattito sul destino dell’area di via Montelungo – l’ultima parte della risposta dell’assessore Marson, il quale ricorda che nella PDL 290/2013 – attualmente al vaglio del Consiglio Regionale – “è stata prevista una norma specifica per consentire il mantenimento delle destinazioni produttive attraverso – cita il testo – il frazionamento in unità immobiliari di edifici a destinazione industriale e artigianale, senza necessità di variare gli strumenti urbanistici che non lo prevedano o non lo consentano, a condizione che sia mantenuta la suddetta destinazione e che l’intervento non comporti aumento di superficie utile lorda o di volume”. Passaggio che apre nuovi squarci sulla vicenda dell’ex Colorificio Liberato e che chiama in causa – in una dimensione finalmente operativa e concreta – lo stesso Comune di Pisa, come sottolinea l’assessore in chiusura: “Ciò configura una più ampia possibilità, per il Comune, di promuovere usi compatibili e coerenti con il mantenimento della destinazione produttiva”.

Il Municipio dei Beni Comuni ha accolto con grande interesse la posizione espressa dall’assessore regionale Marson, la quale sembrerebbe imprimere una dimensione – e una tempistica – ben diversa da quella uscita dall’incontro tra Municipio e Giunta tenutosi il 17 dicembre scorso: “Tre sono gli elementi esplicitati dall’assessore Marson. Il primo: l’incongruità della richiesta della proprietà a fronte di una persistenza della destinazione d’uso dell’area a scopo produttivo. Il secondo: la necessità oggettiva di un percorso partecipato per meglio comprendere, in una dimensione pubblica, il destino dell’area di via Montelungo, anche – e soprattutto – qualora i lavori per la stesura di un nuovo Piano Strutturale dovessero finalmente decollare. Terzo: oltre all’esproprio e all’acquisizione in uso, il Comune avrebbe a disposizione un ulteriore strumento per strappare dall’abbandono e dall’incuria lo stabile dell’ex Colorificio, facendone un luogo di produzione culturale e sociale perfettamente coerente con la sua attuale destinazione, senza la necessità di variare alcunché e riutilizzando l’esistente”.

Fonte: MUNICIPIO DEI BENI COMUNI

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