Municipio dei Beni Comuni: l’ex Colorificio vive

PISA – Questo non è uno slogan, ma una constatazione. Tutto quanto è sopravvissuto tra le mura di via Montelungo è cosa vivente, gli oggetti, le tracce visibili di un passaggio collettivo che ha lasciato un’impronta indelebile, che si è fatta materia organica, respiro. Nessuno può ora attraversare gli ambienti dell’ex Colorificio, nessuno può varcarne la soglia, eppure esso continua a vivere.

Non vi sono più le persone. Sono rimaste le cose. Quelle stesse cose che hanno testimoniato la giornata del 7 dicembre, quando più di cento appartenenti al Municipio dei Beni Comuni hanno praticato il loro reingresso in quella che era stata la naturale sede delle decine di attività sgomberate il 26 ottobre. Oggetti, suppellettili, strumenti attraversati dalla funzione per cui sono stati pensati, l’universo vario e creativo dell’ex Colorificio, sgomberato in modo coatto. Sette tra compagne e compagni sono stati portati via di peso dalle forze dell’ordine. Corpi saldi a terra, fatti pesanti dalla convinzione di una causa giusta, corpi tra le cose dell’ex Colorificio, testimoni imprescindibili di un passaggio che ha saputo mutare il degrado in bellezza, la solitudine in comunità.

Avremmo voluto raccontare le vicende dell’ultima – per ora – mattina all’ex Colorificio. Ma forse più che raccontarla, è utile rievocarla nello spirito di quanti sono accorsi sin dalle prime ore del giorno a esprimere solidarietà, a formare quel variegato presidio che è il simbolo più autentico della vicenda presente e futura dell’ex Colorificio Liberato. Donne e uomini i più diversi, a tenere stretta la mano di quanti avevano varcato la soglia. Un gesto di solidarietà autentico, il riconoscimento di una continuità cristallina da quel 16 novembre che aveva visto una piazza di duemilacinquecento persone da tutta Italia chiedere la riapertura dell’ex Colorificio. Ed ecco: la riapertura c’è stata, le porte sono state spalancate di nuovo, ma il tempo è stato troppo poco. Si può dilatare il tempo, la percezione del tempo? Forse sì.

Poche ore per rivedere insieme gli spazi svuotati delle persone, ma colmi di cose. Com’è strano visitare una casa arredata per la vita minima ed essenziale, eppure vuota delle persone. Così è apparso l’ex Colorificio la mattina del 7 dicembre. Tutto al suo posto, così come era stato lasciato il 26 ottobre, come se attendesse ancora una volta di essere vissuto.

Cara compagna, caro compagno, vorremmo rievocarti la profondità di questo tempo trascorso, di come esso abbia intersecato percorsi, attività, vite, nel suo svolgersi e annodarsi alle tappe degli ultimi giorni passati insieme. Rileggere quanto è stato, è utile solo se questo riscatta il presente.

Un presente tutto da scrivere, atto ennesimo di una lotta che ci riguarda tutte e tutti da vicino. E non solo perché insieme abbiamo varcato la soglia dell’ex Colorificio Toscano il 20 ottobre 2012; non solo perché eravamo insieme il 16 novembre a testimoniare – con le azioni, con le parole e con i nostri corpi – la nostra volontà di rientrare, di riaprire alla città; non solo perché il 7 dicembre abbiamo atteso l’uscita delle compagne e dei compagni condotti fuori con la forza, pronunciando il nostro abbraccio, la nostra vicinanza senza condizioni. Non solo per questo.

Questa lotta continua perché l’ex Colorificio Liberato vive e perseguirà a vivere. Perché gli spazi di via Montelungo continueranno a pronunciare lo scandalo del loro abbandono, perché la minaccia della variante strutturale non è stata ancora sedata, perché l’ex Colorificio è un bene collettivo – così si è pronunciata la comunità sovrana – e tale deve rimanere, perché non vi è alcuna progettualità che riconduca quel luogo a diventare spazio di produzione, di lavoro, perché Pisa è una città ricca di vuoto, povera di pieni, dove le donne egli uomini uniti nei percorsi e nelle lotte troppo spesso faticano a trovare un luogo dove vederle fiorire.

Ecco perché le cose ancora contenute in via Montelungo assumono ora una importanza inattesa. Sono la materializzazione di una vita che è ancora in essere, di una prospettiva che non si restringe, bensì si allarga, che guarda alla città tutta e la indaga, la attraversa per farne esalare il respiro. Quelle cose sono il testimone che passerà di mano in mano nella gioiosa maratona che traccerà il perimetro di una casa nuova, per tutte e per tutti. Diciamo a piena voce: nessuno tocchi l’ex Colorificio, perché nessuno può ledere la vita di quanti a partire da quel luogo hanno tracciato un corso nuovo, tutto ancora da compiere, nel presente e nel futuro.

Perché questa, cara compagna e caro compagno, è una storia a lieto fine.

Fonte: Municipio dei Beni Comuni

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