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La testimonianza di un nostro lettore: sfiorata una tragedia a causa di un cacciatore intento a sparare tra le abitazioni
di Simone Martini
PISA - Un lettore ci scrive per segnalarci una tragedia solo sfiorata, ma tutto ciò è preoccupante. Una volta la caccia era una necessità impellente dell'umanità tesa a sopravvivere. Oggi spesso non lo è più e molti lo fanno per puro diletto. A parte l'assurdità di pretendere sport o passatempo lo sparare su animali indifesi, il problema è anche la impossibilità di sentirsi al sicuro un po' ovunque. Tanto varrebbe (per chi ne sente il bisogno) recarsi al tiro a segno e sparar su bersagli mobili inanimati. La questione che viene sollevata è grave e come sempre ci si chiede cosa fanno le istituzioni e come mai episodi del genere si verificano e lasciano a bocca aperta chi ne subisce le conseguenze. Questo non vuole essere un atto di accusa contro i cacciatori, ma occorre rispettare le regole e non sentirsi onnipotenti. Ecco cosa ci scrive il nostro lettore: "Vorrei segnalare uno spiacevole evento che spero porti le autorità vigenti ad un’attenta riflessione. In questo periodo è stata riaperta la stagione venatoria, attività che stimo, a patto che si rispettino le regole. Purtroppo molte di queste regole appartengono ad un passato che ormai non può essere neanche paragonato alle moderne disposizioni demografiche ne alle evoluzioni in campo balistico. Mentre mi trovavo nel cortile della mia abitazione, in uno dei più bei luoghi della campagna pisana, con in braccio una bambina di appena sette mesi di età, a poco più di cinque metri dalla mia abitazione, ho udito uno sparo proveniente dal campo limitrofo alla mia proprietà, a poco più di 100 metri dalla mia abitazione e dalla strada provinciale. Senza neanche aver il tempo di voltarmi uno sciame di pallini di piombo è caduto con veemenza ad un metro dalla mia posizione, colpendo il tetto del gazebo dove di solito pranziamo in periodo estivo e alcune panche di legno del giardino. Il tutto a soli settanta centimetri dalla bambina. Alcuni miei familiari sono corsi in mio soccorso, essendo visibilmente spaventato, non tanto per le mie condizioni, ma per la paura che quello sparo avesse ferito la bambina o i miei genitori che intanto si trovavano a cinquanta metri da me, intenti a raccogliere le olive. Due dei miei familiari hanno individuato l’autore dello sparo e sono corsi verso di lui per intimarlo, senza tante mezze misure, ad abbassare l’arma, mentre allo stesso tempo venivano avvertite sia l’arma dei carabinieri che la polizia venatoria. Dopo aver disarmato il cacciatore, che aveva nel frattempo puntato il fucile contro uno dei miei familiari, naturalmente è scoppiata una lite verbale, visto che il cacciatore pretendeva di essere nel pieno diritto di sparare in quanto si trovava in una zona priva di divieti. Fotografati i pallini di piombo e raccolti i dati sul cacciatore (del posto), abbiamo proceduto il giorno seguente a sporgere denuncia ai carabinieri, ma con nostra sorpresa abbiamo ricevuto la notizia che il cacciatore ci aveva denunciato per aggressione (non avvenuta, se non verbalmente) e minacce (mentre lui ci puntava l’arma contro!!). Il maresciallo ci ha fatto cortesemente notare che se avessimo proceduto con la denuncia probabilmente avremmo perso la causa, trovandosi il cacciatore a distanza di sicurezza dalla casa e quindi nel pieno diritto di spararci contro. Abbiamo ritirato la denuncia e convinto il cacciatore a ritirare la sua, ma la riflessione nasce spontanea: se avessero sparato contro vostra figlia che avreste fatto? È mai possibile che la distanza di sicurezza permetta ai pallini di piombo di cadere nel proprio giardino a soli 5 metri dalla casa? Quanti incidenti ancora dovranno accadere prima che qualcuno riveda queste leggi antidiluviane? E se il pallino di piombo che ha forato il tetto del gazebo avesse colpito l’occhio o il cranio della bambina di sette mesi? Non più sicuro di passare delle ore piacevoli nel mio giardino aspetto un’azione intelligente da parte delle autorità competenti".
A.B.
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