Nuovi posti nell’ex Pronto Soccorso del Santa Chiara. Rossi chiede agli infermieri in pensione di tornare a lavoro

PISA – “Ad oggi in Toscana siamo riusciti ad attivare in pochissimo tempo 116 posti letto di terapia intensiva in area vasta nord-ovest, attualmente occupati: 36 in Aoup e 80 negli ospedali dell’Azienda Usl Toscana nord-ovest. E siamo in grado di aumentarli ancora, qualora fosse necessario. Questo dimostra che non siamo arrivati secondi ai cinesi, che i nuovi ospedali si sono prestati benissimo in questo sforzo di recuperare postazioni di assistenza intensiva, ma anche che i vecchi ospedali hanno dato un’ottima prova, riuscendo a tirare fuori ulteriori posti. In pratica, mi sembra si possa dire che sulla risorsa estrema per curare quest’epidemia, ossia la terapia intensiva, la risposta attesa dall’area vasta nord-ovest, che è stata la più colpita, è arrivata grazie ai lavori effettuati e quindi a un vero miracolo, ossia riuscire tirare fuori posti letto in tempi record”.

Questo ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che, nel pomeriggio, ha fatto tappa prima a Pisa, al presidio ospedaliero di Santa Chiara, dove nell’area dell’ex Pronto soccorso sono stati ricavati 10 posti di terapia intensiva e poi a Lucca, all’ex-ospedale Campo di Marte, dove sono stati allestiti altri 12 posti in tempi rapidissimi.

Attualmente a Pisa, nel presidio di Cisanello, grazie alla riorganizzazione delle attività con l’ospedale Covid-19, sono disponibili 58 posti letto di terapia intensiva (di cui 36 occupati). Ai quali si aggiungono i 10 nuovi posti al Santa Chiara, in fase di collaudo e pronti entro la fine della prossima settimana. Ad essi potranno aggiungersi, ove necessario, ulteriori altri posti di terapia intensiva ricavati dall’area cardiologica, grazie al fatto di poter trasferire l’attività chirurgica e di ricovero cardiologica nella casa di cura privata San Rossore e l’attività cardiochirurgica all’Ospedale Opa di Massa della Fondazione Monasterio. Rossi ha rinnovato anche l’appello agli infermieri in pensione, a farsi avanti in virtù della loro professionalità maturata con anni di esperienza, proprio per fronteggiare questi eventuali nuove aperture di posti letto intensivi, qualora si verificasse un picco epidemico.

Io voglio lanciare da qui, con le direttrici generali delle due Aziende, Silvia Briani e Maria Letizia Casani, questo messaggio – ha aggiunto Rossi –: grazie alla collaborazione fra le due Aziende e alla riconversione dei posti letto, abbiamo messo in sicurezza la risorsa ultima, ossia la terapia intensiva ma voglio sottolineare che la vera battaglia si vince sul territorio. Noi siamo impegnatissimi a costruire posti letto di cure intermedie per i pazienti che hanno sintomi lievi e quindi possono essere curati prima dell’ospedale o dopo il ricovero ospedaliero e siamo impegnati anche ad allestire alberghi sanitari per tutti coloro che hanno bisogno di assistenza medico-infermieristica ancora più lieve. E poi dobbiamo valorizzare il ruolo fondamentale dei medici di famiglia, che si sentono pronti ma ai quali dobbiamo chiedere scusa, come italiani, per non essere riusciti a garantire per tempo tutti i presidi di cui avevano bisogno ma purtroppo l’Italia è un Paese che non ha un’autoproduzione di dispositivi, anche banali, come le mascherine. Noi ci siamo dati da fare in Toscana e le abbiamo reperite ovunque e adesso la situazione sembra essere molto migliore. Ripeto, dobbiamo garantire a tutti l’assistenza di cui hanno bisogno evitando che si ingolfino gli ospedali. Questa è la strategia della Toscana ed è la strategia vincente

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