Olio: la contraffazione manda in crisi il settore. Oliveti abbandonati e produzione crollata

PISA – L’extravergine “tarocco” manda in crisi gli olivi. Non è inerme l’olivicoltura pisana dagli effetti di fenomeni ormai fuori controllo come la contraffazione e la sofisticazione dell’oro giallo, tra i prodotti del Made in Italy più apprezzati ma anche più imitati nel mondo. La Toscana si sa, piace a tutti, e Pisa con i suoi territori tanto diversi ed originali, ne rappresentano una buona fetta. Gli ultimi sequestri di maxi-partite di olio “tagliato” nel senese sono lì, a dimostrare che il Made in Italy è un valore aggiunto sugli scaffali e che gli olivicoltori, se non difesi con gli strumenti normativi adeguati, rischiano di diventare una razza in via di estinzione. I controlli da parte di Guardia di Finanza, Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato si sono intensificati e hanno prodotto importanti risultati con numerosi sequestri e persino arresti, ma non bastano. “La lotta alla contraffazione, senza se e senza ma, l’unica strada per risollevare il destino della nostra olivicoltura. Di questo passo non sarà più conveniente mantenere produttivi gli olivi e produrre olio con tutto ciò che ne consegue a livello paesaggistico ed ambientale. La produzione – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Provinciale Coldiretti – è già crollata in meno di 10 anni anche per colpa di questi aberranti fenomeni. L‘olio tarocco costa la metà, a volte anche un terzo dell’olio extravergine vero, puro al 100%, prodotto e confezionato in Toscana. Basta andare sugli scaffali della grande distribuzione per trovarebottiglie di olio a prezzi incredibili che evocano paesaggi toscani: purtroppo l’etichetta non è abbastanza chiara per informare il consumatore che si  tratta di olio figlio di miscelazioni che poco hanno da spartire con il nostro territorio. E’ scritto talmente piccolo che è sufficiente un’immagine, un casolare tra i cipressi, per convincerti che stiamo acquistando olio toscano ad un prezzo molto economico. Ci sembra una fortuna ma è un inganno. Ed in tanti ci cascano. La verità è che non stiamo acquistando vero olio toscano. Dentro quella bottiglia c’è molto poco del nostro Made in Italy”. Per questo gli agricoltori pretendono una legge “salva olio”, pronta, già scritta, ma mai ancora approvata nonostante le sollecitazioni e le pressioni da ogni angolo del paese. Alla Leopolda, a Firenze, martedì 2 ottobre, Coldiretti (info su www.pisa.coldiretti.it) rinforzerà nuovamente il messaggio nell’ambito del convegno “Extravergine Toscano. Etichetta senza inganni” a cui parteciperà il Presidente Nazionale Coldiretti, Sergio Marini ed i vertici delle forze preposte al controllo e alla repressione. L’obiettivo del convegno è lanciare la volata all’approvazione di quelle norme sull’etichettatura trasparente contenute nella proposta di legge salva-olio Made in Italy sottoscritta da numerosi parlamentari. Dalla Provincia di Pisa partiranno tantissimi agricoltori per sostenere la legge in difesa dell’olio vero e del vero Made in Italy. “Per far tornare convenienti produrre olio, evitare l’abbandono degli oliveti – sostiene Filippi che è stato recentemente confermato alla guida del Consorzio dell’Olio extravergine toscano Igp, il più grande ed importante d’Italia – dobbiamo preservarne il valore. La qualità deve essere un elemento distintivo e non può dipendere dal packaging e dall’etichetta o presto ci copieranno anche le nostre colline ed il nostro paesaggio. Se costruiscono isole a forma di palma saranno in grado di costruire colline come quelle Toscane. La contraffazione sta depauperando la nostra agricoltura, vanificando gli sforzi e gli investimenti delle nostre imprese, erodendo l’immagine delle nostre campagne nel mondo. Va fermata: servono leggi, norme per la trasparenza”. Sono circa 15 mila i quintali di olio prodotto in media nella Provincia di Pisa pari al 7,6% dell’olio prodotto a livello regionale (dati Irpet). 7400 gli ettari destinati ad oliveto, con ben 670 aziende che producono olio a denominazione, in particolare Igp toscano molto diffuso nel pisano. Non particolarmente produttiva si preannuncia la prossima stagione olivicola a causa della siccità che ha portato ad una riduzione della produzione, stando alle prime stime, fino al 30%. “A provocare il drastico crollo della produzione sono stati un insieme di fattori, dove quelli climatici sono stati determinanti e su cui poco possiamo fare – commenta Aniello Ascolese, Direttore Provinciale Coldiretti – una parte consistente è però imputabile a fenomeni di progressivo abbandono della cultura”. Oggi produrre olio non è conveniente a causa dei costi elevati e dell’impegno di manodopera. Una recente indagine ha infatti calcolato che, mediamente, un’azienda agricola ubicata in zona collinare, e quindi in condizioni più sfavorevoli rispetto alla zona di costa, ha una perdita per ogni quintale di olio prodotto di 549 euro mentre un’azienda di pianura 339 euro. Tra i costi principali quello della manodopera che portano i costi di produzione per ogni ettaro ad oltre 1000 euro. Produrre non solo è un costo, ma genere una perdita. “E questo è assurdo – spiega ancora Ascolese – se pensiamo che stiamo parlando di un prodotto di elevata qualità. Le imprese agricole svolgono un’attività di presidiostrategica per il territorio ma in molti casi sono obbligate a scegliere diabbandonare la coltura se non hanno i mezzi economici per introdurre innovazioni volte al contenimento dei costi”. Un percorso che sta portando al progressivo abbandono degli olivi in particolare nelle zone collinari meno accessibili e più impervie: “L’agricoltura qui – sottolinea ancora  il Direttore Provinciale di Coldiretti – svolge un ruolo di tutela del paesaggio e di presidio del suolo. Immaginare gli effetti della sua assenza non è difficile”. Un equilibrio, quello tra costi di produzione e redditività per ettaro che “regge solo quando parte del fabbisogno di manodopera è soddisfatto dallo stesso imprenditore e dai suoi familiari”. Difendere l’extravergine dai falsi garantirebbe di giocare ad armi pari sul mercato: “E’ una concorrenza sleale – conclude – che le nostre imprese non possono più sopportare. Ora vogliamo una legge seria che ci difenda”.

 

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