Oltre 250 persone in Piazza XX Settembre manifestano per una scuola migliore

PISA – A Pisa venerdì 26 marzo si è tenuta in Piazza XX Settembre la manifestazione per lo sciopero indetto da Cobas Scuola, promossa da Cobas Scuola di Pisa e Livorno, Priorità alla Scuola e il Coordinamento nazionale dei precari della scuola. In piazza le oltre 250 persone, tra docenti, studenti, genitori, associazioni hanno chiesto la riduzione alunni/e per classe, l’aumento degli organici e l’assunzione dei precari, oltre a massicci investimenti per l’edilizia scolastica.

Uno sciopero non solo sindacale ma anche politico e sociale, per un diverso modello di scuola portato all’attenzione di tutte e tutti il tema del sessismo all’interno della scuola, con un documento di presa di posizione netta contro questi abusi che nella scuola non devono trovare spazio. È stato affrontato il problema della mancanza di assunzioni e investimenti nei trasporti e nella sanità pubblica, che crea situazioni di estrema gravità per la tuleta della saluta delle persone. In piazza si sono fatti sentire con la presenza e con numerosi interventi anche studenti, genitori, Non Una di Meno, Una città in comune,  Sipari Aperti Sempre, Cobas sanità e Rifondazione comunista

È stato ribadito che durante la pandemia sono tragicamente emerse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni, conseguenze delle privatizzazioni e del progressivo smantellamento dello Stato sociale. E che a distanza di un anno sembra di essere di nuovo al punto di partenza, con la scuola che è sempre il primo bene sacrificabile per contenere la diffusione del contagio, indipendentemente da una valutazione del suo ruolo specifico nella riproduzione e diffusione del virus.

E’ la logica dell’emergenza infinita che continua a produrre interventi improvvisati e contraddittori in un gioco delle parti tra governo centrale e presidenti regionali. Si chiudono le scuole di ogni ordine e grado per mantenere aperte le attività economiche: da un lato si dice che la situazione è molto grave e bisogna intervenire subito chiudendo un “servizio essenziale”, dall’altro che la situazione non è cosi grave e si possono tenere aperte le attività commerciali e produttive. 

Il conflitto politico che si apre è sulla destinazione delle nuove e ingenti risorse disponibili, in cui Scuola, Sanità e Trasporti saranno capitoli di spesa decisivi. Per questo è urgente porre all’ordine del giorno una visione diversa ed alternativa alla gestione pre-Covid. Per quanto riguarda la Scuola, le destinazioni principali dei 20 miliardi di euro previsti dal Recovery Plan, che il nuovo governo si accinge a (ri)scrivere, rischiano di allontanarci ancora di più dal modello di scuola pubblica previsto dalla Costituzione, che dovrebbe puntare alla formazione del cittadino dotato di strumenti cognitivi e spirito critico.

I fondi per la digitalizzazione e il potenziamento della DAD con l’adozione acritica delle nuove tecnologie implicano il rischio della trasformazione dei docenti in meri facilitatori di un processo di apprendimento standardizzato gestito dalle multinazionali del web; i fondi per la ricerca e l’impresa rischiano trasformare la scuola in un’agenzia per l’addestramento al lavoro. Occorre, invece, urgentemente invertire la rotta, con un intervento di risarcimento per i tagli decennali subiti e per un rilancio della scuola pubblica che deve partire dalla drammatica constatazione del degrado in cui versa.

Tre obiettivi strutturali sono oggi possibili, ma anche improrogabili: ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

È stata anche una protesta contro l’ulteriore riduzione del diritto di sciopero imposta dal recente accordo tra governo e Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Infine, la gestione “regionalizzata” della Sanità e della Scuola ha evidenziato quanto oggi siano assurdi, anche sul piano dell’efficacia degli interventi, tutti i progetti di Autonomia regionale differenziata, di cui chiediamo il ritiro. Salvo lockdown generalizzati a tutte le attività, va garantita la scuola in presenza almeno al 50% alle superiori e totale negli altri ordini di scuola. 

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