Pagliari, Cozza, Menichini: colpa sempre e solo dell’allenatore?

PISA –  Tre ribaltoni in panchina nello spazio di pochi mesi, tre tecnici molto diversi che si sono dovuti trovare a lavorare con all’incirca il medesimo organico.  Impostazioni di gioco differenti, dal difensivismo di Pagliari, ai pochi concetti semplici di Menichini, transitando per il calcio champagne di Cozza. Nonostante questo il Pisa non decolla e la stagione ormai volge al termine. Probabilmente le colpe non sono da imputare solamente a chi sta in panchina.

di Marco Scialpi

L’ennesimo match cruciale della stagione, così è stato definito dalla stampa, si è risolto ancora una volta con una sonora batosta, sia nel morale dei tifosi, sia sul terreno di gioco, sul quale il Pisa non è riuscito a fare uno, che sia stato uno, tiro in porta all’estremo difensore della Salernitana.

Una prestazione senza attenuanti, senza mordente nè cattiveria agonistica.

Nonostante le parole dei protagonisti nel dopo gara vogliano far intendere il contrario: si è parlato di incontro ben giocato, a dimostrazione che possiamo lottare alla pari con tutti e che quindi bisogna essere fiduciosi per le prossime partite.

Piccolo problema: il campionato sta finendo, mancano due partite, di cui una tremendamente difficile con il Lecce, che sta lottando per la Serie B diretta ed una a Viareggio, compagine che giustamente, pur non avendo obiettivi di classifica, non regala nulla. Inoltre i nerazzurri dovranno anche riposare la prossima domenica, mentre le immediate inseguitrici potranno conquistare punti e superarci.

Oggi, dopo la sonora vittoria in casa, al “Mannucci”, il Pontedera ci ha appaiato in classifica, questo deve far riflettere, perchè di fatto, una squadra costruita con meno proclami, e con meno fantomatici nomi altisonanti, sta offrendo un rendimento come il nostro, se non superiore. Esiste il rischio fondato, ma non è nemmeno da prendere in considerazione per la gravità della cosa, che proprio i cugini, che per tanti anni hanno militato in categorie inferiori alle nostre, possano estrometterci dai Play Off.

Il  tempo dei bonus è abbondantemente finito,  lo stesso quello delle scusanti, la svolta che doveva arrivare a dicembre con il primo cambio in panchina non è ancora arrivata, ed ormai siamo ad aprile inoltrato. Probabilmente le colpe non sono nemmeno da attribuire completamente ai tre allenatori che si sono avvicendati sulla panchina del Pisa. Chi è arrivato a stagione in corso si è ritrovato del materiale precostituito in mano e con una squadra con evidenti errori di assemblaggio a monte, perchè l’andamento dimostra questo, ha potuto fare ben poco, non avendo la bacchetta magica.

A Messina, una nostra vecchia conoscenza, Fabrizio Ferrigno, ora Direttore Sportivo dei siciliani, a gennaio ha stravolto la squadra, ha cambiato dodici giocatori, per dare una scossa forte all’ambiente e per far capire che, o si produce risultati, o si viene tagliati, senza guardare in faccia nessuno, che siano stati nomi importanti o meno. Questa rivoluzione ora permette ai peloritani di giocarsi la permanenza nella Lega Pro unica, dopo aver occupato i bassifondi della classifica durante il girone d’andata.

Molto più semplice è cambiare un tecnico che dodici giocatori, è anche ovviamente più economico, ma questo è un estremo per sottolineare bene il concetto. In sede di mercato di riparazione, era necessario intervenire con il pugno di ferro su un organico di fatto non all’altezza, con elementi che hanno reso molto al di sotto delle aspettative che li accompagnavano dall’estate.

Cozza, Pagliari e Menichini sono allenatori con metodologie di lavoro e modi di vedere il calcio molto differenti tra loro, ognuno ha proposto le proprie idee, ed ha provato a dare una impronta ed una identità precisa al gruppo squadra.

Nessuno di loro però è riuscito a trovare sino ad ora il bandolo della matassa, di certo non si può chiedere miracoli a Menichini che è stato chiamato per quattro partite, per cercare di portare la barca in porto, attraverso una rotta, chiamata Play Off che si è fatta sempre più tortuosa.

Prima si è detto che Dino Pagliari aveva problemi con lo spogliatoio e lo staff medico e non faceva giocare palla a terra la squadra. Per questo è stato chiamato Francesco Cozza, perchè portasse il bel gioco ed impiegasse i trequartisti, si è parlato di campi asciutti, allagati, di influenza e problemi vari, ora siamo giunti al terzo allenatore e quali saranno i futuri problemi?

Qualche crepa all’interno della squadra e della società esiste, è evidente, basterebbe ammetterlo e quello sarebbe già un buon punto di partenza, senza nascondersi dietro un dito, alludendo a prestazioni che sono sempre buone e vanno in progresso, promettendo che a breve vedremo il vero Pisa, peccato che manchi poco ad andare al mare.

La Curva Nord "Maurizio Alberti", lo zoccolo duro rimane, nonostante una stagione travagliata (foto pisanews.net)
La Curva Nord “Maurizio Alberti”, lo zoccolo duro rimane, nonostante una stagione travagliata (foto pisanews.net)
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