Paolo Fontanelli: “Davvero i giovani che hanno votato ”no” sono conservatori e Marchionne è progressista?”

PISA – L’ex Sindaco di Pisa Paolo Fontanelli, attuale Questore della Camera dei Deputati, analizza attraverso il suo blog il momento della politica italiana, facendo il punto della situazione dopo la vittoria del No al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre.

IL FUTURO SI CHIAMA GENTILONI. Paolo Gentiloni è al lavoro per dare vita al nuovo Governo – esordisce Fontanelli – Il Presidente Mattarella gli ha conferito l’incarico chiedendo di fare presto e di muoversi senza scadenze temporali ma con la priorità di favorire la definizione delle nuove regole elettorali. Il contesto politico, e anche quello della composizione del Governo, è segnato da una forte continuità con il Governo Renzi. Non so se questa è la condizione migliore per combattere il populismo grillino. La vedo dura ma ci dobbiamo provare. Il tema centrale mi sembra quello di riuscire a mettere in campo proposte capaci di intercettare quel grande e diffuso malessere sociale testimoniato anche dal voto referendario di domenica scorsa.

I PERCHÉ DI UNA VITTORIA. In proposito trovo singolare l’assenza sostanziale di una spinta a riflettere sul significato di quel voto. In primo luogo sul livello di partecipazione, in netta controtendenza dalla crescita dell’astensionismo che ha caratterizzato le scadenze elettorali degli ultimi anni. Una “voglia” di partecipazione che ha, alla prova dei numeri, un contenuto politico, un messaggio da cogliere. E poi l’analisi dei flussi elettorali, che mettono in rilievo, con conferme da parte di tutti gli analisti, come a votare per il “No” siano stati in grandissima maggioranza i giovani e le categorie sociali più deboli o più colpite dalla crisi, quelle che dovrebbero essere il principale riferimento del centrosinistra, mentre il “Si” ha prevalso tra gli anziani e i ceti più protetti o benestanti.

I QUESITI. Ora mi chiedo, alla luce di questa analisi, che senso ha attribuire al “No” la patente di “conservatori”. Cosa hanno da conservare i giovani senza lavoro? E come di può assegnare, in questa situazione economica e sociale, la patente di esempio di progressista a Marchionne senza un minimo di riflessione su un mercato del lavoro stradominato dai voucher? Parlare di futuro senza essere in sintonia con l’80% dei giovani italiani a cosa può servire? Sono solo alcuni interrogativi che provengono dalla lettura di quel voto, perché è indiscutibile che nei 19milioni di “No” ci sia una domanda di cambiamento rispetto alla situazione attuale. Ora il problema è se questa realtà riusciamo a vederla, per entrarci in rapporto e intercettarla come centrosinistra, oppure se la lasciamo andare in balia dei populismi di Grillo o di Salvini. Continuare a dire che dobbiamo andare sulla strada percorsa finora vuol dire andare a sbattere di nuovo.

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