Parco Urbano di Cisanello. Riflessioni sul processo di progettazione partecipata

PISA – La partecipazione cittadina è una dei grandi assenti degli ultimi anni della nostra politica.

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Partecipare alla vita cittadina, alla costruzione delle città, all’immaginazione del futuro della nostra società è un grande diritto, e un dovere, di tutti e di tutte.

Il primo fondamentale contributo della partecipazione dovrebbe essere la generazione dei Beni Comuni, ovvero quei beni che per importanza e necessità fanno sì che in tanti si interessino a una certa questione, e che in tanti abbiano accesso a un certo bene: diritto di fruizione, ma anche dovere e sopratutto volontà di avere cura e tutela di quel bene.

Da tanti anni ci si ‘prende cura’ del Parco Urbano di Cisanello, da anni associazioni e cittadini indicano quell’area verde come una risorsa da valorizzare per la città di Pisa, partecipazione e attenzione che hanno già trasformato il Parco in un Bene Comune. Tuttavia il processo partecipativo “Un parco grande come una città ” è solo una tappa di un simile percorso.

Dalle relazioni della seconda giornata di lavoro è risultato chiaro come le progettualità – varie ed eterogenee – abbiano approdi per nulla scontati, eppure rispetto alla legge sulla partecipazione della regione Toscana, alla stessa metodologia in uso per il percorso partecipativo e all’atteggiamento dell’amminstrazione pisana, è chiaro come il processo si configuri come meramente consultivo, quasi un esercizio retorico fatto al mattino, sovrappensiero, mentre poi la giornata e la vita andranno in tutt’altra direzione.

Peccato, perché la partecipazione avrebbe un altro grande vantaggio: l’aggregazione, il riconoscimento d’intenti, il confronto e la crescita delle persone che vi attendono e che costituiscono comunità. Che sia istituzionalizzato o spontaneo, il solo atto di sedersi collettivamente attorno a un tavolo a ragionare mette in moto energia nuova e cambiamento per il quale coltivare fiducia. Fiducia non negli esiti immediati, non nell’amministrazione che troppe volte ha mostrato di prediligere interessi privati e speculativi, che troppe volte a spregiato richieste e opinioni dei propri concittadini, e che addirittura snobba organi istituzionali come i consigli comunali o i consigli di partecipazione territoriali; ma fiducia nelle persone e speranza nel loro farsi consapevoli attori di cambiamento.

La vicenda del Parco di Cisanello ha condotto alla luce due grandi questioni contrapposte: l’accessibilità del parco, intorno alla quale sono seguiti uno snocciolamento di progetti faraonici e dispendiosi, già decisi dell’amministrazione, come ponti, sottopassi, altalenanti linee tramviarie; la seconda, l’eventualità di tenere chiuso o meno il parco.

Telecamere e cancelli sono figli della più becera deriva securitaria che possa manifestarsi in una città come Pisa. In una città dove ci vogliono firme e autorizzazioni per riprendere i lavori del consiglio comunale, è però necessario alzare barriere e posizionare videocamere per ritrarre h24 il brulicare del parco … Ora, se innalziamo un cancello, gli unici che usufuiranno del parco in ogni momento saranno coloro che avranno il coraggio e l’ardire di scavalcarlo, per appartarsi, nascondersi, isolarsi. Ribaltiamo la prospettiva, e poniamoci con l’idea che è la vita, la presenza di attività e di persone che renderanno ‘accessibile’ il parco. A difenderlo dall’incuria e dal degrado, non vi sarà certo un filo spinato o una guardia giurata contro le ‘forze del male’. Già qualcuno parla di bandi di assegnazione a questa o a quell’altra associazione, già si parla di dare in gestione a questo a quell’altro soggetto un pezzo di verde cittadino. Ma gestione di cosa? Bando per chi? A favore di chi ? Già si sente rumor di can(n)oni a riscuotere cassa.

Parliamo di un regolamento d’uso, piuttosto. Parliamo della possibilità costante e continuativa di accedere, usufruire, far vivere il parco da parte delle associazioni, dei cittadini, delle famiglie e delle comunità. Diritto d’accesso uguale dovere di manutenzione per tutti, in primis per l’amministrazione cittadina, che dovrebbe chiarire sin da subito quanto è disposta a investire per la riqualificazione dell’area, e quanto è disposta a erogare annualmente per la gestione e la manutenzione. A partire da questo si capirà meglio la fattibilità economica. Qui, signore e signori, si chiede di far progetti d’idee per poi lasciare il gioco al capetto di turno, che secondo criteri non chiari e trasperenti deciderà se vorrà tirar fuori le risorse per portare avanti questo o quell’altro progetto.

Mantenere la naturale vocazione dell’area a parco? Semplice, ma straordinario parco, piante, prati, aiuole, fiori, uccelli, insetti. Un vademecum per iniziare? Eccolo: 1. prima pulizia, 2. viabilità interna, 3. area ristoro minimale, 4. uno spazio multifunzionale, per attività, incontri dibattiti, picccoli spettacoli di teatro, musica a basso impatto, cene/pranzi di quartiere, what else? Poco, veramente poco.

Se processo partecipativo deve essere, allora è bene esprimermsi anche sul contorno, varcare i confini naturali che lo delimitano e intrecciare ciò che si trova a fianco del parco stesso. Via le torri di Bulgarella, monumento alla spreculazione (neologismo riferito a speculazioni fallite con evidenti sprechi per il territorio). Tutta la viabilità dovrebbe essere rivista a partire dai ‘mila’ euro che l’amministrazione intende spendere per sottopassi e sovrapponti. Il tram lo farei passare sull’attuale carreggiata invece che consumare un pezzo di parco. Altre ‘piccole critiche? Un mese è davvero poco tempo per concludere un percorso. Bizzarro come la scarsa quantità di tempo sia inversamente proporzionale all’enorme profluvio di denaro investito nel percorso medesimo.

Il 25 giugno viene consegnato il risultato del progetto partecipato al Comune di Pisa nella persona dell’assessore alla Partecipazione, Andrea Ferrante (l’ex assessore dimissionario in fondo alla sala, nell’ombra, apparentemente in attesa di valutare gli esiti prima di rivendicare responsabilità). È cosa buona, prima di tutto, ringraziare ciascun partecipante, il risultato è comunque buono, e riflette il grande valore delle potenzialità della partecipazione. Vanno ringraziate poi le associazioni e i cittadini che da anni seguono la vertenza del parco e hanno permesso di arrivare al processo che, ricordiamolo, è stato recepito dall’amministrazione pisana giusto in un estremo moto di propaganda elettorale. E se questo vi sono parse note dolenti, passiamo ora alla critica.

Innazitutto ancora oggi tra Comune di Pisa, ente promotore del processo, e Università di Pisa (dipartimento di Scienze Politiche) nessuno si è ancora preso la responsabilità su due questioni fondanti la partecipazione: 1) un processo finanziato per durare 7 mesi si è risolto in soli 5 incontri concentrati in un mese; 2) il livello di comunicazione e diffusione del processo partecipativo è stato tale che grande parte della città ancora oggi non ne sia a conoscenza. In particolare, le comunità migranti non sono state raggiunte, per incapacità o negligenza non è dato sapere, ma chiunque faccia oggi una passaggiata a Pisa in quelle poche aree verdi diffuse in città, che siano il Giardino Scotto, i giardini di via Betti, le quattro panchine sotto il pergolato di piazza Vittorio Emanuele, sa che i principlai fuitori di quelle aree sono proprio le comunità migranti, eppure nessuno rappresentante di queste ha preso parte al processo. Lo stesso vale per gli studenti. Si è registrata la presenza di qualche singolo tecnico in formazione, ma sono risultate completamente assenti le associazioni studentesce che sicuramente meglio avrebbero potuto rappresentare le esigenze di circa un terzo degli abitanti della città… Ah già, forse un caso – sicuramente il Caso – entrambe sono proprio le componenti cittadine che non hanno diritto al voto.

Scelti dunque i partecipanti, tutti siamo stati ‘rinchiusi’ alla Leopolda. Nessun contatto, nessun confronto con l’esterno, pure le interviste tra di noi ci siamo fatti piuttosto che farci un giro dietro l’angolo, in via Bargagna a sentire qualche intenzione popolare di chi per mancanza di tempo o altro alle riunioni non ci può venire, ma che pure sul parco avrebbe molto da dire.

Fa sorridere infatti il rappresentante dei Ctp 4, quando dice che ha cercato di non essere espressione di interessi propagandistici, che ha cercato di porsi in posizione d’ascolto, quando proprio lui è stato l’emblema di un gruppo di coordinatori in prevalenza inesperto e incapace di condurre ordinatamente processi assembleari in maniera trasparente e democratica.

Fa sorridere pure l’assessore Ferrante, che parla di legittimazione e consenso, e che con finto distacco dichiara di essere stato lontano dal processo per non influenzarne gli esiti. L’assessore promette sereno che si impegnerà a portare avanti le indicazioni politiche uscite dall’assemblea, e che rimetterà le fasi successive alle funzioni tecniche, quando sono proprio i tecnici del comune che hanno preliminarmente tracciato i confini di una finta partecipazione.

Fa ridere due volte l’assessore Ferrante quando dice che processi partecipativi del genere non si sono mai visti in città, e che è un bene per la partecipazione attiva dei cittadini. Fa ridere (uno) perché se l’assessore vivesse sul pianeta Terra, in Italia e precisamente a Pisa, saprebbe bene che proprio Pisa è una città che ferve di processi di partecipazione, magari spontanei, probabilmente informali, sicuramente volontari e gratuiti, ma che hanno un livello di coinvolgimento molto superiore di quello che il processo partecipativo “Un parco grande come una città” è riuscito a ottenere con un impiego spaventoso di risorse (circa 70 mila euro solo per la progettazione e gestione del processo, nonostante le evidente carenze strutturali e i dettagli che breve andremo a dettagliare). Fa ridere (due), ma a questo punto il sorriso è amaro, l’assessore tesserato Partito Democratico, quando parla di importanza della partecipazione, a fronte del totale fallimento delle istituzioni politiche di cui in questo momento il suo partito è un cristallino esponente (mentre l’assessore misura le parole è il giorno della fiducia in Senato su una delle riforme della scuola più discusse e contestate degli ultimi 30 anni).

Veniamo poi a qualche critica di dettaglio. Partiamo dal fondo: dalla presentazione del progetto, o meglio da quell’ultima ora dell’ultimo giorno che ha visto una quarantina di persone (gli ultimi stremati partecipanti) votare sulle questioni più spinose del parco. Chi scrive non è un patito del voto, il metodo del consenso è una strada più gradita e gli eventi del 6 giugno hanno rafforzato la convinzione intorno a una simile propensione. Questi ultimi eroi, forse masochisti, che per formazione e vocazione sono espressione in buona parte di quelle associazioni che da anni lavorano sul parco e che non hanno mollato fino a quando l’assemblea non ha chiuso. Sono loro che vengono chiamati a decidere col voto su alcune questioni più dibattute: strutture sì o no. Campo sportivo sì o no. Area cani sì o no. Parco aperto o chiuso. Recintato o no. Sono questioni su cui hanno una posizione ben precisa, ma che le discussioni dei giorni precedenti hanno predisposto ad una mediazione. Eppur si vota. Campo sportivo NO, Area Cani NO. Strutture fisse? Una sola (il bar-ristoro), per il resto strutture mobili. Il parco recintato (ma ce lo siamo ripetuto mille volte, solo per questioni di inquinamento acustico e da smog), ma APERTO.

Tutti ci dicevamo, ma cosa diranno quelli che non ci sono? Eppure una mediazione c’era, ma niente, bisognava votare. A che pro? Il risultato finale (ovvero le decisioni preliminari prese in camera ristretta e che vengono esposte in presentazione pubblica) è stato: Campo sportivo SÌ, Area Cani SÌ, 2 strutture fisse (bar + area mostre/spettacoli). Il parco chiuso e recintato… ma che abbiamo votato a fare ? Come è potuto accadere un tale cambio di direzione ? E spunta pure un sistema di video sorveglianza e corpo di vigilanza come dato imprescindibile, che pure era stato proposto da una minoranza e che era stato accettato col vincolo di avere un basso grado di priorità, relegato agli ultime voci di spesa, se mai vi saranno ‘bicci’ per la realizzazione del parco. Sfumature presenti nelle discussioni ma scomparse nelle sintesi.

A ritroso andiamo agli incontri precedenti, stretti in una logica fissa, non collaudata e mal gestita in cui la parola viene data a caso, quando un partecipante non sa cosa dire, e viene negata perché avresti dovuto prenotarti mesi prima per prendere parola, quando invece il pelo sulla lingua te lo vorresti togliere ora (!).

Spersi in un caotico movimento tra tavoli che ripetono le stesse cose a diverse persone, rispondono alle stesse domande mentre solo una minuscola percentuale dell’assemblea plenaria può ascoltarle.

E i moderatori filtrano, spostano, calcolano punteggi di presenza senza un minimo criterio di ascolto e delegano a giovani e inesperti studenti il compito di verbalizzare. Si ritorna così, tutti insieme, a ripetere le stesse cose già dette, solo sintetizzate, compresse, banalizzate e si lasciano aperte le questioni non condivise. Quelle che avrebbero maggior bisogno di discussione, in attesa che si sciolgano come neve, anche se il sole non c’è. Sono gli stessi gestori del processo ad ammettere che una cosa così non l’avevano mai fatta, ma allora su quali basi, competenze e criteri è stato affidato loro un compito e delle risorse così importanti ?

Lo avrei fatto meglio! Si potrebbe affermare, ma sarebbe inutile. alla fine preferiamo guardare avanti, il punto di critica è utile nella prospettiva futura di processi migliori: nessuno si senta offeso.

Ma sempre guardando al futuro, il prossimo passo sarà il Consiglio comunale. Nessuno impegno da parte dell’assessore sui tempi, nessun impegno sulle risorse che saranno disponibili, nessun vincolo a rispettare quelle che sono le volontà espresse dall’assemblea. Un ‘apparizione, un sorriso ai flash e via, senza aspettare, sai mai che arrivasse una critica… che infatti arriva già dal primo intervento dal pubblico, e viene liquidata come inezia di percorso.

Sì, guardiamo al futuro, è meglio. La partecipazione è grande, ed è importante, ma sopratutto è un valore da rispettare. E ottenerlo non è nelle mani del governo della città, ma della nostra continua assidua pressione e presenza.

Postilla finale. Non basta il Consiglio, ancora oggi il progetto, che nel complesso può considerarsi una buona proposta, deve volare sulla città, attraversare muri, piazze e vie della città, toccare tutti, essere commentato da tutti. Perché la partecipazione non è un atto da una ‘botta e via’, richiede dedizione e costanza … fino alla vittoria.

Fausto Pascali

Cittadino partecipe del processo “Un parco grande come una città”

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