Parte da Pisa la candidatura di Nicola Zingaretti a segretario Pd: “Italiani, voltiamo pagina. Si può”

PISA – Parte da Pisa la candidatura dell’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti a segretario del Partito Democratico. Nel pomeriggio di martedì 20 novembre presso l’Auditorium “Sesta Porta” con i rettori della Scuola Normale Superiore Vincenzo Barone, della Scuola Sant’Anna Pierdomenico Perata e del Direttore del C.N R. Domenico Laforenza.

di Giovanni Manenti
Nicola Zingaretti e’ giunto in città anche per analizzare il momento del nostro paese, rispondendo ai temi proposti dal moderatore dell’evento Luigi Vicinanza, Direttore del quotidiano “Il Tirreno”, come da titolo dell’incontro, ovverosia “Costruire insieme: il valore dei saperi nella Società della conoscenza“, da cui, sollecitato anche dagli interventi dei citati professori, non è certo emerso un quadro positivo per il nostro Paese, quanto ad investimenti nella ricerca e l’istruzione, viceversa considerati come una indispensabile base di partenza per poter aspirare ad un progetto di rilancio dell’Italia in un’ottica europea, nel ruolo che storicamente le compete.
Ho scelto Pisa perché il tema della scienza e della conoscenza sono basilari nel nostro tempo, io credo che si viva un periodo di crisi culturale ed economica, quest’ultima nata dalla crisi finanziaria di Lehmann Brothers di 10 anni fa che ha acuito l’aumento delle disuguaglianze tra i pochi ricchi ed i tantissimi che hanno difficoltà a tirare avanti, ed il nostro grande errore in questi anni è stato quello di non capire come al centro di in programma di sviluppo deve essere messa la crescita di sapere e conoscenza, unitamente al recupero della cultura, sottovalutato dal nostro Paese proprio nel momento in cui nel Mondo cresce la domanda di cultura e noi come Italia abbiamo una base sul tema che tutto il pianeta ci invidia, non solo dal punto di vista delle bellezze artistiche, ma anche sul piano della ricerca e delle innovazioni tecnologiche e scientifiche” – afferma Nicola Zingaretti – mi limito ad indicare due urgenze, la prima delle quali mi fa lanciare un grido drammatico sul fatto che nelle ultime ore la popolarità di qualche uomo politico sale alle stelle indipendentemente da ciò che fa e, pertanto, se presto non si mette in campo una prospettiva allettante e positiva per il futuro, il popolo si rifugia nella nostalgia di un passato in cui orientarsi sino ad arrivare addirittura ad una rivoluzione contro la scienza, e pertanto il prospettare una valida alternativa diventa fondamentale se si vuole far ripartire il Paese come i precedenti Rettori hanno ben evidenziato, a partire anche da un corretto uso dei mezzi di comunicazione. Occorre fare in fretta perché basta pensare che nelle ultime aste di titoli di Stato sono stati bruciati 8 miliardi di euro – continua Zingaretti – il che sta a significare che siamo in un crinale molto pericoloso e la crisi servirà per proporre agli Italiani un programma di speranza per evitare che la Democrazia liberale scompaia attraverso un paradigma di politiche sociali che eviti quelle disuguaglianze e solitudini che hanno fatto il gioco di coloro che oggi sono al Governo. E per far ciò la marginalità del nostro paese rispetto agli altri sul piano degli investimenti sulla cultura e la ricerca determina una successiva minor scolarizzazione, un aspetto che è da riformare attraverso un nuovo modello di sviluppo che ci deve far scommettere oggi in una prospettiva futura per ritornare una economia tra le più importanti in Europa ed un’eccellenza nel Pianeta, ma per far ciò serve anche una Europa diversa, che deve essere difesa nella sua unità, ma anche rifondata quale attrice globale nel mondo economico attraverso una politica unitaria che sposti gli equilibri onde evitare che all’Europa vengano poi date tutte le colpe delle varie difficoltà dei singoli Paesi“, conclude il numero uno della Regione Lazio.
Sono qui in quanto interessato a divulgare come sia importante la formazione e la cultura per la ripresa del Paese – afferma Vincenzo Barone rettore della Scuola Normale Superiore -, in primo luogo attraverso la coniugazione di presente e futuro, che devono essere affrontate insieme per far capire che i problemi che ci troviamo ad affrontare non sono semplici e pertanto la risposta deve essere veicolata nel medio lungo periodo attraverso una formazione specifica che coinvolga il più possibile il territorio, ritenendo che il nostro Paese possa proporre un modello interessante per il futuro fornendo luoghi ed occasioni per i più giovani dando a loro gli strumenti più corretti per affrontare i problemi attraverso i nostri insegnamenti”.
Ringrazio a nome di tutta la mia gente l’amministrazione comunale che ha consentito di mantenere l’occupazione al CNR ed ora stiamo addivenendo alle assunzioni a tempo indeterminato – esordisce il Direttore del CNR di Pisa Domenico Laforenza. Se si parla di numeri, l’investimento nella ricerca sino l’1,33% del Pil del Paese (ca. 22miliardi di euro), quando la media europea è di oltre il 2% e che sta a significare che gli addetti alla ricerca in Italia sono circa la metà che nei maggiori Paesi europei e l’investimento nella ricerca deve partire dalla Scuola e pertanto chiedo alla politica coerenza tra promesse e fatti concreti considerando la filiera completa, vale a dire che la spesa per la ricerca deve essere abbinata a quella per l’istruzione“.
Stiamo vivendo una fase di declino perché non abbiamo abbinato la pratica alle idee – afferma convinto Pierfrancesco Perata, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna -, in quanto gli investimenti anche nella sola in Università si è ridotta negli ultimi anni ed il rapporto tra l’italia è gli altri Paesi europei fa sì che i nostri migliori ragazzi decidano di andare a specializzarsi all’estero, in particolare in Germania, che investe oltre quattro volte più di noi. Il fatto che negli ultimi 6 anni siano cambiati 5 ministri dell’istruzione dimostra che in Italia la stessa non è il problema principale per i Governi e ciò si rispecchia in una cultura della antiscienza e che si traduce in sempre meno laureati ed in particolare nel settore scientifico, impoverendo così la nostra base per la ricerca e l’innovazione, inducendo i ragazzi ad altri tipi di indirizzi scolastici, innescando una spirale dalla quale non potremo mai uscire se non invertiamo questa tendenza“, conclude Perata.
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