Pioggia nella Chiesa dei Cavalieri. A rischio l’opera del Vasari

PISA – Una risorsa della cultura del nostro territorio è a serio rischio. Le piogge cadute nelle ultime ore continano a penetrare all’interno della Chiesa dei Cavalieri, di proprietà statale che avrebbe bisogno di essere ristrutturata.

La mancanza di fondi ormai da molti anno impediscono il tutto. Monsignor monsignor Aldo Armani, rettore della chiesa , è un autentico grido d’allarme:
“In 28 anni non ho visto un centesimo e per colpa delle infiltrazioni il soffitto ligneo rischia di subire danni permanenti”.

La storia. La chiesa dei Cavalieri è stata costruita nel 1565, progettata e iniziata dall’architetto aretino Vasari. Era la chiesa conventuale dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano, istituito nel 1562 da Cosimo I dé Medici. Da anni appartiene al demanio e quasi due anni fa le sue difficoltà economiche vennero alla ribalta delle cronache per colpa delle muffe e dell’umidità che avevano danneggiato la ‘Lapidazione di Santo Stefano’, una pala lignea realizzata proprio da Giorgio Vasari. Il dipinto è stato recuperato grazie a un finanziamento di 70 mila euro concesso da Esselunga ma, spiega Armani, “se non si provvederà in fretta a intervenire sul tetto, rischia di non tornare più al suo posto”. “Quando piove – conclude il rettore della chiesa – l’acqua filtra e mette in pericolo lo splendido soffitto ligneo disegnato da Vasari e che raffigura episodi militari e civili dell’Ordine. Siamo costretti a convivere con bacinelle e secchi per raccogliere l’acqua piovana, sulle pareti vi sono i segni
delle scolature e sulle panche i resti del gesso che si stacca. Andiamo a pezzi eppure qui custodiamo una storia preziosa, non solo religiosa ma anche artistica: come la Natività del Bronzino sull’altare della navata laterale sinistra che rischia anch’essa di essere deturpata dalle infiltrazioni d’acqua. Per mettere a posto al copertura, secondo una stima della Sovrintendenza, servono almeno 300 mila euro, ma lo Stato non li ha e non so se la chiesa può resistere un altro inverno senza interventi risolutivi”.

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