Pippo Baudo: “Lo scadimento della Rai e le canzoni usa e getta il male dei nostri tempi”. Le foto

PISA – Non ci va tanto per il sottile Pippo Baudo nel bacchettare la Rai di oggi, così come la canzone italiana del momento, allorché ripercorre i suoi 50 anni di attività in Tv, contenuti nel suo libro “Ecco a Voi“, scritto assieme a Paolo Conti  e presentato martedì 12 febbraio nei consueti salotti allestiti presso le “Officine Garibaldi” a Pisa, in un incontro con un folto pubblico moderato dalla giornalista di Evolution Tv Manuela Arrighi ed introdotto dall’Avv. Alfredo Bassioni.

di Giovanni Manenti

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A parte un leggero incidente iniziale al momento di salire sul palco, che ha comportato una lieve escoriazione alla gamba sinistra del presentatore, per il resto 90′ da non perdere filati via senza quasi neppure accorgersene, con Baudo a ricordare i suoi esordi, “non sono certo un figlio d’arte, mio padre era Avvocato ed avrebbe voluto che anch’io seguissi la carriera forense, così che per poter avere il permesso di andare ad un provino a Roma, dovetti prima laurearmi”.

“La televisione per me è stata una folgorazione”, precisa Baudo, “allorché mi soffermai a vedere dei televisori in occasione di una mia visita a Trieste con un amico per celebrare, era il 1954 e mi ero appena diplomato, la definitiva assegnazione all’Italia del capoluogo giuliano, dicendo a me stesso che, dentro quegli schermi, ci sarei finito pure io”.

E via giù aneddoti, a cominciare da quando, tornato a Catania in visita alla famiglia dopo le prime apparizioni televisive, la madre lo accoglie con un motto di delusione perché non figura sullo schermo la dicitura “Dottor Pippo Baudo”, al che, avendole fatto presente che i nomi venivano messi solo sopra le scrivanie dei presentatori dei Telegiornali, si era sentito rispondere: “Ecco, è quello che tu devi fare …!!”.

E poi il legittimo orgoglio del padre, al quale il successo del figlio lo aveva fatto divenire, indirettamente una persona conosciuta in città, specie dal Direttore della Filiale della BNL dove andava a depositare i guadagni di Pippo su di un c/c cointestato ad entrambi, ed a quale livello fosse giunta la popolarità del figlio ebbe modo di verificarlo allorché una mattina gli venne rubato sull’autobus il portafoglio con dentro il versamento da effettuare.

“Sono dei mascalzoni, è una città invivibile, non si può andare avanti”, furono le consuete espressioni pronunciate dal padre come da chiunque altro abbia subito un furto, ma Pippo, assieme ad un amico, fa un tentativo di recuperare il maltolto, recandosi, anche con una certa dose di coraggio, in uno dei luoghi più malfamati di Catania, dove ha la fortuna di essere riconosciuto e, chiarite le circostanze con un capo della zona, al pomeriggio si vede recapitare a casa il portafoglio con assegni e contanti dentro …!!”.

Quella della propria regione è però una ferita aperta per Baudo, che non può fare a meno di ricordare come “la parte oscura non si estirpa, nonostante i Pirandello, i Verga, gli Sciascia e tutti gli altri siciliani che hanno dato il meglio di sé al di fuori di essa, io stesso fui oggetto di un attentato dinamitardo nel ’91 per aver attaccato duramente la mafia in un programma Tv, mi fecero saltare in aria la villa dove la sera prima avevo dormito, facendo chiaramente intendere che se avessero voluto mi avrebbero ucciso, quell’immobile lo feci ricostruire tale e quale, ma poi ho deciso di venderlo, abitarci mi era impossibile per il ricordo”.

Ma andando su di un’analisi di cosa stia diventando la Tv di Stato ai giorni nostri, Baudo non può fare a meno di lanciare un grido di allarme sullo scadimento culturale della Rai, “in parte derivante dal dilagare delle Tv indipendenti e dalla piattaforma di offerte alle quali la Rai si è adeguata, commettendo un grave errore: “la Tv di Stato deve mantenere un più che discreto livello culturale, vanno bene i programmi di intrattenimento, ma la scelta degli invitati deve essere di spessore ed indirizzata su tematica di elevata importanza, un altro dei problemi deriva dal fatto che oggi tutti parlano di tutto, e non va bene, si deve pretendere la presenza di personaggi qualificati per affrontare determinati argomenti”.

Ma l’incontro non poteva, ovviamente non scivolare su di un tema quanto mai attuale, vale a dire il Festival di Sanremo, che Pippo Baudo ha presentato ben 13 volte, con l’esordio nel 1968 in un’edizione particolarmente delicata in quanto seguiva quella in cui si era verificato il suicidio di Tenco, “Ammetto di essere stato incosciente ad accettare”, ricorda Baudo, “vi era un’atmosfera molto tesa, il Festival doveva recuperare la sua identità e, per la prima volta, erano stati invitati big stranieri del calibro di Dionne Warwick, Wilson Pickett e Louis Armstrong, ma per fortuna tutto è andato bene”.

“Per me il Festival ha rappresentato moltissimo, non mi sono mai limitato a fare solo il presentatore”, sottolinea Baudo, “ma ero anche colui che contribuiva alla scelta delle canzoni, e l’edizione che ricordo con più piacere è quella del 1987 vinta dal trio Morandi, Tozzi e Ruggeri con “Si può dare di più”, anche se fui costretto a dare in diretta la triste notizia della morte di Claudio Villa, cantante al quale lo stesso Morandi era molto legato”.

E, quando si parla di musica, Baudo non si fermerebbe mai, da uno struggente ricordo di Mia Martini “uccisa dalla cattiveria di un ambiente a lei ostile”, al “ritorno” della sorella Loredana Bertà “la quale è stata capace di riemergere dal tunnel in cui era precipitata e questo non può che farle onore”, per poi ricordare le “scoperte” di Giorgia, Michele Zarrillo, Al Bano, anche se poi, nell’ambito dello Spettacolo regna molta ingratitudine, “ma l’importante”, chiosa Baudo, “non è fare qualcosa pretendendo di essere poi ringraziati, ma solo con passione e soprattutto onestà, non cedendo a pressioni e lusinghe di questo o quel manager o casa discografica”.

Ma è chiaro che “un sassolino dalla scarpa” Baudo deve toglierselo su come stia andando alla deriva il panorama musicale nostrano, e le sue considerazioni partono da una presa d’atto oggettiva, ovvero che “prima le canzoni avevano una loro struttura e corposità che le faceva ricordare, prova ne sia che sono ancora cantate, quelle di oggi possono durare al massimo tre/quattro mesi e poi vanno nel dimenticatoio, colpa in parte dei Talent Show, che sono sì importanti. ai miei tempi ho condotto “7 Voci” da cui sono usciti Massimo Ranieri, Al Bano e Marisa Sannia, ma oggi ve ne sono troppi e, soprattutto, abbiamo perso i parolieri di un tempo ed anche la categoria dei cantautori, una dei pilastri del nostro panorama, si sta progressivamente esaurendo”.

Nel ricordare, in conclusione, come il personaggio che più lo abbia messo in difficoltà sul palco non potesse che essere Roberto Benigni, “il quale improvvisava, non vi erano copioni se non una infarinatura, ed a me toccava rassicurare Biagio Agnes (il Direttore Generale della Rai, ndr) che era tutto sotto controllo, anche se ero consapevole che non fosse così, e meno male che, alla fine, l’unico su cui si fiondava ero io, con i palpeggiamenti e quella volta che mi costrinse a scambiarci i pantaloni!!”.

Non si sarebbe mai voluto smettere di ascoltare Pippo Baudo, ma il tempo tiranno determina la fine, con una chiosa chic allorché risponde alla domanda di Manuela Arrighi se vi sia il titolo di una canzone che racchiuda la sua carriera, e qui viene fuori il genio del Numero1, con la risposta “E se domani”.

Immenso Pippo, professionista esemplare e grande uomo di spettacolo.

“Ecco a Voi”, di Pippo Baudo con Paolo Conti – Edizioni Solferino, pag. 280, €. 18.

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