Pisa prima città italiana ad avere aderito al progetto “Una goccia di latte”

PISA – Importante sostegno umanitario, a favore della comunità cristiana presente in Siria, quello illustrato questa mattina presso la Sala Stampa del Comune di Pisa dalla vicesindaco Raffaella Bonsangue agli Organi di Informazione, alla presenza del Dr. Alessandro Monteduro, Presidente ACS Italia.

di Giovanni Manenti

Quest’ultimo acronimo, che sta a significare “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, si riferisce ad una Fondazione di Diritto pontificio il cui scopo è quello di sostenere la cristianità in tutto il mondo, con particolare riguardo ai luoghi dove la stessa è oggetto di persecuzione.

Sviluppatasi a partire dalla fine del Secondo conflitto mondiale, la Fondazione realizza attualmente oltre 5.300 progetti umanitari e pastorali in circa 150 Paesi del pianeta, ed uno di questi, “Una goccia di latte” (“A drop of milk”, nell’accezione inglese) appunto, che ha visto la nascita a gennaio 2017, si prefigge di aiutare la comunità cristiana della città di Aleppo, in Siria, una delle più colpite dai recenti eventi bellici, attraverso la fornitura di latte per i bambini sotto i 10 anni, andando a coprire un’esigenza che investe poco meno di tremila di loro, di cui poco più di duecento neonati, il tutto per una spesa di oltre 16mila euro mensile pari a circa 200mila euro annui.

A questo progetto, il Comune di Pisa ha fornito la propria adesione attraverso la messa a disposizione di un contributo straordinario di 26.500 €uro, avendo la nuova Amministrazione Comunale sposato in toto le finalità della Fondazione, che sono principalmente quelle di favorire il mantenimento delle nicchie di cristianità nei luoghi a prevalenza mussulmana (in Siria residuano circa 175mila famiglie cristiane) in un’ottica altresì di limitare il flusso migratorio, nonché di combattere il radicalismo delle frange deviate islamiche, poiché solo attraverso un processo di solidarietà e pacificazione, e non certo con l’uso della forza, si può sperare in un futuro migliore di coabitazione delle varie identità culturali e religiose.

“Si tratta di un progetto di cui beneficiano una molteplicità di Chiese cristiane presenti in Siria – afferma Monteduro – per un totale di circa 2900 bambini di cui 220 bambini e per il quale intendo sottolineare un dato politico, vale a dire che se dovessimo pensare che l’accezione deviata islamica si possa sconfiggere in modo militare si commetterebbe un grave errore, in quanto solo l’aiuto ed il sostenere le comunità cristiane in loco permette di combattere le frange estremiste islamiche per provare a prevenire le azioni terroristiche, e solo aiutandoli in patria potremo ridurre la pressione migratoria ed anzi favorire una migrazione di ritorno, per poi ribadire che la principale libertà mondiale è quella religiosa, dove ognuno deve essere in grado di professare la propria religione indipendentemente dal Paese in cui risiede, facendo sì che ciò che la Guerra distrugge la religione e la fede possano ricostruire”.

“Abbiamo voluto dare un contributo come Amministrazione Comunale che crediamo voglia testimoniare la necessità di dare una prospettiva futura a chi è stata vittima degli eventi bellici – afferma Raffaella Bonsangue – che consenta di dare un aiuto a chi voglia testimoniare la propria fede all’interno del proprio territorio senza per questo essere costretti ad emigrare venendo sradicati dalle loro identità culturali e di tradizione. Il progetto a cui l’Amministrazione comunale ha aderito è stato oggetto della sottoscrizione di una specifica Convenzione avvenuta a fine dicembre 2018, per un contributo straordinario di 26.500 €uro che sarà erogato sulla base della presentazione dei giustificativi per l’acquisto dei prodotti (latte e derivati…) a favore dei bambini siriani, iniziativa che non si esclude possa essere ripetuta in futuro, con l’orgoglio di essere la prima città italiana ad avere aderito a questo progetto”, conclude la Bonsangue.

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