Polemiche e riflessioni sulle scelte del sindaco

Giunge da parte dei lavoratori e delegati indipendenti il comunicato che racchiude in sé la riflessione sulle ordinanze del sindaco. Si trasmette di seguito.
Il vecchio pacchetto sicurezza dell’anno 2008 è stato un fallimento che non ha prodotto alcun effetto,  sommerso dalle tonnellate di carte bollate dei ricorsi contro le ordinanze che portarono alla dichiarazione di illegittimità  da parte della Corte costituzionale ( sentenza n. 115 del 2011).
Fino a che non verrà fatta una riforma seria, dove si definiscano bene le competenze dei sindaci, le ordinanze avranno poca efficacia e da parte nostra non pensiamo siano uno strumento utile alla sicurezza, legato come è a rispondere a esigenze emotive ed elettorali, un’arma pericolosa spesso per la stessa democrazia.
La limitazione agli orari di vendita e somministrazione di bevande alcoliche è già disciplinata da leggi dello stato (legge 120 del 2010), che ad esempio vietano la vendita per asporto di bevande alcoliche dagli esercizi di vicinato dopo le 24. La sanzione è salata 6666.67 euro. Riguardo agli orari degli esercizi commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande esiste la legge regionale sul commercio (legge regione Toscana 28/2005) articoli 80 e 81, in entrambi i casi il comune regola gli orari con atto del sindaco.
Che bisogno c’è di adottare un’ordinanza urgente ma non contingibile? La movida è forse un problema urgente, la perdita del sonno dei pisani che abitano in centro, la sporcizia e l’inciviltà (la mancanza di contenitori del vetro capienti no?) sono forse queste le urgenze? Sono fenomeni ricorrenti per quasi tutto l’anno e dovrebbero essere affrontati ogni giorno con un regolamento, all’interno del quale lo strumento dell’ordinanza potrebbe avere più senso ma non prima di avere affrontato e risolto la questione degli spazi di aggregazione, il modello urbanistico e di sviluppo che la città intende darsi.
Far intervenire il sindaco come capo dell’amministrazione, ARTICOLO 50 TUEL, adducendo proprio alla motivazione della limitazione sulla vendita, scatenerà ricorsi sulle competenze di attribuzione.. Ma soprattutto perché questo nuovo intervento? Lo strumento dell’ordinanza è la solita via più sbrigativa che serve a vendere fumo, senza affrontare realmente i problemi. Prendiamo due recenti ordinanze del comune d i Pisa; o meglio è la solita , ma la seconda ha escluso la prima (entrambe in allegato). Leggiamo un’ordinanza:
Visto l’art. 50 TUEL che attribuisce al Sindaco il potere di emanare ordinanze contingibili ed urgenti al fine di fronteggiare situazioni di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere locale;
C’era già la legge esistente, che disciplinava l’urgenza e la contingibilità. Ma si sa bene che l’elemento della contingibilità è scomodo per il sindaco sceriffo, quindi si deroga ai diritti dell’ordinamento e si torna al decreto Maroni eliminando la contingibilità solo per certe materie
L’unica differenza che potrebbe accordare a queste ordinanze una durata maggiore  è la dizione dei 60 giorni. Le altre erano sine die.  Ma attenzione: queste ordinanze, se adottate dal sindaco potrebbero portare a conseguenze di carattere amministrativo per il trasgressore; ma se invece saranno adottate nel rispetto del 54 del tuel prevederanno sanzioni penali.
Ultimamente l’ordinanza della Birra calda di Pisa, che scadeva il 4 dicembre, è stata completamente smontata dalla Procura, proprio perché non si può applicare una sanzione penale ad una disposizione  troppo generale. Inoltre  aiuta l’ordine pubblico la denuncia di migranti per  violazione dell’articolo 650 del codice penale? La procura Pisana giustamente  ha fatto disapplicare l’ordinanza.
Sempre nell’ordinanze citate si è eliminato in autotutela l’articolo 650 del codice penale, nella seconda si parla di una non ben precisata sanzione amministrativa pecuniaria accompagnata dal sequestro e confisca di cui all’articolo 13 della legge 689 del 1981. Ma come si può leggere è sparita la disposizione dell’articolo 650 del codice penale. Cosa che non sparì nell’ordinanza della birra calda e questo ne determinò o comunque fu una delle cause della mancata convalida dei sequestri da parte della procura pisana (si vedano gli atti).
Che l’ordinanza della birra calda fosse stata scritta in fretta e furia, solo per far contento il primo cittadino da qualcuno che non aveva un’idea chiara della situazione circostante bastava aver letto la parte nella quale si parlava dell’urgenza, quando si enunciavano i risultati fino a quel momento delle forse dell’ordine :
PRESO ATTO altresì che sulla base delle comunicazioni della Prefettura, i servizi di controllo serali settimanali coordinati dalla Polizia di Stato nel Centro Storico della città relativi al periodo 1° luglio – 10 settembre 2016 (con interruzione in agosto) hanno rilevato i seguenti dati:
— n. 2 verbali ad attività commerciali per somministrazione di alcolici non consentita;
— n. 6 sequestri di borsoni contenenti bevande alcoliche;
— n. 12 sanzioni per aver urinato in pubblico (ma il bagno pubblico piu’ vicino?).
Al 14 settembre solo 2 verbali per la vendita di somministrazione di bevande alcoliche, solo 6 borsoni di birre sequestrate,  e solo 6 piscioni sanzionati, sarebbe stato veramente poco.
Ma con l’avvicinarsi delle elezioni temiamo che il ricorso alle ordinanze sia sempre maggiore per vendere una immagine falsa della sicurezza ed eludendo i problemi sociali e lavorativi sempre piu’ gravi nel territorio.
Nel frattempo la polizia Municipale si trova sommersa di incombenze e ai tavoli della Prefettura per l’ordine pubblico si finisce sempre con l’attribuire crescenti mansioni ai vigili, del resto basti pensare che dopo una certa ora sono solo loro a rilevare gli incidenti in città.
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