Pontedera, maleodoranze provenienti da allevamento di bovini

PONTEDERA – Nel corso dei mesi di agosto e settembre 2020 sono pervenute, al Dipartimento ARPAT di Pisa, numerose segnalazioni di maleodoranze provenienti da un’azienda di allevamento bovini nelle località di Treggiaia e I Fabbri nel comune di Pontedera.

Tecnici ARPAT sono intervenuti nelle settimane successive con due sopralluoghi, il secondo effettuato congiuntamente a personale dei Carabinieri Forestali della Stazione di Pontedera e dell’Azienda ASL Toscana Nord-Ovest, presso l’Azienda agricola indicata nelle segnalazioni.

L’Azienda agricola controllata effettua l’allevamento di bovini e bufalini da carne mediante stabulazione in stalle aperte su quattro lati, dotate di tettoia, con lettiera permanente a terra.

Al momento del sopralluogo erano presenti 1100 capi, con peso stimato medio di circa 250 kg, suddivisi in 63 box: la lettiera risultava rappresentata dall’ammasso del letame bovino, alto circa 35-40 cm da terra, accumulatosi negli stalli per permanenza media dai 30 ai 60 giorni; una volta rimossa la stessa viene utilizzata in campo come ammendante.

Nei dintorni dei box e di tutto l’allevamento l’odore acre di letame risultava molto intenso.

Dagli accertamenti effettuati, esaminando anche la documentazione amministrativa, sono risultate significative le emissioni in atmosfera, come talvolta accade negli allevamenti zootecnici.

Le emissioni rilevate sono:

  • ammoniaca (NH3) caratterizzata da un odore pungente. Si origina per volatizzazione dell’azoto escreto dagli animali già nella permanenza delle deiezioni all’interno delle stalle. La formazione di tale gas dai liquami zootecnici è dovuta all’enzima ureasi, la cui attività è fortemente influenzata dal pH e dalla temperatura. È ragionevole supporre che l’emissione di ammoniaca sia all’origine delle maleodoranze avvertite e segnalate dai cittadini;
  • metano (CH4) gas inodore, nel caso specifico l’emissione di tale gas deriva dai processi digestivi del bestiame (emissioni enteriche) e dalla degradazione anaerobica della sostanza organica contenuta nelle deiezioni;
  • protossido d’azoto (N2O) caratterizzato da odore lievemente dolciastro e poco percepibile. Questo gas può essere prodotto a causa di processi di nitrificazione e successiva parziale denitrificazione dei reflui e si sviluppa nelle fasi di stoccaggio e spandimento dei reflui zootecnici nel terreno.

I vari tipi di gas menzionati, che si vengono a produrre e si diffondono nell’ambiente circostante, si configurano come “emissioni diffuse”, così definite ai sensi dell’art. 268 comma 1 lettera d) del D.Lgs. n.152/06 “emissione diversa da quella ricadente nella lettera c)”.

Considerato, quindi, che le stalle non sono dotate di pareti, non è tecnicamente possibile il convogliamento delle emissioni in uno o più punti specifici; il contenimento delle emissioni può avvenire invece mediante la messa in opera di misure di mitigazione, volte a limitare il loro sviluppo.

Di quanto emerso sono state informate le autorità competenti per i relativi provvedimenti“, afferma ARPAT in una nota.

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