Porta a Mare e Saint Gobaint, una storia in continua evoluzione

PISA – Faceva caldo quel 31 agosto del 1943; il cielo era limpido… Fra l’agosto e il settembre del 1943 su Porta a Mare e sulla Saint Gobain caddero dai bombardieri “alleati” 367 bombe distruggendo e provocando la perdita di vite umane, quasi 1000.

Successivamente andarono distrutte le ciminiere della fabbrica che , salvate dalle bombe, furono fatte crollare dai tedeschi in ritirata. Negli anni 45-50, la fabbrica venne ricostruita grazie anche all’impegno delle maestranze con ampliamento fino a 30 ettari. Fu così in grado di iniziare a produrre 1 milione di metri quadri di cristalli lustri.

Il bombardamento più pesante fu quello del 31 agosto 1943, con le sue 480 tonnellate di esplosivo. L’attacco fu deciso con “l’ordine operativo n.75, posta da campo 520”, del 30 agosto. Il decollo, per i 43 B -17, avvenne alle 8,43 e 38 bombardieri arrivarono sull’obiettivo alle 13,05. A Pisa pensavano e speravano che i bombardamenti non ci sarebbero stati: una città d’arte, con uno dei monumenti più conosciuti ed ammirati nel mondo.

E così, quando prima delle 12 e ripetuto alle 12,30 del 31 agosto, suonò l’allarme molti dei seimila posti approntati nei 12 rifugi in città rimasero vuoti. Quando i 144 B-17 arrivarono dal mare su Pisa, i pisani rimasti in città (molti erano già sfollati nei paesi vicini) furono sorpresi nelle case a pranzo, o nelle fabbriche, o alla stazione o per le strade. Il bombardamento durò sette minuti; poi Pisa scomparve come avvolta in una nuvola di fumo e polvere. Gli obiettivi del bombardamento erano la zona industriale di Porta a Mare con le fabbriche come la Regge (poi Piaggio) che lavorava per le commesse belliche, lo smistamento ferroviario con zona Stazione e il campo militare di San Giusto.

Il bombardamento su Pisa seguiva quelli su Genova, Torino, Milano, sempre in agosto. Il bombardamento del 31 agosto fu deciso anche per “spingere l’armistizio” che fu firmato solo qualche giorno dopo. Quando la nube di fumo e polvere cominciò a diradarsi, agli occhi dei pisani apparvero i danni terribili di quella azioni: 952 morti, 961 case crollate, 952 abitazioni sinistrate, 50 negozi crollati e 185 gravemente danneggiati, 18 stabilimenti industriali colpiti, di cui 5 interamente distrutti, danneggiate poi 5 scuole, una casa di cura, 7 chiese e tre istituti di ricovero, stazione e Passerella distrutti, insieme al Sostegno e al Canale dei Navicelli. I bombardieri che attaccarono Pisa erano partiti da una base area in Tunisia. Gli aerei in volo verso la costa Tirrenica furono segnalati dall’unico radar esistente presso l’Accademia Navale di Livorno. Mentre da terra le scarse e inadeguate forze della contraerea cercavano di respingere l’assalto. I caccia italo-tedeschi si alzarono in volo ma riuscirono a intercettare i bombardieri americani soltanto quando stavano rientrando alla base, dopo il bombardamento. I pisani superstiti raggiungevano con ogni mezzo i paesi della cintura………

Saint Gobain a Porta a Mare, una storia esemplare.
Dal bombardamento del 31 agosto 1943, ai licenziamenti degli anni 80, fino alla decisione di lasciare Pisa, cosa che alla fine non avverrà. A Pisa resta,malgrado la grande crisi, con Saint Gobain, ex Kimble e Vittarelli, un importante polo industriale del vetro
La storia continua fino ai giorni nostri.

Saint Gobain 2007-2013: l’azienda vuole trasferirsi in Egitto ma il Comune di Pisa lo impedisce. Salvati 300 posti di lavoro. Nel 2007 la Saint Gobain , oggi multinazionale, deve decidere se investire a Pisa, nella costruzione del nuovo forno (quello vecchio è ormai giunto al termine della sua vita produttiva), o spostare la sede produttiva. Fa sapere che probabilmente andrà in Egitto, dove sabbia e manodopera a buon prezzo, abbondano. A Pisa piomba l’incubo licenziamenti (300 operai di buona professionalità). Il Comune fa una proposta: restate a Pisa, concentrate la produzione sul lato nord dell’Aurelia, mantenendo l’occupazione. Nella parte sud potete costruire o far costruire su terreno di vostra proprietà. In cambio fate il forno e altri investimenti. Saint Gobain accetta e decide di realizzare il forno nuovo investendo 90 milioni di euro. Il forno costa molto, moltissimo e ha una durata media fra i dieci e i 15 anni. Il Comune aveva pensato che “costringendo” la Saint Gobain a investire 100 milioni, la multinazionale sarebbe rimasta a Pisa, “almeno” altri 10/15 anni. Così è stato. E il 13 ottobre 2011 Saint Gobain, dopo aver annunciato nel 2010 90 milioni di investimento per fare il forno nuovo e altro, presenta alla città il “nuovo” stabilimento: 300 mila metri quadri, 200 mila tonnellate all’anno di vetro.

Ville Urbane: al posto di una parte della fabbrica (Ex-Vis), nasca la “Nuova Porta a Mare” – Intanto, nel lato sud, ha preso avvio il progetto “Ville Urbane”. Nasce la “nuova Porta a Mare, con abitazioni, uffici parcheggi, strada interne e un supermercato, una rotonda e un sottopasso per attraversare l’Aurelia. 350 abitazioni, 950 posti auto, 35 mila metri quadrati, di cui 20 mila rimangono pubblici per aree a verde e nuova viabilità. Portando avanti così il recupero e il riuso della ex zona industriale di Porta a Mare che aveva cominciato la decadenza negli anni 70, quando Pisa era ancora una città operaia. Nell’operazione Saint Gobain uno dei vantaggi, dopo l’aver impedito i licenziamenti, è l’aver reso permeabile all’acqua il terreno dove sorgeva la fabbrica.

Canale dei Navicelli: in attesa della conclusione della bonifica dell’Incile (in corso) e della riapertura del passaggio fra Canale dei Navicelli e Arno (lavori iniziano a fine 2013 ,durata 18 mesi, per un valore di 5 milioni di euro, tutti a carico di Olt) – Adesso, con la bonifica e la riapertura dell’Incile (collegamento fra Arno e Canale dei Navicelli, lavori in corso) tutta la zona di Pisa Sud si appresta a nuova vita. Il canale, rigenerato dal rapporto con fiume e mare, tornerà ad essere vivo e aprirà nuovi scenari per il turismo fra Pisa e Livorno e garantirà la rinascita ambientale dell’intera zona. Il Canale dei Navicelli terminerà la sua corsa in mare e avrà il rapporto col porto di Livorno attraverso le nuove porte vinciane che ne eviteranno l’insabbiamento. A Pisa, il rapporto con l’Arno, garantito dall’Incile, permetterà alle aziende insediate lungo il canale l’arrivo, da una parte al Porto di Boccadarno e al mare aperto, dall’altra al cuore della città, allo scalo Roncioni, all’altezza del Palazzo della Prefettura.

Residenti, turisti e nautica i beneficiari del tutto.
L’ultima cosa da fare – Tornando a Porta a Mare, sul canale, all’altezza dove insiste , abbandonata, la ex Piaggio, già Regge,si trova l’ultimo “pezzo” da recuperare nel quartiere operaio. Li è prevista anche la realizzazione di una piccola darsena , proprio di fronte ai ruderi, che saranno anch’essi oggetto di un ampio recupero, del caseggiato Donati, in via di Viaccia.
Nuove residenze, negozi e super mercato; bonifica dell’Incile e rigenerazione del Canale dei Navicelli sono già realtà o si apprestano a diventarlo.
Breve storia della Saint Gobain
nel 1665 nasce a Parigi la Manufacture Royale
nel 1798 , alla vigilia della Rivoluzione Francese, l’azienda è florida e in piena espansione
nel 1806 estende la sua produzione ai prodotti chimici con la produzione di carbonato di soda, indispensabile per realizzare il vetro.
nel 1830 si trasforma in Società Anonima
nel 1855 assume il nome di Saint Gobain
nel 1889 la Società Saint Gobain decide di aprire un sito produttivo in Italia, a Pisa. Col nome di “Fabbrica Pisana di Specchi e Lastre colate di vetro”.
nel 1893 inizia la produzione a Pisa
negli anni 40 la Saint Gobain era una azienda efficiente e florida. La cinta muraria della fabbrica racchiudeva 20 ettari di cui 8 coperti. Altri 50 ettari erano di proprietà dell’azienda che li usava per case per operai e impiegati, per l’asilo infantile, per la sede della cooperativa operaia, una sala per il cinema, un campo sportivo, un campo da tennis….
Fra l’agosto e il settembre del 1943 sulla Saint Gobain caddero dai bombardieri “alleati” 367 bombe distruggendola e provocando la perdita di vite umane. Successivamente andarono distrutte le ciminiere che , salvate dalle bombe, furono fatte crollare dai tedeschi in ritirata.
negli anni 45 e 50, la fabbrica venne ricostruita con ampliamento fino a 30 ettari. Era così in grado di produrre 1 milione di metri quadri di cristalli lustri.
nel 1965 viene realizzato il primo forno Float
nel 1968-70 una dura lotta sindacale si conclude con la vittoria operaia. STUDENTI-OPERAI UNITI NELLA LOTTA lo slogan dell’epoca.Ma decresce il numero degli occupati
nel 1981 Saint Gobain annuncia 535 esuberi su 1400.
nel 1982 si firma l’accordo, gli operai intanto sono scesi a 1100.
la Saint Gobain vuole dividere l’azienda in Toscana Glas con 450 operai e Fabbrica Pisana con 200-250.
nel 1983 c’è da parte dell’azienda la disdetta dell’accordo dell’ 82 e inizia la procedura di licenziamento per 535 lavoratori. In seguito a una dura risposta operaia viene annullata la procedura e si sblocca la portineria che era occupata dalle maestranze. L’accordo prevede la permanenza in fabbrica di 600 operai, portando così gli esuberi a 300.(in quell’anno gli organici sono 935)
nel 2007 ripartono le voci di chiusura dello stabilimento pisano.
nel 2010, dopo l’intervento del Comune di Pisa, Saint Gobain annuncia investimenti per 90 milioni per il sito pisano.-
Il 13 ottobre 2011 Saint Gobain il “nuovo” stabilimento col nuovo forno (300 mila metri quadri, 200 mila tonnellate all’anno di vetro. La storia fra Pisa e la Saint Gobain continua.
I numeri di Saint Gobain nel mondo
Anni 2000: nel mondo 190 mila dipendenti, fatturato 4 miliardi di euro. In Italia 4 mila dipendenti, 30 siti produttivi, fatturato (nel 2010) 1300 milioni di euro.

Articolo tratto da pisainformaflash.it

SOTTO UN IMMAGINE DELLE NUOVE VILLE URBANE IN COSTRUZIONE (foto tratta da pisainformaflash.it)

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