Premio per il giornalismo sportivo alle Officine Garibaldi

PISA – Un successo andato oltre le più rosee previsioni, quello che ha circondato la prima edizione del “Premio al Giornalismo Sportivo – San Michele degli Scalzi“, andata in scena ieri mattina presso le Officine Garibaldi, promossa dal Comitato Le Piagge, con il patrocinio del Comune di Pisa, della Fondazione Pisa e dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana.

di Giovanni Manenti


Un evento che è stato dedicato alla memoria del tecnico Gigi Simoni, che per due stagioni ha condotto il Pisa di Romeo Anconetani alla Promozione in Serie A nel 1985 ed ’87 e per il quale ha fatto gli onori di casa Antonio Schena, nella sua veste di Presidente del Comitato Le Piagge, nonché ideatore del Premio, per poi procedere alla consegna dei riconoscimenti ai tre Giornalisti scelti dal Comitato promotore e sapientemente introdotti con la consueta brillantezza e loquacità da parte del conduttore Giorgio Micheletti, vale a dire Xavier Iacobelli, Direttore di “Tuttosport”, Antonio Scuglia, de “Il Tirreno”, una delle voci storiche ed autorevoli dello Sport toscano, e Saverio Bargagna de “La Nazione”, giovane promessa del giornalismo sportivo, rispettivamente premiati dall’Assssore ai Lavori Pubblici del Comune di Pisa Raffaele Latrofa, dal vice Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana Michele Taddei e dall’ex vice Presidente del Pisa Sc Adolfo Anconetani.

Ma la cerimonia non si è limitata a tali riconoscimenti, in quanto è stata arricchita dalla consegna di una splendida medaglia ai tre Enti patrocinanti – Comune di Pisa, Fondazione Pisa e Ordine dei Giornalisti della Toscana – nonché di tre targhe a personaggi della nostra Provincia che si sono particolarmente distinti in ambito sportivo a livello sia nazionale che internazionale, quale l’ostacolista Elio Catola, partecipante alle Olimpiadi di Roma 1960 – di cui proprio quest’anno ricorre il 60esimo anniversario – e gli altri due alla memoria del Pugile Sandro Mazzinghi, scomparso poco più di un mese fa e ritirata dal figlio Davide ed, ovviamente di Gigi Simoni, ritirata dalla vedova e visibilmente commossa Monica Fontani.

E’ stata, pertanto anche l’occasione per poter scambiare alcune riflessioni con i premiati, a partire proprio da Monica Fontani, la quale ci ha confermato come: “sia per me un grande piacere essere qui in una cerimonia dedicata alla memoria di Gigi e colgo l’occasione per ringraziare coloro che hanno inteso ricordarlo nell’organizzazione di questo evento, che oltretutto vede premiati Giornalisti sportivi, nei cui confronti Simoni ha sempre avuto ottimi rapporti, non ho memoria di litigi con nessuno di loro ed, in particolare, con il Direttore Iacobelli che oggi riceve tale riconoscimento vi è sempre stato un legame di profonda amicizia“.

Della figura di Sandro Mazzinghi ne ha parlato il figlio Davide, il quale ne celebra le gesta evidenziando come: “da un punto di vista sportivo non possa che avere dei meravigliosi ricordi della carriera di mio padre, avendo vissuto al fianco di un campione assoluto nella sua specialità, e noi come familiari non possiamo che essere orgogliosi dei risultati raggiunti, dapprima con la cintura europea e quindi mondiale dei Pesi Superwelter, nonché per i riconoscimenti ricevuti in tutto il pianeta per le sue qualità pugilistiche“.

Una carriera“, prosegue il figlio, “sulla quale ha altresì influito la presenza di suo fratello Guido (quindi mio zio …), al quale lo univa un legame profondo e che, avendo anch’egli combattuto da Professionista, una volta cessata l’attività si è subito dedicato a fare da allenatore di Sandro per l’intera sua carriera, consigliandolo soprattutto nel non fargli ripetere gli errori da lui commessi, suggerimenti quanto mai utili per poi ottenere quegli straordinari risultati che lo hanno portato al vertice del pugilato internazionale“.

Per quel che riguarda infine“, conclude Davide Mazzinghi, “la storia della rivalità con Nino Benvenuti, sfociata principalmente nelle polemiche seguite all’incontro di rivincita dopo la sconfitta per ko (peraltro l’unico in carriera …) patita da mio padre nel giugno 1965, mi preme precisare come ci sia sempre stato un grande rispetto tra di loro, che nulla toglieva alla rivalità sportiva, come giusto che fosse, mentre per quel match contestato ci fa piacere che dopo oltre 50 anni la Rai abbia riesumato dai propri archivi le immagini di quella sfida di Roma, così ognuno potrà fare le proprie valutazioni, oltre a coloro che vi assistettero a bordo ring, tra cui un Walter Chiari che era un grandissimo tifoso di mio padre e del quale serbo il ricordo di una sua visita a casa nostra di oltre 40 anni fa con una bellissima foto in cui mi teneva in braccio” …
Per Elio Catola, viceversa, è stata l’occasione di aprire l’album dei ricordi sulla “Grande Olimpiade” di Roma 1960, per la quale tiene a precisare come: “quell’edizione dei Giochi ha rappresentato uno spartiacque nel panorama olimpico, facendolo entrare nell’Era moderna per la perfetta organizzazione degli stessi, nonché per un simbolico anello di congiunzione con i Giochi dell’antica Grecia, ancor più di Atene poiché a Roma si sono viste gare di Ginnastica disputate nello scenario delle Terme di Caracalla, così come la fantastica Maratona con il percorso disegnato sulle strade dell’Appia antica per poi concludersi sotto l’Arco di Costantino, nobilitata dall’impresa dell’etiope Abebe Bikila“.

Per quel che riguarda la mia partecipazione“, conclude Catola, “il mio rammarico è costituito da un risentimento muscolare al termine delle batterie che mi ha impedito di dare il meglio in semifinale, dato che io ero solito progredire durante i turni dei m.400 ostacoli, circostanza che mi ha tolto la speranza di un posto in Finale (anche se all’epoca era limitata a soli 6 atleti rispetto agli 8 di adesso …), anche se per la vittoria non potevano esservi ambizioni di sorta, vista l’indiscussa superiorità dell’americano Glenn Davis, un atleta assolutamente straordinario e che a Roma bissò l’Oro olimpico di quattro anni prima a Melbourne“.

Senza nulla togliere agli altri premiati, è ovvio che il “pezzo pregiato” di questa prima edizione è stato il Direttore di “Tuttosport” Xavier Iacobelli, con il quale abbiamo potuto affrontare temi di attualità sul mondo calcistico a cominciare da un suo ricordo di Gigi Simoni, del quale sottolinea come: “oltre ad essere molto grato a coloro che hanno deciso di assegnarmi questo riconoscimento, proprio perché dedicato alla memoria di Simoni, che ho avuto l’occasione di incrociare numerose volte a seconda degli incarichi che ricopriva, voglio ricordare come alla notizia della morte, il mio giornale lo descrisse un “Allenatore Gentiluomo”, appellativo poi confermato dall’eco suscitata nel mondo del Calcio dalla sua scomparsa, in quanto ha incarnato i valori più profondi dello Sport ed il suo stretto legame con Pisa è un’ulteriore dimostrazione della sensibilità pisana che ha voluto intitolare alla sua memoria questo premio“.

Essere tornato a dirigere Tuttosport a quasi 25 anni di distanza“, prosegue Iacobelli, “mi porta a riflettere su quanto sia cambiato il mondo del Giornalismo in questo arco di tempo, nel 1998 eravamo vicini all’esplosione della prima bolla di Internet, cui è seguito un periodo di preparazione all’epoca dei Social e conseguente informazione istantanea ed immediata ed al riguardo io credo che, da un lato sia indispensabile apprezzare cosa significhi disporre di questi strumenti tecnologici, ma dall’altro occorra essere molto attenti a come si usino, poiché la vera sfida oggi verte sull’attendibilità, la credibilità e l’autorevolezza delle notizie che, per carità, panzane o bufale che dir si voglia vi sono sempre state, ma ora sono moltiplicate a livelli esponenziali, sia in ambito sportivo ma non solo, e pertanto ritengo che la responsabilità del Giornalista sia quella di non cambiare mai la filosofia che sta alla base di questo mestiere, oltre a combattere il dilagante analfabetismo che ci circonda attraverso una solida preparazione culturale“.

Non poteva mancare, in conclusione, anche una riflessione del Direttore sul momento del Calcio attuale, legato all’emergenza sanitaria, da lui così analizzata: “ritengo che oramai ci si debba abituare a convivere con il Covid, ed il Calcio si deve adeguare così come ha fatto l’informazione sportiva che per 105 giorni non ha potuto raccontare un evento agonistico, sottoponendo gli Organi di informazione ad una prova durissima; il Calcio è ripartito, ora si tratta di capire se, come e quando parzialmente gli Stadi potranno essere riaperti (e non soltanto limitatamente agli attuali 1000 spettatori …), però è altresì evidente che, essendo il Calcio una delle principali aziende del nostro Paese, dando lavoro a circa 300mila famiglie, esso non poteva non ripartire pur non potendo sapere cosa ci riservi il futuro sotto il profilo sanitario“.

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