Progetto centrale a biomasse a Coltano. Alcuni chiarimenti da parte dell’Ente Parco

PISA – Alla luce di alcune informazioni riportate dalla stampa locale, relative a quanto emerso – e probabilmente frainteso – nel corso della recente audizione della Prima commissione consiliare permanente del Comune di Pisa, l’Ente Parco ritiene doveroso portare all’attenzione degli organi d’informazione e di tutto il pubblico alcuni elementi.

Tra il 2010, quando venne effettuata una prima ricognizione sulle problematiche relative alla produzione di energia da fonti rinnovabili (così come definite dalla legge, tra le quali anche fotovoltaico, eolico, solare, geotermia, biomasse, etc.) nel perimetro dell’area protetta regionale, e il 2011, con la prima approvazione di una deliberazione del Consiglio direttivo che indicava i criteri generali da applicare per la promozione e la valutazione di progetti di impianti di tale natura, l’Ente Parco ha voluto introdurre nei propri piani di gestione alcuni elementi di novità, alla luce delle direttive comunitarie e delle leggi regionali e nazionali sull’argomento e sulla base di ricerche alle quali hanno contribuito anche esperti dell’Università di Pisa. Tali linee guida del Parco in materia di energie alternative, approvate in via definitiva nel 2012, hanno consentito all’Ente di adeguarsi e hanno permesso, negli anni a venire, a numerosi soggetti di poter ottenere autorizzazioni per il posizionamento di impianti di tale natura, contribuendo così, in modo significativo, al loro sviluppo; allo stesso tempo, sono state stabilite alcune prescrizioni da rispettare, che per specifiche energie alternative, come le biomasse, legano il rilascio delle autorizzazioni al rispetto di parametri che vincolano necessariamente un’azienda alla disponibilità di risorse del territorio.

Il Presidente dell’Ente Parco ha peraltro sempre ribadito, in ogni assemblea pubblica a cui ha partecipato, l’iter seguito per il rilascio delle autorizzazioni, anche in considerazione degli orientamenti sopra ricordati.

Quando nel 2014 un’azienda agricola di Coltano ha presentato domanda di autorizzazione per l’attivazione di un impianto a biomasse, l’Ente Parco ha infatti in un primo momento negato il nulla osta: ciò è avvenuto tuttavia perché riteneva che la destinazione d’uso dell’immobile scelto per l’impianto, non fosse idonea allo sviluppo dell’attività e non, dunque, per altri motivi. Purtuttavia, dopo il ricorso al TAR da parte dell’azienda richiedente, su parere – parere dunque contrario alla posizione iniziale dell’Ente Parco – dell’Avvocatura dello Stato, che riteneva il diniego dell’Ente non fosse giustificato, l’amministrazione ha rinunciato a costituirsi in giudizio, giacché non vi erano obiezioni di natura urbanistico-edilizia che potessero impedire il rilascio dell’autorizzazione. Obiezioni che, peraltro, non avrebbero potuto essere avanzate neppure dal Comune di Pisa, che ha attivato il procedimento amministrativo all’inizio e ha rilasciato l’autorizzazione alla fine. In tutto ciò, l’elemento di maggiore rilevanza è che, proprio in considerazione del fatto che l’impianto sarebbe ubicato all’interno di un’area protetta (al di fuori del Parco, infatti, i seguenti vincoli non sarebbero stati validi), l’Ente Parco ha potuto rilasciare il nulla osta con alcune specifiche prescrizioni, secondo le quali esso dovrebbe essere alimentato per l’80% da materiale (cippato) proveniente dalla zona dell’area protetta a sud dell’Arno e, prima di poter costruire, l’azienda dovrebbe dimostrare in via preventiva di poter fare ciò concretamente, adducendo quale prova la stipula di contratti con i soggetti che lo producono.

Le norme dell’Ente Parco in materia di biomasse prevedono infatti che in ciascuna delle tre macroaree del Parco (la zona a nord del Serchio, la parte centrale tra il Serchio e l’Arno e la zona a sud dell’Arno) sia possibile realizzare non più di un singolo impianto con una potenza massima di 1 megawatt, ovvero strutture di dimensioni inferiori ma comunque fino al raggiungimento della potenza complessiva di 1 megawatt prevista per la macroarea. Inoltre, come già ricordato, gli impianti devono essere alimentati per l’80% da materiali provenienti dallo specifico contesto territoriale: ciò anche per prevenire ulteriori impatti derivanti dalla eccessiva circolazione di mezzi pesanti su lunghe tratte.

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