Progetto Rasupea (Mensana). Ricerca sulle abitudini alimentari dei giovani nelle mense universitarie ed educazione a prevenzione alimentare

PISA – E’ stato presentato oggi presso la sede di Pisa del DSU Toscana il progetto Rasupea (Mensana) promosso dall’Università di Pisa e dalla Scuola Superiore Sant’Anna in collaborazione con l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana e finanziato dalla Regione Toscana e Pharmanutra.

L’iniziativa permette di conoscere le abitudini alimentari degli studenti tramite un’analisi dettagliata dei pasti da loro consumati alle mense universitarie DSU ed i fattori biologici e culturali possibilmente associati, suddividendo il campione analizzato per genere, corso di laurea, al fine di osservare possibili cambiamenti anche in funzione della regione di provenienza.

Per raggiungere lo scopo è stata sviluppata un’applicazione per PC, tablet, smartphone che permette un’autodiagnosi dei disturbi oro-gastro enterici e quindi di ottenere dati sulla loro incidenza in una fascia di età della quale si hanno scarse informazioni. Lo studente potrà conoscere il proprio indice di massa corporea (BMI) indicatore molto importante sul presente e futuro stato di salute e visionare i cibi presenti giornalmente nel menù delle mense di Pisa con l’indicazione di quelli che sono più congeniali al suo stato per avviarlo ad una dieta personalizzata. Così gli studenti potranno apprendere corretti atteggiamenti alimentari nella fase critica di uscita da tradizioni alimentari familiari per passare a quelle che lo accompagneranno per il resto della vita.

Le mense universitarie sono dotate di un sistema di registrazione dei pasti. Attraverso questo sistema è quindi possibile tracciare il regime alimentare degli studenti e mettendo in relazione le abitudini alimentari e la presenza di disturbi o patologie è possibile capire se gli studenti seguono regimi alimentari corretti.

Lo studente può partecipare all’iniziativa utilizzando le credenziali di ateneo per registrarsi ed accedere al sistema. Nel caso di situazioni particolari lo studente potrà consultare gratuitamente un gruppo di gastroenterologi che seguirà l’evoluzione dei disturbi e valuterà il da farsi.

Il progetto Rasupea è coordinato dal professor Roberto Barale, genetista del dipartimento di Biologia dell’Ateneo pisano, in tandem col professor Giuseppe Turchetti, economista sanitario della Scuola Sant’Anna, con la fondamentale collaborazione di ricercatori di stomatologia, gastroenterologia,informatici, statistici dell’Ateneo e del CNR, e particolarmente di tre assegnisti (un gastroenterologo e due statistici-informatici) specificamente finanziati da questo progetto oltre che del supporto di Pharmanutra. Il progetto è sostenuto dalla Regione Toscana nell’ambito dei finanziamenti destinati ai progetti più interessanti per i settori agricoltura, salute e sicurezza alimentare.

Entusiasta della collaborazione con l’Università per ospitare nelle mense del DSU Toscana la sperimentazione del progetto Rasupea il Presidente dell’Azienda Regionale Marco Moretti: “uno dei nostri principali obiettivi nell’ambito della ristorazione collettiva è quello di offrire un menù differenziato e qualitativamente di livello alla moltitudine di studenti che frequentano le nostre mense, cercando di tutelare la loro salute attraverso la scelta di ingredienti genuini e rigidamente controllati. Questo progetto ci permette di andare oltre riscontrando attraverso una verifica incrociata quanta sia alta la compatibilità fra la nostra offerta alimentare e la tolleranza dei consumatori, in maniera tale che possiamo ottimizzarla e renderla sempre più appetibile.”

“Vogliamo fornire agli studenti una costante informazione, direi giornaliera, sui corretti regimi alimentari e personalizzati – aggiunge il Professor Roberto Barale coordinatore del progetto – sia per mantenere un BMI ottimale (oggi grande problema emergente) che per eventuali disturbi, e comunque, per un corretto regime alimentare. Sviluppata maggior consapevolezza di sé, speriamo che gli studenti utilizzino le indicazioni ricevute anche per i pasti fuori mensa, e addirittura le riportino tra amici e famigliari contando su una diffusione “virale” di queste informazioni. Credo che la Regione abbia l’intenzione, una volta sperimentato positivamente questo modello, di esportarlo ad ogni tipo di mensa, non solo universitaria”

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