Progetto Rebeldia premia l’ASD Koa Bosco

PISA – Questo il testo della targa che il Progetto Rebeldia consegnerà domenica 7 giugno sul campo del DLF, alla squadra dell’ASD Koa Bosco, che inaugurerà giocando la prima partita con la storica squadra rebelde, la Dinamo 633, la decima edizione del Mondiale Atirazzista.

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Un gruppo di ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana, che di notte dorme nei container, ammassati, appena fuori Rosarno, in una delle periferie più squallide d’Italia, di giorno si spacca la schiena raccogliendo arance e nel tempo libero vince il campionato di terza categoria calabrese della FIGC. Sì proprio la federazione italiana gioco calcio, quella della serie A, ma anche quella il cui presidente pochi mesi fa ironizzava con le solite battute troglodite e razziste sui giocatori africani e le banane.

Ma possiamo sperare che quelle frasi a loro non siano arrivate, sono troppo occupati durante il giorno a lavorare sul serio, mica come i loro colleghi professionisti. Sono arrivati in Italia scappando da guerre e miserie sparse per tutto il continente africano, sui barconi o con altri mezzi di fortuna, come tanti ogni giorno. Sono arrivati in una terra che profumava di zagara e di arancia e che invece ora puzza solo di rifiuti. Alcuni hanno ottenuto asilo politico, altri, pochi, permessi di soggiorno per motivi di lavoro. Hanno sopportato razzismo, freddo, sporcizia, anche gli spari prima della rivolta di Rosarno del 2010.

Poi un prete, don Roberto Meduri, una specie di don Milani del calcio, li ha messi insieme, ha racimolato divise, scarpe e palloni e ne ha fatto una squadra dilettantistica iscrivendola a un campionato della FIGC, un campionato vero. Naturalmente la loro vita non è cambiata, hanno continuato a spaccarsi la schiena per pochi spiccioli, a dormire nelle tende tra i rifiuti, a subire i cori razzisti la domenica e il razzismo di tutti i giorni dal lunedì al sabato. Sono arrivati come ultimi e sono arrivati primi, promossi in seconda categoria, come in un romanzo di Osvaldo Soriano. Le vittorie non gli hanno permesso di trovare uno sponsor che li sostenesse, ce l’hanno tutte le squadre, una tabaccheria, un’officina, una pasticceria stampata sulla maglia. Loro no, non hanno trovato nessuno disposto a rischiare. Al sud non c’è bisogno della Lega per aver paura dell’uomo nero. La loro favola ha commosso il Guardian, Sky e la Juventus FC, sì proprio quella vera. Sono finiti sulle prime pagine, prima dei giornali e delle tv locali, poi su quelle internazionali. Domenica nessuno meglio di loro avrebbe potuto dare il via alla decima edizione dei mondiali antirazzisti, sì perché è ormai da dieci anni il Progetto Rebeldia coinvolge tutte le realtà migranti locali, da quelle storicamente più radicate e incluse nel tessuto cittadino (albanesi, senegalesi, tunisini, brasiliani, rumeni) a quelle meno legate a realtà nazionali e arrivate da poco (richiedenti asilo, kurdi, maghrebini, macedoni) che, insieme alle realtà territoriali sensibili e impegnate nel campo dell’accoglienza, si fronteggiano non ad una frontiera o a un braccio di mare, ma semplicemente su un campo di calcio. Agli ordini dei quali tutti, italiani e nati all’estero, cittadini vecchi e nuovi, si contendono la coppa del mondo rebelde dando un calcio al pallone e uno, molto più vigoroso, al razzismo. Quest’anno si prende il via domenica 7 giugno dal campo del DLF (per continuare poi sino alla finalissima del 28 giugno su quelli del circolo Arci Pisanello) con le prime partite vere con Albania, Africa Unita, Marocco, Kurdistan e Shalke 17 e proprio con l’asd Koa Bosco arrivata per l’occasione da Rosarno. Ci faranno neri!

Fonte: Progetto Rebeldia

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