I Pubblici esercizi chiudono e le sagre proliferano: le amministrazioni comunali adottino il nostro decalogo

PISA – Con l’arrivo della bella stagione, comincia il proliferare incontrollato di sagre e feste paesane di ogni tipo. A mettere la mani avanti è il direttore della Confcommercio di Pisa Federico Pieragnoli: “Nel solo 2016 a Pisa e provincia sono chiusi qualcosa come 150 tra bar e ristoranti, soffocati da tasse, burocrazia, adempimenti e difficoltà di ogni tipo. Al contrario dei pubblici esercizi regolari, le sagre non chiudono mai e con l’estate esplodono letteralmente”.

Per il direttore Pieragnoli siamo in presenza di una evidente concorrenza sleale, che altera profondamente il mercato della ristorazione e che trova in Toscana un terreno fertile: “Nella nostra regione le sagre sono 5.000 e producono un fatturato di circa 110 milioni di euro, mandando in fumo un quarto dei fatturati dei pubblici esercizi regolari. Pubblici esercizi aperti tutto l’anno, sottoposti ad una raffica di controlli di ogni tipo e a tasse esorbitanti, mentre per le sagre la strada è in discesa: chi controlla che nelle sagre siano rispettate le normative igienico-sanitarie, quelle sulla sicurezza e sul lavoro, così come come la necessaria trasparenza fiscale. Andrebbe fatto un monumento all’Agenzia delle Entrate di Ferrara, che qualche anno fa multò con una sanzione di oltre 50 mila euro gli organizzatori di una di queste sagre, chiedendo loro una contabilità in linea con ogni altro esercizio commerciale. Questa è la strada giusta da intraprendere”.

L’appello del direttore è ai sindaci di tutta la provincia, affinché adottino regolamenti ad hoc per limitare e contrastare un fenomeno che è diventato ormai intollerabile: “Abbiamo inviato a tutte i comuni della provincia la nostra proposta di modifica dei regolamenti comunali in materia di sagre, feste paesane, feste di partito. Il mercato funziona se tutti rispettano le stesse regole e giocano una medesima partita. Se si accantona il fondamentale carattere di storicità e tipicità, la sagra perde valore e diventa un modo furbo e sleale per fare somministrazione parallela. E questo, quando bar e ristoranti chiudono è diventato ingiusto e intollerabile”.

Il Regolamento proposto da Confcommercio Pisa ai comuni della Provincia

1. L’attività di somministrazione dovrà fare riferimento alle caratteristiche di tipicità, riferendosi a prodotti inseriti nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Toscana, a quelli classificati come DOP, IGP, DOC, DOCG, IGT della Toscana, o comunque a prodotti provenienti da filiera corta. 2. La somministrazione dovrà essere strettamente limitata all’offerta di pietanze legate al prodotto tipico caratterizzante la sagra. 3. Per ciascuna pietanza, dovrà essere indicato, il luogo di provenienza dei prodotti utilizzati e l’eventuale utilizzo di ingredienti surgelati o congelati e il rispetto delle normative relative alla tracciabilità delle materie prime. 4. Visto che le sagre devono avere come scopo la promozione del prodotto tipico o delle tradizioni del luogo, i fondi raccolti dovranno essere destinati esclusivamente alle attività istituzionali dei soggetti promotori o alla beneficienza. 5. Il soggetto organizzatore è obbligato a redigere il bilancio preventivo e consuntivo dell’attività riferita alla sagra, redatto da un commercialista o un revisore contabile. 6. Gli scopi e gli obiettivi a cui sono destinati i proventi della sagra dovranno essere resi pubblici mediante apposita affissione. 7. L’area di somministrazione non può essere superiore al 50% della superificie complessiva a disposizione dell’area interessata dalla manifestazione. 8. Per le strutture temporanee allestite dovranno essere forniti tutti i necessari certificati di omologazione (materiali, montaggio, collaudo, impianti elettrici, documenti sulla sicurezza). 9. Ogni soggetto potrà effettuare una sola sagra per anno solare e nel medesimo luogo potrà essere organizzata una sola sagra per anno solare, a prescindere dal soggetto organizzatore. 10. Ogni comune, di concerto con le associazioni di categoria rappresentative dei pubblici esercizi, stabilisce un numero massimo di giorni sagra l’anno e un numero massimo di sagre da inserire nel calendario annuale”.

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