Quale futuro per Toscana Energia senza maggioranza pubblica? Interrogazione di Juri Dell’Omodarme

PISA – Si apprende da fonti giornalistiche che Italgas intende rafforzare la propria posizione societaria (attualmente detiene il 48,08% delle azioni) e diventare azionista di maggioranza, o comunque ottenere il controllo, della società Toscana Energia.

Sentiamo inoltre dire che tale controllo da parte di Italgas potrebbe addirittura essere acquisito attraverso l’utilizzo degli stessi dividendi della società (dunque attraverso gli utili prodotti anche con l’apporto dei soci pubblici).

Vi sarebbero infatti alcuni soggetti pubblici disposti a vendere le loro quote azionarie.

Vari comuni (91 per l’esattezza) controllano la maggioranza del capitale della società e anche piccole cessioni di quote potrebbero portare Italgas al controllo della società partecipata.

Il modello di gestione misto pubblico-privato venne attuato per la prima volta nello sviluppo della rete e del servizio del gas metano nel nostro territorio a cavallo del duemila, quando venne messa a gara una quota rilevante ma non maggioritaria delle partecipazioni dell’Azienda del gas di proprietà dei Comuni.

Da quella scelta nacque il modello misto che portò, attraverso intese territoriali più larghe, alla creazione di Toscana Energia, che oggi rappresenta la principale Azienda del gas nella nostra regione.

I Comuni condussero quella operazione con una visione che guardava agli interessi collettivi, decidendo di darsi strumenti per garantire impegno e azione unitaria nella definizione delle scelte, a cominciare da quelle strategiche, attraverso la definizione di un “patto di sindacato” finalizzato alla condivisione delle decisioni.

Si tenne conto del fatto che il modello misto a maggioranza pubblica, con un privato responsabilizzato nella gestione operativa, consentisse da un lato un corretto bilanciamento tra l’interesse pubblico e la gestione efficiente del servizio, dall’altro la trasparenza sugli indirizzi e sul controllo della società, ampliando allo stesso tempo le possibilità di trasferire risorse sul funzionamento di servizi per la collettività.

Quel modello ha funzionato bene per anni, creando una ottima interazione nell’agire del soggetto privato (Italgas, in questo caso) con il soggetto pubblico (i Comuni) e dando forza allo sviluppo delle attività dell’Azienda, garantendo sempre una gestione senza perdite del servizio.

Il 2016 di Toscana Energia, si è chiuso infatti con ricavi totali in crescita del 4,3% a 133,81 milioni di euro, mentre l’utile operativo è cresciuto dell’1,1% a 62,69 milioni circa e l’utile netto è migliorato di 2,8 punti percentuali raggiungendo i 39,2 milioni.

La privatizzazione della società, attraverso l’acquisizione del controllo da parte di Italgas, configurerebbe un ribaltamento del modello, una privatizzazione di fatto realizzata in parte sulle spalle dei cittadini, che metterebbe i Comuni e le comunità locali in una posizione di totale subalternità rispetto al socio privato nei rapporti societari e che “sconfesserebbe”, senza apparenti ragioni, una storia quasi ventennale di buona gestione.

Potenzialmente con una svalutazione del valore delle loro partecipazioni. Per il territorio pisano di una seconda beffa dopo quella degli aeroporti toscani.

Per tutto ciò premesso ​

CHIEDO AL SINDACO

– Se sia a conoscenza di un possibile acquisto di quote pubbliche di Toscana Energia da parte di Italgas;

– Se sia a conoscenza di una possibile decisione societaria in merito alla deliberazione di un extra dividendo in favore dei soci;

– Per quali ragioni il patto di sindacato tra soci pubblici, di cui lo stesso Sindaco era presidente, non sia stato rinnovato alla sua scadenza;

– Quali azioni ha intrapreso o intende intraprendere il Sindaco, anche in virtù del proprio ruolo di ex presidente del Patto di Sindacato e di rappresentante di uno dei soci pubblici più importanti della società, per evitare questo scenario e dunque la perdita del controllo pubblico di Toscana Energia

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