Reddito di inclusione, un’opportunità per ripartire?

PISA – Si chiama ReI, un acronimo che sta per reddito d’inclusione, ed è la prima misura strutturale di contrasto alla povertà introdotta in Italia. E’ una legge divenuta esecutiva dall’inizio di dicembre e che si rivolge ai “più poveri fra i poveri”, ossia ad una parte (circa il 60%) delle 4,7 milioni di persone che, nel nostro Paese, vivono al di sotto della soglia di povertà.

Prevede, certo, un contributo economico, compreso fra i 187 e i 539 euro (in media 297 euro) in ragione della composizione del nucleo familiare e dei redditi della famiglia, ma anche e soprattutto un progetto individualizzato allo scopo di sostenere la persona e i suoi congiunti in un percorso diretto a superare la situazione di disagio. E soprattutto non si tratta di un progetto e nemmeno di una sperimentazione, bensì di un livello essenziale delle prestazioni socio-assistenziali. In altri termini di un vero e proprio diritto esigibile che riguarda tanto i servizi d’informazione e accesso, la valutazione multidimensionale del bisogno e il progetto personalizzato.

Sulla carta è tutto chiaro. Nella pratica, a cinque mesi dall’avvio della misura, la macchina ancora deve entrare in funzione a pieno regime. In Toscana, ad esempio, fra gennaio e marzo, vi hanno potuto accedere 3.652 nuclei familiari per un totale di circa 9.100 persone. Meno di un quarto della platea dei potenziali aventi diritto che, da luglio, quando il ReI diverrà universale, comprenderà circa 50mila persone.

«Da qui l’esigenza di fare il punto sullo stato dell’arte di un provvedimento fortemente sostenuto anche dall’Alleanza contro le povertà, un raggruppamento composto a livello nazionale da 35 organizzazioni diverse, tra realtà associative, rappresentanze dei comuni e delle regioni, enti di rappresentanza del terzo settore, e sindacati» spiegano i promotori del Centro studi iCappuccini, l’aggregazione di realtà associative, del terzo settore e imprenditoriali impegnati da ottobre nella scuola di formazione popolare. Che al Reddito d’Inclusione dedicherà proprio il prossimo appuntamento del percorso formativo, dedicato al tema “Esclusione Sociale e Lavoro”.

L’appuntamento è per sabato 28 aprile alle 10.30 nella biblioteca dell’ex convento dei Cappuccini (via dei Cappuccini 2b). “Reddito d’inclusione: un’opportunità per ripartire? Strumento di assistenza o promozione della persona?” saranno gli interrogativi su cui si confronteranno Massimo Novarino dell’esecutivo nazionale dell’Alleanza contro la Povertà, il presidente delle Acli Toscane Giacomo Martelli, la presidente della SdS Pisana Sandra Capuzzi e Elena Innocenti ricercatrice della Fondazione Zancan.

Il Centro Studi iCappuccini nasce su iniziativa delle Acli provinciali di Pisa ed ha aggregato attorno a questo percorso di formazione popolare oltre una ventina tra realtà associative e pastorali (Azione Cattolica diocesana, Scout Agesci zona di Pisa, Bilanci di Giustizia, Caritas diocesana, CittadinanzAttiva, Fondazione Toniolo, Gruppo Universitari di San Frediano e Chiesa Universitaria di San Frediano, Iris, Chiodofisso onlus, Libera, Ora Legale onlus, Movimento dei Focolari, Pastorale Sociale del Lavoro, Gruppi Famiglie Insieme, Officina di Economia Solidale) e imprenditoriali (agenzia formativa Aforisma, cooperative sociali Axis, Il Simbolo e Alzaia, coop. Research&Recycling, Arkea srl).

L´obiettivo della scuola di formazione popolare e del centro studi? «Attraverso eventi formativi e ricreativi dedicati al lavoro come impegno locale del nostro agire in risposta alle nuove sfide globali, vogliamo rimettere il lavoro stesso al centro dell´attenzione e della riflessione come strumenti di dignità e di promozione della persona – spiegano gli organizzatori – L´idea nasce in seguito ad alcune iniziative organizzate sottoforma di scuola di formazione popolare da cui è emerso il bisogno per i cittadini di trovare un luogo di confronto e di formazione che permetta di capire le dinamiche di ciò che ci accade intorno sul piano sociale, economico e politico».

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