In ricordo di Romeo Anconetani: diciotto anni fa la sua scomparsa

PISADiciotto anni fa scompariva Romeo Anconetani, uno che ha fatto la storia del calcio pisano ma non solo. Inutile andare a scavare i perché ed i per come. La sua opera è ormai consegnata alla storia del calcio planetario.

E’ arci nota la sua storia al timone del Pisa che con lui ha raggiunto livelli impensabili ed incredibili per una squadra ed una città come Pisa. Forse meno nota la sua attività precedente che però lo rese famosissimo in tutta Italia. Romeo fu il primo ad inventare la figura del procuratore. Negli anni 60 svolse anche la professione del giornalista, scrivendo con uno pseudonimo. A causa della squalifica (da dirigente del Prato venne radiato) si inventò la figura del consulente esterno ed aiutò moltissime squadre e realizzare veri e propri colpi di mercato. Mise su un ufficio prima a Livorno e poi a Pisa vicino ala stazione. Sapeva tutto di tutti ed aveva un archivio aggiornatissimo con i dati anche dei calciatori ai più sconosciuti. Negli anni 70 si avvicinò prima alla Lucchese e nel 78 al Pisa che rilevò da Rota. Personaggio di grande rilievo, noto un po’ in tutto lo stivale, aveva coltivato nel tempo amicizie importante ma soprattutto si era creato molti nemici che alla fine gliela fecero in qualche modo pagare. Parlando del Romeo calcistico, il suo fu un peregrinare un po’ in tutta la Toscana, lui che era triestino di nascita. Signa, Prato e Lucchese che fu ad un passo da rilevare. E fu lui ad inventare la prevendita, i treni per i tifosi ed il ruolo del procuratore sportivo. Si guadagnò l’ appellativo di “Signor 5 per cento”. Senza di lui il calcio non sarebbe mai diventato quello che poi è stato. Negli anni trovò a Pisa stabilità ed affetti calcistici.. Romeo garantì non solo anni di serie A e B ad altissimi livelli, ma portò il nome di Pisa e del Pisa ovunque anche a livello internazionale. Nel giro di tre anni la squadra arrivò in serie A, attraversando pagine intense come la vittoria di San Siro, dato che il Milan era finito in serie B per un illecito sportivo riguardante il calcio scommesse. In massima serie Romeo riuscì a costruire un’ottima squadra, impreziosita da Klaus Bergreen, danese semi sconosciuto ma che si rivelò un ottimo giocatore, capace da centrocampista, di realizzare otto reti al suo primo campionato italiano. Il campionato 1982/83, il primo di serie A della gestione Anconetani, si chiuse con un buonissimo undicesimo posto. Il Pisa espugnò campi importanti come il comunale di Torino (2-0 ai granata) e San Siro ove i nerazzurri regolarono 1-0 l’Inter di Bersellini. Il Pisa espugnò anche Catanzaro e vinse quindi tre volte in trasferta, proprio come la Roma campione d’Italia ed assai meglio di squadre come Napoli e Torino. All’Arena squadre importanti come l’Inter e la Juventus dovettero accontentarsi di un misero punto, cosa che avrebbero pagato a caro prezzo, perdendo lo scudetto a vantaggio della Roma, che espugnò l’Arena soffrendo. Tra alti e bassi la Serie A veniva comunque garantita come nella stagione 1985-86: toccò a Vincenzo Guerini la guida tecnica della squadra. Sembrava un campionato tranquillo, ma poi tre sconfitte consecutive relegarono il Pisa al quattordicesimo posto con 23 punti. Questo disse il campo, visto che fuori ci fu anche altro. L’Udinese di punti ne fece 25, ma una sentenza della giustizia sportiva lo declassò all’ultimo posto per illecito sportivo. Tutto scoppiò il 14 aprile con l’inchiesta della procura di Torino che emise dodici ordini di cattura. Il Pisa quindi diventò, in un primo tempo, tredicesimo e si salvò. I nerazzurri partirono per il ritiro come squadra di serie A. Fu ingaggiato anche il forte attaccante austriaco Schachner dal Torino. Ma un incredibile sentenza della Caf riammise l’Udinese in serie A, sia pur condannandolo a partire da -9. La reazione fu un misto di rabbia ed incredulità. La prima gara ufficiale venne disertata dalla tifoseria in segno di protesta. Pisa-Torino di Coppa Italia si svolse dinanzi a migliaia di lumini stesi sugli spalti. Il campionato 1986/87 cominciò male. Furono solo diciannove i punti che i nerazzurri conquistarono nel girone di andata, contro i 25 della Cremonese, i 24 del Pescara ed i 23 di Genoa e Messina. Nella seconda fase però il Pisa cambiò marcia, 25 punti come nessun’altro. L’ultima giornata: il Pisa va a Cremona. I padroni di casa hanno un punto in più, gli basta il pari. Ai nerazzurri il pari potrebbe non bastare. Furono ben seimila i pisani che si recarono a Cremona, ove una doppietta di Lamberto Piovanelli regalò ancora una volta la serie A alla città. Quello del 1990/91 fu l’ultimo campionato di serie A per i nerazzurri. La partenza fu buona: vittoria a Bologna e 4-0 al Lecce. Piovanelli in nazionale, in squadra Simeone, Chamot e Larsen. L’anno successivo fu sfiorata la serie A, con un sesto posto. L’anno dopo ancora peggio: ottavi e tanta amarezza. Nel campionato 1993/94 il Pisa nel girone di andata ottiene la miseria di 16 punti e 19 in quello di ritorno. In casa è un rullo compressore, nessuno espugna l’Arena, nemmeno la Fiorentina di Toldo, Batistuta, Effenberg, Baiano, Laudrup. Fuori casa è da tragedia, solo sette punti, una sola vittoria ad Acireale. La penultima gara il Pisa gioca a Verona e pareggia, l’Acireale in casa con il Bari. I siciliani vincono e segnano al centesimo minuto. Erano sparite le bandierine dei calci d’angolo tra il primo ed il secondo tempo. Il Pisa ed il Pescara presentarono reclamo, ma naturalmente non successe nulla. L’ultima giornata di campionato arrivò all’Arena la già salva Fidelis Andria. Sembrava un esito scontato. Arena esaurita. Finì 0-0 con un palo colpito da Roberto Muzzi. Fu necessario affrontare uno spareggio con l’Acireale a Salerno. Molti ricorderanno l’infelice esito dei tiri dagli undici metri. Il campo decretò la serie C. Ad agosto del 1994 la giustizia sportiva cancellò il Pisa Sporting Club dal professionismo. Nessuno mosse un dito per aiutare il Pisa e Romeo.

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