Rimossa l’edicola in Borgo Stretto confiscata alla mafia. Ed è già polemica fra le forze politiche

PISA – È stata rimossa dal Comune di Pisa l‘edicola in Borgo Stretto confiscata alla mafia. In città fra le varie forze politiche e le associazioni sono già scoppiate le polemiche.

I primi a commentare l’accaduto sono il Presidio di Libera di Giancarlo Siani sulla propria pagina Facebook: “Apriamo l’anno con una notizia pessima, assolutamente inaspettata e fuori da ogni accordo preso finora. L’edicola confiscata in Borgo Stretto è stata rimossa dal Comune di Pisa. Dalle testimonianze raccolte ci è stato garantito che fino al 31.12 l’Edicola era al suo posto. Abbiamo lavorato con impegno per mantenere vivo il simbolo che l’impronta della criminalità organizzata ha lasciato sul nostro territorio; non più tardi dello scorso Maggio le settimane di mobilitazione per l’Edicols avevano risvegliato l’interesse cittadino sul tema. Grazie alla mobilitazione di un’ampia fetta della popolazione, dalle scuole alle associazioni studentesche, e il supporto in prima persona di Don Ciotti, del Sindaco di Pisa Conti, oltre che l’impegno garantito dai Rettori delle Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna, erano stati presi accordi con l’amministrazione comunale per preservare questo simbolo, garantendo una continuità nel messaggio e nell’utilizzo a scopo sociale. Le nostre domande sono tante, così come è tanta l’indignazione e la rabbia per un atto che non tardiamo a definire come vile. Non solo hanno rimosso un simbolo della lotta alla criminalità organizzata, ma oltretutto hanno distrutto tutti i messaggi di speranza che i ragazzi delle scuole avevano appeso all’Edicola. Ci siamo recati personalmente in Comune, ma ci hanno detto che sono tutti in ferie. Hanno rimosso la speranza di cambiamento mentre erano in ferie..

“Non c’è bisogno di tenere una carcassa di ferro degradata che ostruisce il passaggio in una delle assi pedonali principali della città di Pisa come Borgo Stretto, per testimoniare la lotta alla mafia – afferma il deputato della Lega Edoardo Ziello – Noi a differenza del Pd abbiamo dato una delega specifica al ‘contrasto alle mafie ad un assessore che prima non c’era. Serve l’Antimafia dei fatti e non delle chiacchiere sterili a vuoto”.

L’edicola in Borgo Stretto non c’è più

A rispondergli per le rime le esponenti PD Olivia Picchi e Alessandra Nardini: “Ho visto di recente il film “il traditore” – afferma Olivia Picchi – Nel film, mentre Buscetta viene scortato all’aula bunker c’è una manifestazione con questo slogan “B iva la mafia che ci dà lavoro”. Mi ha ricordato le parole del fratello di Peppino Impastato. Ho avuto la fortuna di conoscere lui e la madre tanti anni fa quando partii insieme a Libera – Pisa per portare mezzi e risorse a una cooperativa di Cinisi,  vittima di ritorsioni,   che gestiva un terreno confiscato alla mafia. Giovanni mi disse: “togliere i beni alla mafia e tramite essi dar lavoro ai giovani è l’unico modo di toglierle ossigeno”. Felicia (la madre) annuiva silenziosa e allo stesso tempo “ferma”. In ottobre a Firenze Giuseppe Governale direttore della Direzione Investigativa Antimafia ha annunciato ai cronisti: “In Toscana c’è un rischio di infiltrazioni mafiose e noi siamo qui per sensibilizzare”. Ecco perchè i simboli sono importanti: perchè stanno lì da monito e come spunto di riflessione. Sono questioni delicate ma come è possibile aprire una discussione seria su un tema del genere quando il parlamentare (e sottolineo parlamentare) della Lega Ziello definisce l’edicola come “una carcassa di ferro degradata che ostruisce il passaggio”.Non era forse possibile rilanciare e provare a fare un intervento che ne valorizzasse il significato? Evidentemente no, non sta nelle corde della Lega. D’altronde nel Dup e nel bilancio appena approvato da Conti & C. non ci sono previsioni di azioni sul tema e hanno bocciato gli emendamenti presentati da me e dal capogruppo Pizzanelli che prevedevano investimenti nel settore cultura, legalità, diritti. L’incontro fra i ragazzi di Libera e i capogruppo in occasione della laurea honoris causa che l’Unipi ha conferito a Don Ciotti si è svolto solo per le pressioni della minoranza. Domani su iniziativa di Francesco Auletta presenteremo come minoranze la richiesta di discussione in Consiglio Comunale e insieme alla consigliera Scognamiglio porteremo la discussione anche nelle commissioni deputate. Il tema è troppo grande per lasciare cadere  “la mafia uccide…il silenzio pure” recita lo striscione degli Studenti contro le Mafie. Ecco l’importanza dei simboli, ecco la necessità di parlarne e non abbassare la guardia. Rimuovendo l’edicola si ha il risultato di dire a Pisa che l’infiltrazione mafiosa non esiste, che è stata un brutta parentesi e che adesso è tutto a posto. Si cerca di far dimenticare in nome del decoro o di altri interessi e su questo noi non ci stiamo. Ziello dovrebbe spiegarlo a Falcone e Borsellino, al generale Dalla Chiesa, a Piersanti Mattarella, ad Ambrosoli…e ai tanti Mario, Francesca, Giuseppe….un elenco infinito di persone che hanno pagato con la vita il non girarsi dall’altra parte. Tutta questa gente per non “spostare un’edicola” ha dato la vita; la vita per uno Stato ed un mondo più giusto. La vita anche per persone come Ziello e Conti che quel sacrificio non lo meritano anche se ne beneficiano.Un modello culturale che mira all’annullamento delle menti e delle coscienze. Le storture di questo mondo vanno affrontate, vanno spiegate ai giovani e va spiegato loro che dire no è giusto e che essere “retti” paga sempre. Che generazioni vogliono crescere? Cosa vogliono insegnare Conti e Ziello ai loro figli?

“Hanno rimosso l’edicola all’inizio di Borgo Stretto, un simbolo dei beni confiscati alla mafia, per cui era in campo un lavoro finalizzato a garantirne la presenza – Alessandra Nardini afferma la consigliera regionale Pd – Era un impegno che, a maggio, si era assunto lo stesso Sindaco Conti. L’hanno rimossa dal giorno alla notte, il Primo dell’anno. Come può accadere una cosa del genere? Perché un’azione organizzata come un’imboscata? Libera e la città pretendono spiegazioni, ammesso che ce ne siano di accettabili.
È una scelta inspiegabile e assolutamente sbagliata, nei metodi e nel merito. Se non verrà fatta immediatamente chiarezza, porterò il caso in Consiglio Regionale e chiederò ai parlamentari del territorio di portarlo in Parlamento. Non si rimuovono così i simboli della legalità e dell’antimafia”.

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