Riordino delle Provincie: i termini stanno per scadere

PISA – Tornerà a riunirsi domani, nell’ultimo giorno a disposizione, il Cal, il Consiglio delle autonomie locali, chiamato a formulare un’ipotesi di riforma delle Province da presentare alla Regione Toscana che entro il 25 ottobre dovrà a sua volta trasmettere al Governo una proposta di riordino.

Il tempo è ormai quasi scaduto ma l’accordo non sembra molto vicino e il dibattito è concitato. L’ufficio di presidenza del Cal vorrebbe portare domani in assemblea un documento che possa trovare un consenso più ampio possibile. Se questo intento non riuscisse allora l’alternativa potrebbe essere anche quella di non avanzare nessuna proposta e attenersi più semplicemente a quello che prevede la legge nazionale sulla spending review. La Toscana verrebbe così divisa in tre Province (una ribattezzata ‘Frankestein’ con Pistoia e Prato accorpate con Lucca e Massa Carrara; un’altra con Pisa assieme a Livorno; e una terza con Arezzo unita a Grosseto e Siena), più la Città metropolitana al posto dell’attuale provincia di Firenze. I pochi punti condivisi sembrano essere la Città metropolitana di Firenze e il territorio di Arezzo.

Se infatti il Governo accetterà di considerare come ‘buono’ il dato della popolazione residente e non solo quella risultante dal censimento, Arezzo avrebbe i numeri per essere una Provincia a sé. Questo risultato segnerebbe però il tramonto dell’ipotesi della Regione Toscana, basata sull’idea di tre grandi aree vaste più la Città metropolitana. Lo scacchiere a questo punto vedrebbe l’unione di Grosseto con Siena, e quella di Livorno con Pisa, più l’incognita sui restanti territori. Un’ipotesi è che vengano accorpati nella maxi Provincia ‘Frankenstein’. L’altra via sarebbe quella di provare a chiedere una deroga per unire Prato con Pistoia, ma i numeri, in termini di superficie, sono lontani dai rigidi parametri richiesti dalla spending review nazionale. Su questo aspetto sembra comunque esserci una certa compattezza tra le varie anime del Cal. Anche Siena chiede poi con insistenza di rimanere Provincia a sé e un appello in questa direzione è stato firmato da 35 sindaci del senese. L’altro fronte della partita si gioca invece sui capoluoghi, specie per quanto riguarda la disfida tra Pisa e Livorno, che in base alla legge nazionale vede favorita la città labronica perché ha più abitanti. Per questo, secondo quanto appreso, avrebbe creato molte fibrillazioni la presenza del sindaco di Pisa e presidente del Cal Marco Filippeschi, al corteo contro ‘Livorno capoluogo’ della nuova provincia. Su questa scia domani, secondo quanto appreso, non è escludibile che alcuni enti locali possanno arrivare a chiedere che Filippeschi si dimetta dalla guida del Cal. Per trovare un punto di raccordo il documento del Consiglio delle autonomie locali proverà a chiedere il riconoscimento di Arezzo come provincia, la deroga per Prato e Pistoia e l’applicazione della legge nazionale per i restanti territori con la previsione di un’area vasta che abbracci Pi-Li-Ms-Lu.Oggi si è anche riunita, a lungo e in maniera serrata, anche l’Upi, l’Unione delle Province, che intende portare anchéessa un documento all’assemblea basato sulla Città metropolitana e la nascita di 5 Province: Pt-Po (in deroga), Ar, Pi-Li, Lu-Ms e Si-Gr. Nel computo c’é poi da considerare la posizione di Anci a favore di un riordino secondo i criteri della norma nazionale e per poi dare avvio, in un secondo momento, “ad un percorso di riassetto istituzionale della Toscana a partire dalla Costituzione e consultando direttamente le popolazioni interessate”. (Fonte Ansa)

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