Ritrovate dai Carabinieri di Firenze dieci opere pittoriche del valore di 4 milioni di euro. Erano state rubate al Museo di San Matteo

PISA – Dieci opere pittoriche del valore di 4 milioni di euro sottratte, senza che nessuno se ne accorgesse, al Museo di San Matteo nel 2003 sono state ritrovate dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e riportate nella nostra citta’.

L’indagine, condotta dal Sostituto Procuratore Giovanni Porpora, ha preso il via all’inizio del 2014, ma la vicenda, di cui ancora non sono chiari i contorni, ha inizio molto prima. Nel 2002 il Museo di San Matteo affida ad un restauratore accreditato alla Soprintendenza di Pisa, Marco Guazz, 17 opere (15 tavole e 2 tele). Ma nel 2006, a restauro compiuto, il restauratore ne restituisce solo 5. Come spiega il Dott. Dario Matteoni, attuale direttore del Museo

A questo punto sei opere vengono immesse sul mercato. Tra queste un dipinto olio su tavola, con fondo oro, raffigurante una “Madonna Addolorata” che all’epoca del furto era attribuita alla scuola del maestro fiammingo Quinten Metsys, e come tale era stata rivenduta dal restauratore per 31.000 euro.

“La via dell’illegalità è stata la fortuna di quest’opera – spiega il comandante del nucleo di tutela del patrimonio culturale di Firenze, Lanfranco Disibio – la casa d’aste svizzera che l’aveva acquistato lo ha infatti esposto pubblicamenta a Maastricht, dove alcuni esperti di arte fiamminga lo hanno riconosciuto come opera del maestro”. Una scoperta che mandato alle stelle il suo valore: “L’opera – continua Disibio – è stata venduta ad un collezionista straniero per 2,8 milioni di euro. L’abbiamo ritrovata in Grecia e grazie ad una rogatoria insolitamente breve l’abbiamo riportata a Pisa”.

Delle 12 opere sottratte e ritrovate, due non sono ancora rientrate: “c’è una rogatoria con la Francia – spiega il procuratore Ugo Adinolfi – per il rientro di due dipinti “La Vigilanza” e “La Giustizia”. Speriamo che si concluda in breve tempo. Il reato di appropriazione indebita aggravata, contestato al restauratore, è sottoposto a prescrizione, in questi casi di 6 anni”, spiega Adinolfi “quindi già prescritto. Per quanto riguarda le case d’asta e i compratori bisognerà accertare la loro buona fede”.

20140606-190427.jpg

You may also like

By