Ritrovo in piazza San Francesco a Pisa per le “Sentinelle in piedi” Cento piazze per la famiglia.

PISA – Si è svolta martedi 26 maggio, in piazza San Francesco sul sagrato dell’omonima splendida chiesa pisana una manifestazione a favore della famiglia tradizionale, organizzata dal gruppo delle “sentinelle in piedi” dal tema ” Cento piazze per la famiglia.

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Oltre 150 i partecipanti alla veglia delle Sentinelle in Piedi questo pomeriggio a Pisa, nonostante i tentativi falliti di boicottate l’iniziativa da parte di un gruppetto rumoroso di contromanifestanti. Con la loro presenza, i’veglianti’ silenziosi e ordinati hanno riaffermato che, fermo restando la libertà di ciascuno di scegliere chi e come amare, il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Che la famiglia, che si fonda sul matrimonio, è la cellula primaria della nostra società perché luogo privilegiato per la crescita e l’educazione delle future generazioni.

Che è inaccettabile la colonizzazione ideologica del gender operata nelle scuole, “attività surrettiziamente mascherata da corsi contro l’omofobia: si usa un argomento legittimo per veicolare finalità arbitrarie”. Che “attraverso la sponsorizzazione di presunti diritti alla genitorialità, si trasmette come pratica legittima lo sfruttamento e la mercificazione delle donne con l’utero in affitto”. Le Sentinelle, pur riconoscendo la bontà del desiderio di paternità e maternità, sostengono che un desiderio non è automaticamente convertibile in un diritto, soprattutto quando lede i diritti dei più piccoli e indifesi. Dire tutto questo non è omofobia. E’ difesa della realtà umana.

Ribadiscono che la pratica dell’utero in affitto, insieme a quella associata della fecondazione artificiale (anche eterologa), vada vietata perché riconosce e istituzionalizza una nuova forma di schiavitù e di sfruttamento, oltreché una violazione dei diritti umani delle donne e dei bambini. Non c’è differenza tra la pratica commerciale dell’utero in affitto e la compravendita dei bambini. Che ogni pratica che espone donne e bambini ad essere oggetto di sfruttamento commerciale debba essere proibita.

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Nessuno ha diritto al figlio. “La maternità surrogata rompe il legame naturale, biologico, intimo che si crea in gravidanza. E quando questo legame viene spezzato le conseguenze sono durature per entrambe le parti. Nei paesi in cui la maternità surrogata è autorizzata (Inghilterra e Germania) questa sofferenza è istituzionalizzata”, così scrivono i centosessanta firmatari -tra cui associazioni femministe, collettivi di lesbiche e intellettuali di sinistra di varie nazioni Europee- nel loro appello pubblicato recentemente su Liberation. E anche le Sentinelle, liberi cittadini pisani, vi aderiscono.

Nell’indifferenza generale e nel silenzio complice del mainstream mediatico, il Parlamento italiano sta discutendo un disegno di legge -ddl Cirinnà- che equipara le unioni civili fra persone dello stesso sesso al matrimonio; oltre a una “ridefinizione” e a uno “snaturamento” del matrimonio, questo comporterà anche che un bambino potrà essere privato del proprio papà o della propria mamma naturale e adottato dal convivente dello stesso sesso grazie all’istituto della Stepchild Adoption.

E significa anche aprire nel nostro Paese la strada alla legittimazione della pratica dell’utero in affitto, tecnica disumana che tratta i bambini come oggetti da produrre ad uso e consumo degli adulti, e che sfrutta la maternità di donne povere costrette a vendere quanto hanno di più caro: una nuova forma di schiavitù e sfruttamento sarà istituzionalizzata nel torpore generale; donne saranno ridotte a fornitrici di materiale biologico o incubatrici a pagamento; i bambini non saranno più “soggetti di diritti” ma “oggetto del diritto” egoistico altrui.

Questo lo scenario che si va delineando col Ddl Cirinnà sulle “unioni civili”, un testo che va a minare la società attaccando al cuore la sua cellula fondante, la famiglia. La stessa Monica Cirinnà, relatrice e prima firmataria del ddl, riferendosi in aula al suo testo ha parlato di “un passo iniziale verso lo scardinamento, che già esiste nella nostra società, rispetto alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.” L’equivoco di fondo è che l’elemento fondante dell’istituto giuridico del matrimonio sia l’amore, il sentimento. Ma la legge riconosce -e non istituisce- il matrimonio fra un uomo e una donna non in base al sentimento ma in quanto promessa libera e volontaria e unione stabile fra due persone di sesso differente che godono di diritti perché si impegnano ad assumere di fronte alla società precisi doveri, quali la reciproca e mutua assistenza dei coniugi, e soprattutto la procreazione, l’educazione e la crescita dei figli. La famiglia è istituzione naturale proprio perché ha in se stessa la struttura fondamentale di donare la vita e proteggere ed educare i figli di generazione in generazione. Di fronte a tutto questo, quale è la presa di posizione di ciascuno di noi?dissentiamo o ignoriamo? Non possiamo solo stare a guardare, perché sarà molto difficile tornare indietro, anche qualora si riconoscesse l’inevitabile danno fatto ai nostri figli e alle future generazioni. Quando i bambini diventano oggetto di diritto, quando l’essenza stessa dell’essere umano è violata nella sua natura di uomini e di donne, occorre esporsi, non delegare. Occorre esserci. Per questo, veglia per la famiglia con le Sentinelle in Piedi in una delle 100 piazze. Veglia a Pisa il 26 maggio alle ore 19 in piazza San Francesco.

Dopo aver realizzato 273 veglie in meno di due anni, dopo la mobilitazione nazionale dello scorso 5 Ottobre, le Sentinelle in Piedi invadono silenziosamente 100 piazze italiane, da Roma a Milano, da Trieste a Catania, da Torino a Messina passando per Cagliari, Firenze. Pubblicamente testimoniamo il nostro NO al testo Cirinnà sulle cosiddette “unioni civili”. Ribadiamo il nostro fermo NO all’introduzione dell’deologia gender fra i banchi di scuola a danno dei più piccoli. Rimarchiamo la pericolosità del ddl Scalfarotto che vuole introdurre il reato di opinione per punire la cosiddetta “omofobia”, concetto non giuridicamente definito e definibile e quindi soggetto ad interpretazione personale e all’arbitrio dei giudici, termine studiato a tavolino per zittire chi non si allinea al pensiero unico. Siamo in piazza soprattutto per dire SÌ alla famiglia, SÌ al diritto di ogni bambino a crescere con il suo papà e la sua mamma, SÌ a una società che non rinnega bensì valorizza l’essenza di ogni uomo e donna nella loro differenza. Non è più sufficiente dissentire fra le mura di casa. In piedi, in silenzio, affermiamo che non c’è legge che possa zittire le nostre coscienze vigili. In piazza, testimoniamo che non c’è inganno che possa cambiare la realtà.

Contro tale manifestazione si sono radunati, nella vicina piazza D’Ancona a Pisa un gruppo di antagonisti per contestare tali tematiche. Imponente il servizio d’ordine con poliziotti in assetto antisommossa.

Fonte: Sentinelle in Piedi

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