Sabato 11 e domenica 12 al Verdi: “Carmen”

PISA – C’è grande attesa per Carmen, il capolavoro di Bizet che sarà in programma al Teatro  Verdi l’11 e 12 gennaio, registrando ormai da settimane il ‘tutto esaurito’ su entrambe le recite. Accolta da reazioni contrastanti al suo debutto (all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875), Carmen si è poi presto affermata, nel corso dell’ultimo Ottocento e nella prima metà del secolo scorso, come una delle opere-cardine del grande repertorio operistico mondiale. Salutata da  Nietzsche come una sorta di ‘antidoto’ solare e mediterraneo alle brume nordiche del dramma musicale di Richard Wagner, Carmen ha imposto alla cultura europeo ottocentesca un vero e proprio mito, ispirato allo spirito di libertà coniato da Mozart con il suo Don Giovanni: il tema della femme fatale, ovvero della donna che vive liberamente i suoi istinti, le sue passioni. Come il Don Giovanni mozartiano, infatti, la gitana di Bizet e Mérimée seduce e abbandona e corre impassibile verso il proprio destino e un tragico finale. La crudezza realistica con cui Bizet tratteggia personaggi, ambienti e situazioni rappresenta uno degli aspetti più innovativi della drammaturgia di Carmen, autentica tragedia ‘mediterranea’ che apre le porte al naturalismo in musica. Un naturalismo giustamente sottolineato anche in questa nuova coproduzione, che ha già debuttato a Livorno a metà novembre, seguita dalle due recite al Giglio di Lucca una decina di giorni dopo, con un notrevole successo di critica e di pubblico in entrambe le città. Naturalismo, dicevamo: come annota Roberto Del Nista sul Giornale della Musica, questa Carmen, infatti, “si incunea nelle cronache odierne, affrontando in modo pungente il tema del cosiddetto femminicidio: Esposito vede Carmen come il simbolo sacrificale di tutte quelle donne fatte oggetto di violenza da parte di uomini senza scrupoli e senza morale, sotto gli occhi di una società inerte, guardona e morbosa. Il linguaggio registico, schietto, pungente, veicolato attraverso un’unica e funzionale scena polimorfa, giunge preciso e bivalente: condanna ai fatti in sé e supplica per porre fine alle violenze”.

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