Sabato e domenica al Teatro Verdi di Pisa un “Trittico” molto particolare

PISA – C’è grande attesa per il particolarissimo “Trittico”, nuova produzione del Teatro di Pisa, in scena per la Stagione Lirica sabato e domenica al Teatro Verdi, sabato 19 novembre ore 20.30, domenica 20 novembre ore 16.

Proposte insieme, infatti, sono la fulminante Sancta Susanna di Paul Hindemith (la cui riscoperta in Italia, dopo anni di oblio, si deve al M° Riccardo Muti per il Ravenna Festival 2012) e le coeve Suor Angelica e Gianni Shicchi, composte da Puccini su libretto di Giovacchino Forzano.

imageTre opere connesse al fil rouge tematico del 2016 pisano “Demoni ed angeli”: le prime due incentrate su due figure di suore umanissime, la terza – dal carattere di opera buffa – basata, com’è noto, sul XXX canto dell’Inferno dantesco.

Dirige uno dei direttori italiani più attivi a livello internazionale, Daniel Agiman. La regia è di Lorenzo Maria Mucci, scene di Emanuele Sinisi, disegno luci di Michele Della Mea (di nuovo tutti e tre insieme dopo l’elegante Simon Boccanegra che inaugurò la scorsa stagione). Con l’Orchestra Arché e, in Suor Angelica, il Coro Laboratorio Lirico San Nicola, Maestro del Coro Marco Bargagna. Nei ruoli principali Elisabetta Farris (Susanna e Suor Angelica), Sumie Fukuhara (Klementia e la Zia Principessa), Sergio Bologna (Schicchi), Giulia De Blasis (Lauretta), Andrea Giovannini (Rinuccio).

imageCon loro, Maria Candirri (Suora anziana in Sancta Susanna, la Zelatrice in Angelica, la Ciesca in Schicchi), Margherita Tani (la Badessa), Emanuela Grassi (maestra delle novizie), Noema Erba (suor Genovieffa), Claudia Muntean (suor Dolcina), Sonia Baussano (suora infermiera), Elena Bakanova (prima cercatrice), Takako Izumi (seconda cercatrice in Angelica e Nella in Schicchi), Helga Sergio (conversa), Domitilla Lai (novizia), Virginia Puccini (suor Osmina), Candida Guida (Zita), Marco Voleri (garzone in Sancta Susanna e Gherardo in Schicchi), Marco Iannattoni (Gherardino), Daniele Piscopo (Betto di Signa), Marco Innamorati (Simone), Emilio Marcucci (Marco), Giovanni Di Mare (Maestro Spinelloccio), Alessandro Martini (ser Amantio), Franco Bocci (Pinellino), Massimo Dolfi (Guccio).

Sia Sancta Susanna che Suor Angelica destarono scandalo in passato per i temi trattati (nell’una la sensualità nell’estasi, nell’altra il suicidio) ma in realtà sono entrambe due capolavori, ed è interessante confrontarne i modi e lo stile, da un lato dell’espressionismo tedesco hindemithiano, dall’altro del grande Lucchese.

imageAlla cupezza espressionista di Hindemith, che sul testo del dramma originale di August Stramm realizza un equilibrio perfetto e raffinato tra forma musicale e contenuto drammatico, fanno infatti qui da contraltare il sentimento religioso che pervade il cammino di redenzione in Suor Angelica con le sue melodie suadenti e i suoi temi quantomai precisi in un tempo, gli anni ’20, in cui si negava persino l’esistenza di un linguaggio musicale e poetico e si aspirava a un deciso rinnovamento musicale, e il divertimento farsesco del Gianni Schicchi, lavoro dove Puccini esalta il ritmo, musicalmente e come azione, e con esso riporta in vita, intelligentemente, tutti gli stilemi dell’opera buffa.
Così annota Lorenzo Maria Mucci: «Tre storie di un’ideale “umana” commedia in quanto raccontano di scelte, di stupori, di dolori e passioni che l’umanità dei protagonisti deve affrontare. In uno spazio scenico che è scatola caratterizzata dal fondo oro di tanti dipinti della nostra storia, si muovono queste icone che sono animate da passioni, prendono vita innamorandosi, scoprendo il proprio corpo, godendo della bellezza della Natura, soffrendo, desiderando, commettendo errori. Spazio mistico e dell’intelletto, caratterizzato da un’aura sacrale che viene continuamente corrotta e rinnovata, riscaldata dalla vita che entra continuamente nella scatola (così come negli spazi del convento, nella casa / camera mortuaria), dalle finestre, dalle porte. La vita, imperfetta, si riverbera sull’oro delle pareti, reclama sacrifici, prese di posizione, promette futuro, disillude rinnovando e poi disilludendo di nuovo, in tempi e modi diversi, la promessa di felicità e appagamento che da sempre muove l’animo umano.» Per maggiori informazioni tel 050 941 111 www.teatrodipisa.pi.it

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