San Rossore. 80 anni fa le leggi razziali. Rossi e Barni: “Ascolto e dialogo con le comunità di immigrati”

PISA – Un forum, un luogo di incontro e di ascolto, dove istituzioni e comunità di stranieri che vivono in Toscana possano parlarsi.

Il presidente della Regione Enrico Rossi lancia l’idea non casualmente da San Rossore, nel confronto partecipato sulle diversità come valore e sulla formazione come garanzia di rispetto delle diversità organizzato nel pomeriggio nella tenuta in provincia di Pisa. Ad animare l’evento una cinquantina di giovani rappresentanti delle seconde generazioni di immigrati venuti a cercare in Toscana la speranza di un futuro migliore.

San Rossore è il luogo dove il 5 settembre 1938 furono firmate le leggi razziali e antisemite italiane, che codificavano in norma una tesi – anzi, un’invenzione – sostenuta da numerosi cattedratici italiani dell’epoca che al regime avevano prestato giuramento di fedeltà. Ma è anche la tenuta dove dieci anni fa, nel 2008 nel corso del meeting estivo internazionale organizzato per diversi anni dalla Regione Toscana, altri scienziati – Rita Levi Montalcini, Enrico Alleva e molti altri – hanno firmato il Manifesto degli scienziati antirazzisti: dieci punti del tutto opposti, a partire dall’affermazione che le razze non esistono. Oggi da San Rossore è stato rilanciato il manifesto delle nuove generazioni italiane, scritto nel 2016 e che sogna una scuola capace di gestire la multiculturalità, di valorizzare la conservazione della cultura del paese di origine ma anche di rafforzare il legame con la cultura italiana e il so stegno di pari diritti civili e politici per tutti. Un progetto di Italia plurale, come sintetizza in modo semplice Simohamed, uno dei giovani che hanno partecipato all’incontro, presidente del Conngi, il coordinamento nazionale delle giovani generazioni: “perché l’Italia – rivendica – appartiene a chiunque la viva con rispetto, nel segno dei valori della Costituzione”

“Qui a San Rossore – ricorda Rossi – si è svolto un momento infame della nostra storia e dalla condivisione di quello che è stato occorre partire per consolidare una comunità”. Ieri il razzismo e l’esclusione che si fondava su una legge, oggi le chiusure, i rigurgiti di odio razziale, la ricerca ancora una volta di capri espiatori e chiusure. Niente si ripete mai allo stesso modo, sottolinea Rossi, ma occorre stare attenti. “Ottanta anni non sono stati sufficienti per educare e costruire una cultura diversa” stigmatizza la presidente del’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, a San Rossore ad accogliere le seconde generazioni di immigrati.

“Bisogna costruire una cultura contro il razzismo, quello di ieri e quello di oggi” sottolinea la vice presidente della Toscana, Monica Barni. “L’obiettivo è un futuro di dignità per tutti” ribadisce Rossi, che ricorda il suo sì allo ius soli e al riconoscimento dei diritti politici agli stranieri che vivono in Italia. “Sono cose – precisa – che non stanno nei poteri della Regione, ma in una Toscana che è già multietnica e multiculturale possiamo studiare insieme i modi in cui istituzioni e comunità possano confrontarsi sui problemi e provare insieme a risolverli: un luogo stabile di incontro, ascolt o e consultazione per parlare della scuola, dell’accesso ai diritti, di sanità e tutela del lavoro”. “C’è bisogno di ascolto e di dialogo – conclude Barni – Vogliamo parlare di come essere cittadini, partecipare, essere parte di una comunità. Con questo progetto facciamo un passo in avanti”.

 

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