San Rossore apre alle produzioni agricole della tradizione locale

PISA – La Tenuta di San Rossore oltre a rappresentare un insieme unico di ambienti naturali, di foreste, di zone umide, di dune e spiagge è anche una tenuta agricola dove si svolge da secoli l’allevamento delle razze pisane. E’ poi diventata una fattoria integrata, dove vivevano e lavoravano centinaia di persone dall’800 fino alla seconda guerra mondiale. Come tenuta Presidenziale ha mantenuto nel tempo solo alcuni di questi caratteri.

Oggi l’azienda agroozootecnica copre circa 700 ettari dei 5000 complessivi della Tenuta di S Rossore e vi si svolge una attività biologica integralmente certificata.
Con il nuovo Piano di indirizzo dell’Attività Agrozootecnica nella Tenuta di San Rossore, – ha dichiarato il presidente Giovanni Maffei Cardellini – l’azienda sarà qualificata nella sua funzione scientifica e biologica tale da garantire la salute degli animali che sempre di più cresceranno allo stato brado. Inoltre sarà affiancata da altre attività proprio per rappresentare al meglio la vocazione di San Rossore ed essere un modello di sostenibilità e un laboratorio a cielo aperto, di conoscenze e di sperimentazione. Un cantiere aperto dove si praticano attività agricole e zootecniche in piena armonia con i compiti di conservazione e tutela degli ambienti naturali e ed una leva per le realtà economiche del territorio costiero.

Nel tempo verranno valutate altre attività agricole legate non solo alla zootecnia, bensì allargate all’orticoltura, frutticoltura e anche a coltivazioni di leguminose e cereali sempre in qualche modo legate al territorio, alle sue tradizioni, alle varietà locali, alle produzioni tipiche della zona costiera. Per rendere più forte anche il messaggio verso l’esterno, verso la comunità locale, verso i frequentatori saranno introdotte anche una nuova attività di valore strategico come la fattoria didattica al cui interno troveranno spazio animali, prodotti, strumenti e attività di trasformazione delle produzioni stesse. Per dare concreta rappresentazione alla vocazione sociale ed ai più ampi scopi di contribuzione alla coesione sociale delle comunità del Parco, sarà dato spazio anche all’ospitalità di attività di agricoltura sociale tendendo sempre ben fermi i principi di radicamento territoriale e delle tradizioni locali oltre che curare anche gli aspetti di valorizzazione economica delle produzioni”.

I numeri di S. Rossore oggi

A descrivere l’ attuale realtà di S. Rossore è stato il direttore del Parco Enrico Giunta: “L’attività agricola della Tenuta di San Rossore si svolge su circa 600 ha di terreno suddivisi in 8 appezzamenti a SUD lungo Arno e a nord lungo il Serchio. Nella zona Sud, esclusi i tre dromedari non in grado di riprodursi (una femmina e due maschi castrati), gli allevamenti consistono in quello equino, costituito da due mandrie (una Tiro Pesante Rapido con 17 capi e una Monterufolina con 15 capi) e quello bovino, costituito da quattro mandrie (due di razza chianina composta da 64 capi, , una di pisana con 49 capi, una di maremmana con 20 capi e un esemplare di Limousine per un totale di 134 capi. Attualmente sono in corso le procedure per la vendita degli animali per riportare, così, in dimensione maggiormente sostenibile il numero dei capi. Questo obiettivo è stato perseguito nel corso del 2017 e nel 2018, predisponendo due aste per bovini ed equini, recuperando il ritardo accumulato nelle vendite dei vitelli e dei cavalli e riportando le mandrie sotto controllo e in equilibrio gestionale.
Il piano delle coltivazioni 2017-2018
Si è puntato ad aumentare sensibilmente la produzione di fieni aziendali che, unitamente alla diminuzione dei capi, consentiranno di ridurre sensibilmente la spesa necessaria per l’alimentazione degli animali nell’inverno 2018-2019. Anche dal punto di vista della protezione delle produzioni dall’azione degli ungulati sono stati messi in campo progetti e recuperato finanziamenti (grazie al PIT – Pianura Pisana) per prevedere interventi straordinari di rifacimento delle recinzioni. Il lavoro dovrà comunque proseguire con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza alimentare nell’annata 2019-2020.
Sintesi dei risultati principali ottenuti nella gestione 2017-2018
– Riduzione del numero di capi: da un totale di circa 300 capi tra bovini (240) e equini (60), si è passati nel giro di 6 mesi ad avere circa 180 capi, 150 bovini e 30 equini, con una proporzionata riduzione del fabbisogno foraggero annuale.
– Aumento delle produzioni dei seminativi e dei pascoli: la produzione dei fieni è aumentata di circa il 50%, passando da circa 2.200q del 2017 ai circa 3.300 del 2018. In questo caso è da sottolineare un aumento anche qualitativo e non solo quantitativo dei foraggi, consentendo di alimentare esclusivamente con erba tutti i capi aziendali (esclusi tori e vitelli svezzati) per tutto il periodo primaverile/estivo (Aprile-Luglio).
– Miglioramento strutture: in via di ultimazione la struttura di cattura per la razza maremmana, senza la quale risulta difficile e rischioso svolgere le operazioni routinarie e straordinarie di cura degli animali. Interventi importanti sulle recinzioni sono in cantiere al Marmo (in economia), e alle Piagge, tra Cascine Nuove e il Boschetto, grazie ai finanziamenti regionali derivanti dal PIT Pianura Pisana di cui l’Ente è capofila.
Il Presidente traccia i tre obiettivi fondamentali:
1. sperimentazione, attuazione e dimostrazione di sistemi agricoli e zootecnici all’avanguardia nel rispetto della sostenibilità ambientale e della qualità dei prodotti anche per la salute dei consumatori;
2. conservazione del patrimonio genetico delle razze autoctone, e selezione per una migliore adattabilità ai metodi di cui sopra;
3. educazione ambientale e didattica, formazione e ricerca scientifica, fruibilità e valorizzazione turistica.
Gli obiettivi più generali sono quelli di finalizzare l’attività agro-zootecnica del parco a concretizzare il ruolo che un Parco Naturale deve avere nei confronti del contesto territoriale:
• ruolo guida nell’applicazione di pratiche agricole e di allevamento più sostenibili e adatte ai mutamenti climatici in corso;
• generatore di economie legate all’agricoltura di qualità, alla gestione del territorio agricolo, alla
promozione dei prodotti locali e del territorio
• contribuire direttamente ed indirettamente alla conservazione e al miglioramento degli ecosistemi
naturali, nonché alla manutenzione del paesaggio come espressione della relazione tra territorio e
comunità.

Per realizzare questi obiettivi è necessario trovare nuovi equilibri e alleanze tra area protetta e agricoltura. Alleanza tra aree protette e agricoltura significa conservare paesaggio e biodiversità, costruire qualità, dare un contributo alla diffusione di tutti quei prodotti locali, in primis quelli biologici, che i consumatori apprezzano e che le istituzioni hanno riconosciuto con i meccanismi delle denominazioni (controllate, protette) ed indicazioni (tipiche, geografiche) previste dalle normative comunitarie.
Sviluppare il potenziale delle attività multifunzionali.

Un esempio è rappresentato dall’agricoltura sociale, quella serie di attività che fanno leva sulle risorse delle piante e degli animali e sulla presenza di piccoli gruppi di persone che operano in realtà agricole, per promuovere azioni d’inserimento socio-terapeutico e d’inclusione lavorativa, l’educazione e la formazione di utenti con esigenze specifiche, l’organizzazione di servizi alla persona per minori e anziani, appartenenti a ceti urbani e rurali. Un’altra possibilità, complementare alla precedente, è rappresentata dalla fattoria didattica, ovvero quella serie di attività che, ampliando lo spettro degli animali allevati, consenta un maggior coinvolgimento dei cittadini e dei soggetti esterni nelle attività del Parco, rafforzando il ruolo dell’ente nel tema della educazione agricolo-ambientale.

Lotta al cambiamento climatico
La lotta al cambiamento climatico è una delle principali sfide ambientali a livello planetario, in cui tutte le istituzioni a tutti livelli, e i Parchi in prima linea, sono impegnati a raggiungere gli obiettivi fissati nella COP21 di Parigi2015.Le strategie si dividono in mitigazione, riduzione delle emissioni, e adattamento, miglioramento della resilienza dei territori per far fronte ai cambiamenti climatici già in atto. In questo ambito l’agricoltura e l’allevamento ricoprono un ruolo importante, non tanto per le attività dirette (l’agricoltura ha un’incidenza molto minore di altre attività umane), ma per il contributo che possono dare allo stoccaggio di carbonio nei suoli e alla capacità di risposta dei terreni agli stress climatici (termici, idrici, eolici…) al fine di salvaguardare gli ecosistemi e i servizi ambientali ad essi connessi.
Sintesi degli indirizzi gestionali specifici
– Ingrasso al pascolo (Grass Fed): rinnovo e miglioramento dei pascoli aziendali, attrezzature per la
rotazione dei pascoli e per l’integrazione alimentare, formazione del personale.
– Coltivazioni foraggere: attrezzature per la semina, selezioni specie locali, attrezzatura per la selezione dei semi.
– Valorizzazione dei prodotti: accordi di filiera e marchio di qualità.
– Educazione ambientale: progettazione di esperienze di visita che coniughino aspetti agricoli e aspetti prettamente naturalistici, adeguamento strutture funzionali alle attività, collaborazioni con soggetti specializzati.
– Ricerca scientifica: progetti europei, collaborazione con enti di ricerca.
– Promozione turistica: cartellonistica, identificazione percorsi di visita alle attività, collaborazione. con soggetti specializzati e formazione degli operatori.

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