Sant’Anna, l’anno accademico si apre con la presenza di Mario Draghi

PISA – Cerimonia in grande stile sabato 15 dicembre presso l’Aula Magna della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa in occasione dell’apertura dell’anno accademico, grazie alla presenza del presidente della BCE Mario Draghi al quale è stato conferito il Dottorato Honoris Causa in Economia.

di Giovanni Manenti

Cerimonia che si è, purtroppo, aperta con un minuto di silenzio per commemorare la tragica scomparsa del giovane giornalista italiano Antonio Megalizzi, rimasto vittima dell’attentato terroristico di Strasburgo, al dolore della cui famiglia l’Istituto Sant’Anna si unisce, in particolare verso la sorella Federica, già studentessa della Laurea magistrale in Security Studies, congiunta con la Scuola di Studi Internazionali dell’università di Trento, dichiarando sin d’ora la propria disponibilità a sostenere iniziative che i compagni di Studi dello sfortunato ragazzo volessero organizzare affinché il suo impegno e pensiero possano restare ad imperitura memoria quale esempio per il consolidamento dei valori europei di pace. Si è quindi data esecuzione dell’Inno di Mameli e dell’Inno europeo per poi far sì che il Rettore Pierdomenico Perata potesse leggere la sua prolusione a cui hanno fatto seguito i saluti del Direttore Generale Luca Bardi, al pari di Tommaso Sacconi, quale rappresentante degli Allievi ordinari della Scuola e di coloro che vi svolgono il Dottorato.

“E’ il nostro 32esimo anno dalla costituzione della Scuola Superiore Sant’Anna e questo anniversario è un po’ meno lieto poiché in questi ultimi 10 anni si sono registrati tagli consistenti ai finanziamenti pubblici favore delle Università, e pertanto non ci dobbiamo stupire se molti nostri studenti vanno poi a specializzarsi all’estero, basti pensare a come le Università tedesche hanno visto in questo lasso di tempo un aumento del 40% dei finanziamenti pubblici. Fortunatamente, per il nostro istituto, c’è stata una inversione di tendenza grazie ad una oculata politica di gestione che ha consentito di aumentare anche il personale accademico, ma ciò non toglie la preoccupazione a livello generale con tanto di riduzione del numero complessivo dei laureati che ci posiziona al penultimo posto in Europa, così come l’Italia è agli ultimi posti sul piano dell’innovazione tecnologica ed in questo contesto noi abbiamo lavorato molto ottenendo in questi anni oltre 15milioni di finanziamenti europei. La Scuola Sant’Anna sta costruendo un centro di competenza per fornire consulenza alle imprese sul piano della robotica, il tutto lottando contro un sistema burocratico in Italia che rende particolarmente difficile sia fare impresa che poter essere di aiuto alle stesse da parte delle strutture universitarie. C’è però anche qualcosa di positivo, come la valutazione dei nostri docenti, il che ha consentito di evidenziare la validità degli stessi, sulla base della quale vengono destinati i fondi, ragion per cui il nostro Istituto ha potuto ricevere maggiori finanziamenti, anche se questo meccanismo porta a far progressivamente scomparire le Università meno virtuose, cui dovrebbe provvedere lo Stato, cosa che invece non avviene. Nei prossimi cinque anni contiamo di usufruire dei 15 milioni di finanziamenti aggiuntivi per migliorare i corsi di Studi in Economia e Robotica, affinché la formazione dei nostri studenti cresca sempre di più in un contesto in cui l’unione fa la forza, ragione per cui abbiamo deciso una compartecipazione con l’università di Pavia e con la Scuola Normale Superiore di Pisa, al fine di offrire una miglior proposta formativa per i nostri allievi, interamente in lingua inglese di eccezionale livello, e stiamo altresì studiando un centro di Studi sul clima tra i tre atenei citati. In conclusione, dobbiamo guardare positivamente al prossimo decennio perché riteniamo che alle Università virtuose possano dare un contributo fondamentale alla ricerca ed allo sviluppo innovativo, con la speranza che la politica inverta il proprio atteggiamento attraverso un maggiore supporto e messa a disposizione dei finanziamenti necessari per questa crescita di cui il Paese ha un indiscutibile bisogno. Si è quindi svolta la materiale consegna, da parte del Rettore Pierdomenico Perata e del Prof. Michele Di Francesco, Rettore dell’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia, del Dottorato Honoris Causa al Presidente della BCE Mario Draghi, la cui Laudatio è stata pronunciata da parte dell’economista tedesco Markus Brunnermeier dell’università americana di Princeton.

“Sono grato per questo invito – afferma Draghi – sia per il prestigio della Scuola che per le parole che ho sentito pronunciare questa mattina a cui posso rispondere essenzialmente con una parola e cioè che ci vuole coraggio per affrontare il futuro e le vostre parole mi consentono di essere ancor più di essere italiano. L’anno prossimo si celebra il ventennale della nascita dell’euro, il cui secondo decennio è stato caratterizzato da una crisi economia senza precedenti, ma la globalizzazione ha determinato la crescita sopratutto nei Paesi emergenti, ma l’apertura dei mercati internazionali senza regole ha determinato un acuirsi delle differenze che il libero mercato può produrre, al quale il mercato comune europeo non ha saputo adeguatamente rispondere, aumentando i deficit di bilancio dei singoli Paesi, ma con incremento anche della disoccupazione, a cui la costituzione del Mercato Comune riteneva poter contrapporre attraverso una regolamentazione dei prodotti, accompagnandosi ad una protezione con la costituzione dell’antitrust ed incamerati da normative e legislazioni europee a difesa anche dell’occupazione, come l’accesso al mercato del lavoro e le pari opportunità. I divari interni sul tema del lavoro -continua Draghi – è gradualmente diminuito tra i Paesi comunitari, ma con il progredire dell’integrazione finanziaria si è verificata una sempre maggiore difficoltà nella stabilità dei cambi e della sovranità della propria politica monetaria, con conseguenti ripetute svalutazioni monetarie degli anni ’90, il che portava l’incompatibilità tra un mercato unico e le svalutazioni monetarie, tra cui, ad esempio l’Italia vide la Lira svalutata ben 7 volte rispetto al Marco tedesco, con un’inflazione pari al 220% in tale periodo, più che doppia rispetto al resto dell’Europa. Non tutti i Paesi aderenti al Mercato Europeo hanno adottato immediatamente l’euro come moneta unica, ed i benefici di “un mercato, una moneta” hanno visto aumentare nei primi 10 anni i relativi investimenti e degli scambi, cresciuti sia in termini assoluti che in percentuale sul Commercio mondiale, a cui ha contribuito lo sviluppo delle catene di valore che si sono intensificati, anche durante il periodo di crisi, grazie alla creazione di standard europei che ha conferito un grosso impulso per aver valorizzato la qualità dei prodotti – prosegue Draghi -la maggiore produttività ha determinato un incremento dei salari ed una diversificazione del rischio facilita questo processo produttivo, grazie al quale la piccola e media impresa italiana ha la possibilità di sopravvivere e questo nuovo metodo di produrre ha diminuito la sensibilità rispetto al tasso di cambio con i Paesi al di fuori della Comunità europea. La moneta unica h consentito a molti Paesi di riacquisire una propria sovranità monetaria, che prima era legata strettamente al Marco tedesco, mentre ora viene discussa a livello comunitario ed in ogni caso, come dimostra la Storia italiana, l’inflazione divenne insostenibile negli anni ’70 ed il caro vita colpì le fasce più deboli, anche se oggi occorre ancora fare di più rispetto ai comunque benefici effetti della moneta unica, come dimostrano le riduzioni delle divergenze dei Paesi baltici e della Slovacchia, pari a circa un terzo rispetto all’epoca in cui non facevano parte dell’euro. Tra il ’90 ed il ’99 l’Italia registrava il minor tasso di crescita tra i Paesi che entrarono subito dell’euro, e ciò è avvenuto anche nel decennio successivo, mentre dal 2008 al ’17 solo la Grecia ha fatto peggio, anche a causa delle differenze a livello regionale, cui ha inciso anche il mercato del lavoro, con 9,5milioni di posti di lavoro creati negli ultimi anni a livello europeo, cui l’Italia ha contribuito con un milione, ma va rilevata la qualità di tali posti di lavoro, in quanto alcuni sono a livello indeterminato ed altri no, come per la maggior parte del nostro Paese, e la carenza di una stabilizzazione macroeconomica incide sul tasso di crescita e quindi sono i Paesi come l’Italia in cui una crisi di fiducia del debito pubblico si è unita ad una crisi del credito, ad essere maggiormente a rischio, per cui occorre ricreare un margine nei bilanci pubblici per fronteggiare i periodi difficili, a cui potrebbe anche dare una mano una unità del sistema bancario al fine di dare vita alle riforme strutturali che sono alla base della crescita economica e sociale globale. Le riforme devono essere decise dai singoli Governi, ma possono e devono essere studiate a livello europeo e quanto prima si giungerà all’unità bancaria e del mercato dei capitali tanto prima l’Europa intera potrà essere competitiva nei confronti della crescita dei Paesi emergenti in un’ottica di interesse comune, ed è per questo che il nostro progetto è ancora più importante in un’unità di intenti che protegga le nostre democrazie all’interno di un Continente che da oltre 70 anni non è più dilaniato dalle tragedie dei due conflitti mondiali del XX Secolo”, afferma Draghi.

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