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“Mangiami”: mangiare sano per una buona sessualità e fertilità. Al via la
settimana della prevenzione andrologica. Dal 23 al 28 marzo anche a Pisa
visite gratuite
PISA - Che ci sia un nesso fra alimentazione sana e buona
funzionalità sessuale è ormai ampiamente dimostrato. Quello che la
Sia-Società italiana di Andrologia (fondata a Pisa nel 1976 e con sede a
Roma) intende divulgare - con la IX edizione della Settimana della
prevenzione andrologica dal 23 al 28 marzo – è che il vero alleato dei
maschi è la dieta mediterranea, che combatte obesità e malattie ad essa
correlate, contribuisce ad alimentare i livelli di testosterone,
salvaguardando così la funzionalità del sistema vascolare, tiene sotto
controllo i livelli di colesterolo e previene così danni al sistema
cardiocircolatorio e all’apparato genitale maschile.
Anche Pisa, insieme a 235 centri specializzati, pubblici e privati, in
tutt’Italia, aderisce alla campagna nazionale di prevenzione, con ambulatori
aperti all’ospedale Santa Chiara per visite gratuite. Oltre 300 gli
specialisti coinvolti su tutto il territorio nazionale (nr.verde: 800.999277
– sito:
www.andrologiaitaliana.it )
Ecco tutti i riferimenti pisani:
1) Ambulatori di Medicina interna (Edificio 20 - presidio Santa Chiara).
Visite nei giorni di lunedì 23, mercoledì 25 e venerdì 27. Prenotazioni allo
050.993485 (dalle 8.30 alle 11).
2) Sezione dipartimentale di Diagnostica andrologica, della riproduzione e
della sessualità (presidio Santa Chiara). Dalle ore 11 alle 13 prenotazioni
al numero 050.992789.
3) Studio medico “G.Pomara”. Prenotazioni dal lunedì al venerdì (8.30-12.30
e 15-19) al numero 050.830527.
4) Unità operativa di Urologia universitaria (prenotazioni al numero
392.1160334).
Secondo i dati di una ricerca condotta dall’Università di Pisa, negli ultimi
40 anni è drasticamente calata la capacità riproduttiva dei maschi italiani.
L’indagine rivela che, dagli anni ‘70 ad oggi, è diminuito il numero di
spermatozoi per millilitro di sperma da 71 milioni a 60 milioni, con una
riduzione della motilità negli ultimi 30 anni fino al 30% degli spermatozoi
(negli anni ’70 era pari al 50%).
I dati mostrano una disomogeneità territoriale che vede il primato negativo
di Lombardia, Veneto e Lazio e la maglia nera assegnata alla Campania.
Alle cause già note di infertilità come il varicocele, oggi si affiancano
l’inquinamento e l’alimentazione. Negli uomini che vivono nei grandi centri
urbani o in aree a forte industrializzazione, ma anche in zone agricole in
cui si utilizzano pesticidi, è stata osservata una riduzione della motilità
degli spermatozoi che, in alcuni casi, è arrivata al 20% rispetto a quella
degli uomini che vivono in città più piccole.
Per quanto riguarda l’alimentazione, l’essere umano assorbe sostanze che si
accumulano sul percorso degli alimenti e che finiscono per influenzare il
sistema ormonale: fra queste gli idrocarburi utilizzati in agricoltura, i
prodotti utilizzati per accrescere il peso degli animali d’allevamento, la
diossina, i ftalati e gli alchifenoli, sostanze che non si decompongono e
finiscono nei fiumi e poi nel mare, intaccando la qualità dei pesci. Gli
effetti si avvertono a livello endocrino sugli estrogeni che interferiscono
nella produzione di testosterone, impedendo la maturazione degli spermatozoi
e determinando una sempre più diffusa infertilità nel maschio, con effetti
più visibili sulle nuove generazioni anche in termini di sviluppo pre- e
post-natale degli organi genitali.
Visite andrologiche periodiche sono importanti anche per prevenire problemi
di infertilità ed altre patologie legate all’apparato genitale maschile
quali tumore alla prostata, eiaculazione precoce, varicocele e disfunzione
erettile. Il varicocele, ad esempio, cioè la dilatazione varicosa delle vene
nello scroto che compare in circa il 15% dei ragazzi tra i 15 ed i 25 anni
senza sintomi evidenti, resta la principale causa di infertilità maschile.
E’ quindi opportuno sottoporsi ad un controllo in età adolescenziale. Tra le
situazioni da non sottovalutare c’è anche il criptorchidismo, l’anomalia più
frequente dell’apparato urogenitale in età pediatrica che colpisce il 3-5%
dei nati a termine ed il 9-30% dei pre-termine. In Italia si possono
ipotizzare dai 10.000 ai 90.000 casi, con un’incidenza cresciuta
significativamente negli ultimi 30 anni a causa di anomale esposizioni
ambientali, soprattutto estrogeni, pesticidi e radiazioni.
“Attraverso la Settimana di prevenzione andrologica vogliamo favorire la
diagnosi precoce e la cura di problemi legati alla sfera sessuale e spesso
sottovalutati, quali ad esempio il calo del desiderio, l’eiaculazione
precoce, la disfunzione erettile o le infezioni sessuali, oltre che
informare la popolazione sui fattori che possono mettere a rischio la salute
del maschio”, spiega il professor Ciro Basile Fasolo, coordinatore della
Commissione della Settimana della prevenzione andrologica e specialista in
Andrologia e Sessuologia medica (Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia,
Farmacologia e Biotecnologie dell’Università di Pisa). “L’obiettivo di
questa edizione è anche quello di raccogliere informazioni, attraverso un
questionario, sulla conoscenza che gli italiani hanno del rapporto tra
corretta alimentazione, benessere sessuale e fertilità – conclude Basile
Fasolo - Vorremmo che tutti i maschi italiani, giovani e meno giovani,
riconoscessero nell’andrologo un interlocutore con cui affrontare temi e
dubbi relativi alla sfera sessuale e al mantenimento di un corretto stile di
vita anche dal punto di vista sessuale.”
Ma perché è utile la dieta mediterranea (per la quale è stata richiesta la
candidatura transnazionale a patrimonio culturale in materiale
dell’umanità)? Perché spesso infertilità e disfunzione erettile sono
determinate proprio da comportamenti alimentari non equilibrati. Una dieta
troppo ricca di carboidrati, ad esempio, può provocare una risposta
insulinica anomala che ha come conseguenza il calo del testosterone.
Preferire alimenti freschi, ricchi di antiossidanti, ridurre al minimo il
consumo di grassi animali mantiene sano il sistema circolatorio e di
conseguenza efficiente anche il sistema vascolare penieno, importante per
un’erezione valida. Altro luogo comune da sfatare è l’equivalenza
vegetariano=buona salute. Spiegano gli esperti, infatti, che tutto dipende
da quello che si mangia. Le verdure fritte, per esempio, se mangiate in
eccesso non giovano alla salute ma, al contrario, possono essere causa di
disordini cardiovascolari e problemi legati all’aumento del colesterolo nel
sangue. Inoltre il vegetarianismo potrebbe avere effetti negativi sul
desiderio sessuale determinando una deficienza di zinco, strettamente
associata alla riduzione del testosterone e alla depressione dello stimolo
sessuale.
La dieta mediterranea, al contrario, combinando nutrienti differenti,
permette di prevenire i danni al sistema cardiocircolatorio, e quindi
all’apparato genitale maschile e alla sua capacità erettile.
Anche l’obesità, come detto, può compromettere nell’uomo la funzione
sessuale proprio perché la presenza di massa grassa è strettamente legata
alla diminuzione dei livelli di testosterone, l’ormone che gioca un ruolo
fondamentale nella regolazione della funzione sessuale maschile. Secondo i
dati del 2008 del Ministero della Salute , in Italia circa il 24% dei
bambini tra i 6 ed i 9 anni è in sovrappeso e il 12% è obeso, con una
ripartizione territoriale non omogenea che vede le regioni del Sud
particolarmente afflitte dal problema, con punte che arrivano a calcolare
casi di obesità per un bambino su 2 in Campania. È quindi molto probabile
trovarsi tra 15-20 anni di fronte ad un aumento esponenziale di malattie
cardiovascolari, diabete e tumori.
Infine, il legame fra cibi afrodisiaci, vino rosso e buona sessualità: a
dispetto di quanto ci si aspetterebbe, uomini e donne sono sempre alla
ricerca di cibi afrodisiaci e continua ad essere apprezzata a tale scopo la
cosiddetta “cucina di Venere”: piatti a base di crostacei, ostriche ed
aragoste; aglio e peperoncino; legumi, cipolle, melanzane, castagne che
nell’antichità si riteneva determinassero erezione ed eiaculazione; il
tartufo; miele e uova cibi ipercalorici utili a reintegrare il dispendio
energetico provocato dall’attività sessuale.
Luoghi comuni a parte, gli andrologi spiegano che non esistono evidenze
scientifiche a dimostrazione delle influenze positive di alcuni alimenti sul
comportamento sessuale. Il legame 'cibo-sesso' ha comunque il nome di un
ormone: il Vip (Vasoactive intestinal polypeptide), sostanza che provoca la
vasodilatazione dei corpi cavernosi dei genitali, che sia nel maschio che
nella femmina tendono a riempirsi di sangue. Fra gli altri 'alleati'
dell'amore ci sono anche altri ormoni come l'androstendiolo, presente ad
esempio nel tartufo, la feniletilamina, che ritroviamo nel formaggio e nel
cioccolato e che viene prodotto dal cervello nella fase dell’innamoramento.
La senape attiva le ghiandole sessuali, lo zafferano stimola le zone
erogene, ed il sedano fluidifica il sangue.
E fra gli afrodisiaci non poteva mancare il vino rosso tipico dell’area
mediterranea, la cui assunzione in modeste quantità ha effetto disinibente e
facilitante l’attività sessuale.
Una ricerca realizzata dall’ospedale S.Maria Annunziata di Firenze, noto per
la sua localizzazione geografica come ospedale del Chianti, ha evidenziato
gli effetti positivi del vino rosso sulla sessualità delle donne. Dallo
studio è emerso che le donne che consumano 1-2 bicchieri di vino rosso al
giorno hanno una sessualità complessiva migliore rispetto al gruppo delle
donne astemie ed anche di coloro che bevono occasionalmente. Analizzando nel
dettaglio i risultati, il desiderio e la lubrificazione sono risultati gli
aspetti significativamente più rilevanti.
La ricerca è stata realizzata su un campione di 789 donne di età compresa
tra i 18 ed i 50 anni, residenti nel Chianti.

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