Scuola. La proposta di cambiamento di Paola Caponi

PISA – Molti insegnanti nella scuola italiana, non vogliono essere valutati, né vogliono aggiornarsi; vivono di autoreferenzialità.
Nelle scuole c’è più nonnismo che nelle caserme; gli insegnanti che lavorano da più anni in una sede non lasciano spazio ai più giovani, nuovi arrivati e spesso si crea un clima di mobbing e di vessazioni, anche da parte dei Dirigenti. Avendo lavorato a contatto con molte scuole europee apprezzo molti dei cambiamenti della nuova Legge di riforma della scuola.

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Indico alcune priorità e cambiamenti che, a mio parere, sarebbero opportuni per allineare la scuola italiana a quella del nord Europa. Quanto segue è stato osservato dalla sottoscritta durante numerose visite in scuole straniere, effettuate grazie a progetti Comenius. Quello che in Italia sembra impossibile da realizzare in altri Paesi è la normale quotidianità:

– ristrutturazione degli edifici (un ambiente accogliente facilita l’apprendimento)

– giornata lunga senza il sabato in tutti gli ordini di scuola (gli studenti sarebbero seguiti il pomeriggio da persone competenti e trascorrerebbero il fine settimana con la famiglia; si limiterebbero le devianze)

– mensa (gli studenti avrebbero un buon pasto sano, si farebbe una migliore prevenzione contro le malattie alimentari giovanili quali obesità, anoressia ecc…)

– scuola secondaria unitaria fino a 16 anni (abbasserebbe il rischio di essere mal orientati e di dispersione)

– obbligo fino a 18 anni con percorsi liceal – orientati al proseguimento degli studi universitari o professionali – orientati all’inserimento nel mondo del lavoro (sarebbe più utile sia a chi ha voglia di studiare, sia a chi non ne ha)

– più attrezzature tecnologiche (indispensabili al giorno d’oggi; è impensabile che in classe ci siano ancora solo 4 mura, lavagna di ardesia, banchi, sedie)

– inglese: presenza di un insegnante madrelingua (3 ore a settimana in classi numerose non sono producenti per la lingua; i nostri alunni sono tra i peggiori in Europa)

– economia e diritto in tutte le scuole (dànno competenze indispensabili per essere un cittadino europeo attivo)

– musica ed arte in tutte le scuole (materie troppo trascurate nel nostro Paese)

– sostegno: gli insegnanti di sostegno dovrebbero essere in numero adeguato alla gravità degli alunni in base alla richiesta motivata delle ASL, inoltre dovrebbe poter decidere la scuola e NON la famiglia se far certificare un alunno o meno

– carriera insegnanti (ci vorrebbe l’obbligo di presenza in ogni scuola di alcune figure di coordinazione per la gestione didattica e amministrativa)

– rotazione triennale degli incarichi per dare a tutti la possibilità di ricoprire incarichi interni (non sempre i soliti “nonni”). Stessa cosa per i Dirigenti

– pensionamento – servirebbe la possibilità, per gli insegnanti di poter passare ad altro ruolo gli ultimi anni (gli studenti sono faticosi da gestire, soprattutto se non si è in condizioni psico-fisiche ottimali)

– insegnanti da assegnare ad una sola scuola (più possibilità di organizzare orari flessibili; gli insegnanti che ruotano su 2 o 3 scuole impediscono di poter lavorare a classi aperte e ogni altro tipo di variazione oraria)

– aggiornamento obbligatorio (indispensabile in tutte le professioni, a maggior ragione per gli insegnanti; c’è chi non si aggiorna da 15 anni e sa insegnare solo con il metodo della lezione frontale e del leggi e ripeti)

– stop alla libera professione (gli insegnanti liberi professionisti non si dedicano alla scuola come dovrebbero, non sono una risorsa ma un peso; non si impegnano nei progetti, non fanno il tutoraggio pomeridiano, non partecipano ai viaggi di istruzione ecc…)

– più potere ai Dirigenti (è positivo solo a fronte di imparzialità, sono indispensabili una buona formazione e un controllo effettivo interno e soprattutto esterno)

– albo territoriale (ben venga; è segno di qualità, come per ogni altra professione. In base al curriculum ogni preside può scegliere l’insegnante con le caratteristiche più adatte all’indirizzo della scuola. Sicuramente faciliterebbe anche il reperimento di supplenti; finalmente potrebbero essere chiamati insegnanti anche a supplire i periodi di malattia brevi!)

– eliminazione della ripetenza per gli alunni (prevedere la possibilità di non conseguimento del diploma ma di un solo attestato di frequenza per chi non acquisisce le necessarie competenze)

– organi collegiali (servono più snelli e con meno burocrazia; per avere approvazioni a progetti e viaggi di istruzione o qualsiasi spesa, passano mesi attualmente; a volte si perdono buone occasioni)

– alternanza scuola/lavoro (da rendere obbligatoria in tutte le scuole secondarie dopi i 16 anni; se ne fa ancora troppo poca o per niente)

– mini impresa (serve una possibilità più concreta di poterla fare tax free internamente alle scuole, anche per autofinanziamento e acquisto materiali)

– sistema nazionale di valutazione (è indispensabile per il monitoraggio degli istituti, servirebbe più incisivo; servono più controlli; è impensabile che gli insegnanti italiani siano ormai gli unici in Europa a vivere ancora nell’autoreferenzialità)

– supplenze (si dovrebbero coprire anche le assenze brevi; si saltano troppe lezioni)

– formazione docenti (ottime la nuova formazione e la procedura concorsuale per l’entrata in ruolo; la futura nuova generazione di docenti sarà molto più preparata rispetto alla precedente entrata in ruolo in molti casi addirittura senza abilitazione!)

– nuove assunzioni (cercare di esaurire le attuali graduatorie e poi procedere solo per concorso, pari al numero di posti effettivi)

– numero di alunni per classe (massimo 25 – 20 con handicap)

– dimensionamento (ci sono troppe piccole scuole, dispendiose; andrebbero accorpate, anche in segno di pluralità per uscire dalla “chiusura”)

– valutazione alunni (troppo soggettiva; per non avere differenze da insegnante a insegnante servirebbero dei test on line nazionali trimestrali per tutte le materie lo stesso giorno in tutta Italia, e non la miriade di compiti e interrogazioni ”fai da te”)

– test di ingresso (così come sono servono a poco; dovrebbero invece servire a formare gruppi di livello per consentire, sia un effettivo recupero per chi ne ha bisogno, sia un potenziamento per le eccellenze che vengono sempre lasciate a se stesse con conseguente demotivazione)
– autonomia (la legge è stata sempre poco applicata nelle scuole; invece potrebbe molte potenzialità non sfruttate)

– CLIL (ancora troppo poco diffuso; serve più formazione)

– DSA – BES buone Leggi, (serve più formazione; molti insegnanti non hanno sufficiente conoscenza dei problemi, altri dànno la sufficienza indistintamente “perché tanto è un BES”)

– Stipendio è indispensabile l’adeguamento dello stipendio di tutto il personale della scuola ai livelli nord-europei (per la rivalutazione delle professioni a livello sociale e per uscire dal bourn-out)

– orario di lavoro 36 ore a settimana:18 di insegnamento e 18 tra collegiali e per la programmazione e valutazione; da svolgere effettivamente a scuola (eliminazione delle differenze di impegno da insegnante a insegnante)

Se c’è ancora tempo per fare qualche modifica al decreto, spero, grazie all’aiuto di chi può presentare proposte che il Senato voglia prendere in considerazione i punti eventualmente non inclusi in precedenza.

Paola Caponi insegnante

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