Secondo trimestre, ancora crisi nell’industria. Produzione in calo

PISA – Pur migliorando rispetto ad inizio anno, i dati relativi al secondo trimestre 2013 confermano la fase di forte difficoltà che sta vivendo l’industria manifatturiera pisana.

Secondo l’indagine condotta dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Pisa sulle unità locali manifatturiere con oltre 10 addetti, la produzione pisana perde infatti il 4% rispetto allo scorso anno mentre a livello regionale la flessione si ferma al -1,8%. La differenza tra il dato pisano e quello toscano è frutto delle peggiori performance di alcuni importanti spezzoni dell’industria provinciale quali le medio-grandi aziende (-0,5% Toscana, -4,7% Pisa) e, a livello settoriale, l’elettronica-mezzi di trasporto (-0,2% Toscana, -11,6% Pisa).

Oltre alla produzione, il manifatturiero pisano perde terreno anche in termini di fatturato (-4,7%) con quello realizzato sui mercati esteri che dopo aver retto per tutto il 2012, nel 2013 segna due flessioni consecutive: -1,4% nel primo trimestre e -0,3% nel secondo. I dati sul peggioramento della domanda estera trovano conferma anche sul fronte dei nuovi ordinativi che si riducono del 2,2%.

Critica anche la dinamica occupazionale con gli organici che flettono del 2,1%. Il calo occupazione va letto alla luce del dimezzamento del numero di ore di Cassa integrazione autorizzate rispetto al medesimo periodo del 2012 a causa dall’esaurimento dei fondi per la Cassa in Deroga e alla diminuzione dei fondi della CIG Straordinaria. Le aziende più in difficoltà infatti, dopo aver esaurito gli strumenti di contrattazione e di integrazione del reddito, sono state costrette ad espellere manodopera.

LA DIMENSIONE AZIENDALE

Tra le diverse tipologie dimensionali è proprio la medio grande industria (oltre 50 addetti) a deprimere il risultato complessivo con la produzione che perde il 4,7%. Particolarmente complessa, in questo gruppo, è l’andamento della domanda con gli ordinativi esteri che calano dell’11,7%. La piccola industria (da 10 a 49 addetti) mostra invece una situazione che, pur difficile, risulta meno compromessa con la produzione che dal -9,7% del I trimestre 2013 passa al -3,5% nel secondo. Migliorano, anche se il segno è spesso negativo, gli altri indicatori: fatturato -3,3% (con la componente estera in terreno positivo) e ordinativi -2,9% (anche in questo caso la componente estera è con il segno più). Sul versante occupazionale la piccola industria fornisce un contributo positivo (+0,3%).

I SETTORI

All’interno dei settori che compongono l’industria pisana l’unico che continua ad avanzare è quello della lavorazione dei minerali non metalliferi (+12,3%) mentre il legno-mobili e la chimica-farmaceutica-gomma-plastica segnano una sostanziale stabilità: -0,1% e -0,4% rispettivamente. Male, invece, la meccanica allargata che continua a flettere sia nell’elettronica-mezzi di trasporto (-11,6%) che nella metalmeccanica -3,1%. Non bene, tra i settori di punta per il nostro territorio, sia le calzature (-1,7%) che il cuoio (-4,3%).

LE ASPETTATIVE PER IL II TRIMESTRE 2013

L’attenuazione dei segnali negativi trova conferma dall’andamento delle aspettative imprenditoriali. Dopo aver toccato il livello più basso a fine 2012, il clima di fiducia si è prima stabilizzato per poi cominciare, pian piano, a risalire. Tuttavia, nel secondo quarto del 2013, a causa di rilevanti elementi di instabilità e criticità sia a livello nazionale che internazionale i saldi tra coloro che prevedono un miglioramento e coloro che prevedono un peggioramento risultano ancora negativi.

IL COMMENTO DI PACINI

Sebbene i dati segnalino un’attenuazione della caduta rispetto ad inizio anno – afferma il Presidente della Camera di Commercio di Pisa Pierfrancesco Pacini – l’industria pisana, provata da una recessione in atto ormai da quasi due anni, si trova ancora in mezzo al guado. Per rilanciare il manifatturiero è in primo luogo necessario, tanto a livello locale che nazionale, ridurre l’imposizione sul reddito da lavoro e sull’attività d’impresa: non è possibile lavorare, produrre e competere nel mondo globalizzato con una pressione fiscale che sfiora il 50%! Per riportare l’industria dove deve stare, vale a dire su un più alto sentiero di sviluppo, oltre alla rimodulazione del carico fiscale, è necessario intervenire su tanti versanti -burocrazia, infrastrutture e credito- ma anche saper cogliere le opportunità che stanno per arrivare. Mi riferisco in particolare al nuovo ciclo di programmazione dei fondi strutturali europei che dovranno essere impiegati per aumentare in modo significativo la competitività del nostro sistema economico e non dispersi in mille rivoli o, peggio, non utilizzati”.

Fonte: Camera di Commercio

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