Sel su Fossabanda: “Una piscina con ipotesi di danno erariale?”

PISA – L’ex convento di Santa Croce in Fossabanda, secondo la delibera di Giunta del 17 marzo 2015, doveva diventare punto di ristoro e residenza per circa 90 studenti.

La lunga mobilitazione del sindacato studentesco, sostenuta da tutta la sinistra pisana, sembrava aver trovato una soluzione con un accordo tra Comune, Università e DSU Toscana. Università e DSU, peraltro, hanno già sottoscritto il protocollo operativo per tornare a usare l’immobile. Cosa è successo in Comune? Dopo gli annunci a tamburo battente si sono accumulati una serie assurda di ritardi che contraddice il protocollo inter-istituzionale con cui Università e DSU hanno deciso di investire risorse importanti per i prossimi anni in relazione ad una chiara destinazione d’uso per l’ex convento, ossia quella di residenza per studenti borsisti. I ritardi sono culminati nella riunione della Conferenza Università-Territorio di 6 ottobre, in cui l’amministrazione comunale non è stata capace di esprimere una valutazione dei danni subiti dalla struttura a causa delle recenti piogge: dal 24 agosto, la struttura è divenuta una piscina.

Alla tragedia si accompagna la farsa: già dal 16 settembre l’amministrazione era a conoscenza dell’entità dei danni a Santa Croce in Fossabanda, ben 266mila euro che si aggiungono ai costi che dovrà sostenere il DSU Toscana. Una stima che, peraltro, il DSU aveva chiesto da tempo, senza ottenere risposta alcuna da Palazzo Gambacorti: alla farsa, dunque, si aggiunge il silenzio colposo. Per mesi non è stato fatto alcun intervento per limitare i danni, eppure la delibera di concessione del Convento al DSU è dello scorso marzo. Perché finora non si è dato seguito alla delibera? Perché nel convento lo scorso agosto non c’era già il DSU? Se ci fosse stato, certo ci sarebbero stati dei danni, ma non quelli che si paventano oggi agli impianti.

L’inadempienza rispetto all’accordo inter-istituzionale e la negligenza del Comune ha di fatto peggiorato le condizioni dello stabile, per cui la città ora invece di un canone annuo si trova a dover pagare l’equivalente per la ristrutturazione. Forse questo è un danno erariale?

Fonte: Sinistra Ecologia e Libertà – Pisa Città

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