Sentinelle in Piedi. In Piazza Arcivescovado per la libertà di dire no anche all’eutanasia

PISA – In Italia si cerca da alcuni anni di introdurre il reato d’opinione. Ci hanno provato col ddl Scalfarotto «sull’omofobia» già approvato alla Camera, ma il cui iter è stato poi bloccato anche grazie alle veglie delle Sentinelle in Piedi. Poi si è tentato di farlo passare col ddl su bullismo e cyberbullismo e ora, in una veste ancor più subdola e pericolosa, ricompare nel ddl s2688 (XVII legislatura) sulle cosiddette fake news che, con la scusa di voler punire chi diffonde notizie false, in realtà minaccia la libertà d’espressione a 360 gradi.

Questo ddl, infatti, prevede una multa fino a 5 mila euro per «chiunque pubblichi o diffonda» online «notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti infondati o falsi». Se poi lafake news è tale da «destare pubblico allarme», «fuorviare settori dell’opinione pubblica» o promuovere «campagne d’odio», l’articolo 2 aggiunge ai 5 mila euro di multa anche un anno di reclusione. Quando poi si arrivi a «minare il processo democratico, anche a fini politici», gli anni di reclusione diventano due e l’ammenda sale a 10 mila euro.

Ma chi stabilisce che una notizia sia falsa, esagerata o tendenziosa? Chi stabilisce dove e quando si tratta di una campagna d’odio? E poi cosa significa «minare il processo democratico»? Non sappiamo se questo testo passerà davvero, di certo negli ultimi mesi l’attenzione sulle cosiddette fake news si sta facendo strada a livello internazionale nell’intento di silenziare ogni voce dissonante con ogni mezzo possibile.

È infatti evidente che, se questi o analoghi testi dovessero diventare legge, potrebbe essere a rischio la libertà di esprimere legittimo dissenso pubblicamente senza venire accusati e perseguiti. È evidente che potrebbe non essere più possibile esprimere opinioni ad esempio contrarie all’aborto, alle unioni civili o alle «creative» decisioni di Tribunali quali quello di Milano, di Trento e più di recente quello di Firenze, che contro ogni senso della giustizia e del rispetto delle leggi italiane hanno emesso sentenze ideologiche che arrivano a trattare un bambino come se fosse unicamente il mezzo per soddisfare un inesistente «diritto al figlio». Ma un figlio non è un diritto ed è inaccettabile commissionarlo e produrlo pagandolo migliaia di euro con l’utero in affitto, così come è inaccettabile che venga adottato da due uomini o due donne dal momento che l’adozione nasce per rispondere al miglior interesse del minore, che certamente è quello di crescere con un papà e una mamma adottivi quando quelli biologici non possono crescerlo per i motivi più diversi. Nessuno può avere due papà o due mamme.

Sulla stessa scia si comprende che potrebbe non essere più possibile dirsi contrari alla legge sul biotestamento ora in discussione in Parlamento. Testo che, pur non nominando mai esplicitamente questo termine, di fatto apre all’eutanasia.

Si tratta, infatti, di una normativa che rende «disponibile» il diritto alla vita, perché di fatto introduce l’idea che sia la cosiddetta «qualità» della vita a determinare se essa sia degna di essere vissuta oppure no. Prevede che anche la nutrizione e l’idratazione, cioè dare cibo e acqua a un malato, possano essere equiparati a trattamenti medici e quindi possano essere arbitrariamente sospesi. Priva il medico del diritto all’obiezione di coscienza e orienta la medicina non alla cura del paziente, ma al dovere assoluto di rispettare una volontà di suicidio. Si applicherebbe tra l’altro anche ai minorenni, quindi potenzialmente anche ai bambini, aprendo così la strada a ogni arbitrio come già avviene in altri Paesi quali Belgio, Olanda e Francia. Paesi che qualcuno pensa di indicarci quale esempio di civiltà, dove invece è stato smarrito ogni significato e ogni senso di sacralità della vita e dove si è presto passati da un’eutanasia volontaria a quella involontaria, per cui ora sono i medici a stabilire quali siano le vite degne di essere vissute e quelle da «scartare», a volte perché troppo costose.

Di fronte a questa deriva, di fronte a questo attacco alla libertà d’espressione, alla giustizia e alla verità, le Sentinelle in Piedi non possono rimanere indifferenti. Ecco perché il 25-26 marzo veglieremo nelle principali città italiane e Pisa in Piazza dell’Arcivescovado.

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