Sgombero ex Gea: irruzione della Polizia. Gli occupanti: “Finiscono qui i nostri soldi?”

PISA – Intorno alle ore 17.30 ha fatto irruzione la Polizia all’interno dell’ex-gea occupato.

“Sono entrati pistola alla mano terrorizzando tutti i presenti – scrivono gli occupanti in un breve comunicato – Poi hanno chiesto i documenti a tutti, per il momento i ragazzi continuano ad essere accerchiati dalla polizia e dai reparti della celere. Per il momento – conclude la nota – nessuno può entrare o uscire dalla piazza”.

Finiscono qui i nostri soldi e l’università non ne sa niente? Nel pomeriggio l’ex Gea occupato invia un comunicato che di seguito riportiamo integralmente. “Dopo l’assemblea di ateneo pensavamo di occupare uno spazio sottoutilizzato, invece ci siamo ritrovati davanti ad un’immensa distesa di scatoloni pieni di libri che riempiono una delle aule più grandi dell’università. Le immagini del polo ex Gea trasformato in magazzino sono ormai note a tutti per la grande diffusione sui social network e sulla stampa. Non ci è stato possibile tuttora conoscere la storia di questi libri, sapere a chi appartengono e in che modo possono essere utilizzati in alternativa all’attuale incuria: infatti appena entrati ci siamo resi conto che la maggior parte dei libri era in pessime condizioni dovute alla permanenza in un immobile umido, esposto facilmente alle intemperie e all’interno del quale chiunque può penetrare senza difficoltà. Tra le altre cose, abbiamo ritrovato molti volumi editi dalle edizioni Listri-Lischi (uno dei caposaldi della tradizione editoriale pisana), preziosi e rari
A oggi, non ci risulta nessuna comunicazione ufficiale dell’Università a proposito di questi volumi; abbiamo solo avuto modo di leggere a mezzo stampa che “Dall’Università fanno sapere che sono in corso accertamenti per verificare la provenienza dei volumi. Tuttavia è escluso che possano far parte del circuito della biblioteca universitaria pisana. Una buona parte di essi porterebbero il marchio della casa editrice Pisa University Press. [n.b. di proprietà esclusiva dell’Università]. E’ indubbio però che le condizioni in cui sono stoccati i libri non giovino alla conservazione degli stessi.” I libri, dunque, apparterrebbero alla casa editrice, di recente fondazione, che ha ereditato il ruolo di quella che una volta era la Plus, progetto che, mediante fondi europei, riuniva diverse case editrici del territorio legandole alle necessità editoriali dell’università. Tale progetto si è concluso quando la casa editrice ha dichiarato il fallimento; è noto che questa vicenda passa per un processo giudiziario per falso in bilancio di cui l’università si è costituita parte civile. Qual è il legame tra la fine della storia della Plus e l’apparizione dei libri in questo magazzino di cui nessuno sembrava essere al corrente? Di chi sono questi libri e come mai questo patrimonio versa nel degrado? Chiediamo che tutti gli atti e la documentazione riguardo al processo intorno alla chiusura della casa editrice Plus vengano resi pubblici e consultabili da tutti, e che il Rettore e il direttore amministrativo Grasso si esprimano pubblicamente su questa storia. Abbiamo appreso, invece, che lo stato in cui versa il Polo Ex-Gea è, a sua volta, alquanto problematico. Il piano interrato del vano principale, infatti, è inondato da acqua depositata che ricopre pavimento e pareti; il livello raggiunto è di circa una trentina di centimetri dal suolo. Sicuramente questo vano non è in nessun modo isolato dal confluire di acqua piovana; tuttavia, dai segni inequivocabili sulle pareti, la maggior parte delle infiltrazioni provengono da tubature rotte che rendono impossibile l’accesso allo scantinato. Non sappiamo, poi, quali altre potrebbero essere eventuali cause del versamento: pensiamo che in proposito sia necessaria un’indagine tecnica e un chiarimento politico rispetto a rischi e responsabilità di questo disastro. Perché un immobile del genere è stato abbandonato all’incuria per così tanti anni quando i posti per le attività universitarie sono sempre insufficienti? L’ex Gea, inoltre, è inserito nel piano di alienazione dell’ateneo: l’Università, quindi, sta cercando un compratore, e per questo ha già richiesto al comune di Pisa una variante della destinazione d’uso, per renderlo più appetibile sul mercato immobiliare. Viste le attuali condizioni dell’immobile, ci pare facile intuire che una eventuale cessione non potrebbe che essere una svendita al ribasso. Inoltre, è già stato resa pubblica la notizia che tra i possibili compratori ci sia l’immobiliarista Madonna, già coinvolto in speculazioni con l’università per la trasformazione del complesso delle ex-Benedettine nel residence di lusso segnalato dagli studenti nella giornata di ieri. Proprio l’acquisizione di una quota di tale complesso da parte dell’Università sarebbe la contropartita alla cessione dell’Ex-Gea: una permuta in cui a perdere sarebbero solo gli studenti, esclusi da ben due spazi che dovrebbero essere a loro destinati. Per chiudere il cerchio, lo stesso Madonna, al centro di questa speculazione insieme all’università, ritorna protagonista anche nella vicenda dei misteriosi libri che abbiamo ritrovato stipati dentro l’ex Gea: i libri appartengono, infatti, alla casa editrice Pisa University Press, il cui attuale revisore dei conti risulta essere il Prof. Salvatore Madonna, figlio del suddetto Madonna “senior”. Lasciamo ad ognuno le proprie conclusioni, anche a fronte del silenzio in cui si sono trincerate le istituzioni di competenza durante questi giorni in cui il problema è emerso ed è stato discusso da molti. Cos’ha da dire l’università sulla messa in vendita di questo immobile? A chi verrà ceduto? Vorremmo capire come verrà utilizzato e come si utilizzeranno eventuali risorse che si potrebbero ricavare da questa alienazione”. Soprattutto in un momento come questo, in cui, a causa del ricalcolo dell’ ISEE, noi studenti perdiamo borse di studio e dobbiamo pagare di più per tasse e servizi sempre più scadenti, queste domande non possono rimanere senza una risposta. Chiediamo all’università di esporsi pubblicamente.

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