Sgominata la “fabbrica del falso” nel quartiere di San Martino

PISA – Dopo l’operazione contro lo spaccio abusivo di bevande alcoliche, un altro importante colpo messo a segno dalla Polizia municipale di Pisa che, con l’operazione denominata in codice “Gold Singer“, ha scoperto e sgominata una “fabbrica del falso“, posizionata in un appartamento posto nel quartiere di San Martino e trasformato in opificio per realizzare merce contraffatta

di Giovanni Manenti

Tale attività investigativa ha portato al sequestro di ben 10mila etichette e vari oggetti tra macchine da cucire, borse, pressa in metallo, scarpe, giacche e quant’altro che sono state in parte esposte durante la Conferenza stampa indetta dal Procuratore della Repubblica Alessandro Crini, assieme al Comandante della Polizia Municipale Michele Stefanelli che si è svolta mercoledì 7 febbraio presso i locali della Procura della Repubblica di Pisa.

L’attività investigativa che ha portato al sequestro di quanto sopra descritto si svolgeva in un appartamento nel centro storico della città, a pochi passi dai Lungarni ed intestato ad un italiano, pur se la contraffazione era opera di cittadini senegalesi che erano dotati di sei macchine da cucire e l’attività svolta consisteva nel trasformare la merce grezza in prodotti falsificati da immettere sul mercato dell’abbigliamento, coinvolgendo sia i commercianti abusivi, in massima parte, ma anche alcuni negozi.

In conclusione, un’altra importante operazione portata a termine dalla Polizia municipale che, se da un lato pone in giusto risalto l’attività svolta dal Comandante Stefanelli e dal suo staff, dall’altro fa emergere l’inquietante aspetto di come la micro criminalità sia ormai radicata nelle zone più centrali della nostra città piuttosto che in periferia, un tema sul quale riteniamo sia doveroso riflettere da parte di tutti, cittadini compresi, poiché non è possibile che una tale attività illegale sia stata svolta all’insaputa di coloro che abitano nei pressi dell’abitazione. Solo che oggi siamo tutti bravi a criticare, ma quando si tratta di collaborare, ecco che ci tiriamo indietro.

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