Si concludono le serate jughiane

PISA – Si sono concluse il 25 Maggio le serate Jughiane. Ecco il comunicato di Zaira Cestari. Abbiamo festeggiato l’ombra, la ferita, la bellezza della diversità che è possibile solo grazie alle crepe, ai ritmi, ai salti. La perfezione è stasi.E’ una pausa verso l’ulteriore trasformazione. L’ombra, il diasgio, il crollo, la crisi è quel momento dove le cose si creano. Occuparsi dell’ombra è come coltivare un humus nero per fare nascere la biodiversità.

Per onorare questi processi, oltre a un brindisi e a dolci vegani fatti da Clorofilla Veg and Bio, abbiamo avuto una sorpresa musicale: da Volterra Thomas Santarsiero con il suo duo d’improvvisazione: Didgeridoo e campanellini dal mondo.

Gli aborigeni d’Australia nei secoli non hanno mai smesso di utilizzare il didgeredoo. Popolo in stasi, che non si evolve? O popolo che si trasforma interiormente? Questo strumento è ricavato dal cavo che le termiti lasciano negli alberi. Questo strumento è frutto di una trasformazione. Ma cosa non lo è? Anche le pietre lo sono. Le roccie, le montagne, le dune, la sabbia. Allora preciso il mio lessico e dico che, la particolarità del didgeredoo èche è’ colto come trasformazione e non come deficit o scarto. Questo strumento amplifica suoni formanti, trasformanti. I suoni che ci ricordano le origini della coscienza. Dove c’è il vuoto, la ferita o chiamamolo pure deficit, errore, etc,c’è attiva una funzione formante, trasformante, che cresce raipidamente. Siamo ai gorgoglii della vita. La vita nascente. Le vibrazioni che lo strumento amplifica paiono arrivare da quello stato della coscienza che inizia ad approcciarsi al mondo attraverso l’acqua. Sono suoni e vibrazioni che colgono uno strato archetipico prenatale e preterreno. Uno stato al confine tra finito ed infinito.

Quest’anno il ciclo delle serate junghiane si è concluso in modo direi gnostico, ovvero intriso di vita, grazie al duo di Thomas e al didgeredoo, ma grazie anche ai partecipanti che mi hanno decisamente aiutata a rendere le serate qualcosa di autentico, aperto all’inconscio, alle immagini e a ciò che è inferior.

Per il nuovo ciclo di serate appuntamento ad ottobre con “Jung e le Neuroscienze di frontiera”

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