Sicurezza e Salute. I Cobas insorgono: “Parole vuote da parte dell’amministrazione locale”

PISA – “La interazione tra sindacati e istituzioni non sempre produce ricadute positive a salvaguardia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Le cause sono molte ma è innegabile che al di là delle buone intenzioni non ci siano quasi mai azioni conseguenti.

Le istituzioni locali assolvono, con sempre maggiore difficoltà visti i tagli governativi ma non solo per quelli, il ruolo di riduzione del danno.Vediamo insieme alcuni aspetti del problema.

Il rapporto tra salute e ambiente: è sotto gli occhi di tutti il consumo del territorio che include anche l’inquinamento dell’aria , delle terre e dei corsi d’acqua, la mancata bonifica delle aree dismesse, la non corretta gestione dei rifiuti, l’assenza di investimenti per rimuovere drasticamente i fattori inquinanti. Sotto i nostri occhi ci sono aree abbandonate la cui bonifica attende da decenni e per la quale non ci sono investimenti statali ed europei.

Il recupero anche ai fini di produzione di reddito di queste aree non è tra le priorità delle istituzioni ma resta assente anche dall’agenda sindacale. In questo contesto il lavoratore è sempre più assuefatto all’idea che lo scambio tra salute e lavoro sia inevitabile e da qui l’abbassamento della soglia di attenzione in materia di salute e sicurezza. Al resto provvedono gli accordi al ribasso, le deroghe ai contratti nazionali che accrescono orari e carichi di lavoro, una condizione oggettiva che penalizza ogni istanza e rivendicazione in materia di salute , sicurezza e qualità della vita

L’assenza di informazione o la informazione manipolata le informazioni sono controllate tanto è vero che in una vicenda drammatica come l’Ilva l’attenzione si va focalizzando verso la lista degli indagati e non sull’assenza di un piano di bonifica e di messa in sicurezza dei quartieri con investimenti che sarebbero possibili partendo dalla statalizzazione dell’Ilva espropriando la attuale proprietà dei beni.

I limiti della sanità:lo smantellamento del welfare e della sanità pubblica sono elemento comune a tutti i Governi. Basti pensare ai quartieri degradati e senza servizi, alle lunghe liste di attesa per urgenti visite e cure mediche, alla mancata prevenzione-cura di malattie sempre più diffuse, allo stravolgimento della medicina del lavoro, alle patologie\malattie derivanti dall’ambiente di lavoro fino alle tante malattie professionali non riconosciute.

Perfino sul rischio organizzativo (patologie muscolo scheletriche e lo stress da lavoro correlato ) registriamo una crescente disattenzione vuoi delegando impropriamente a soggetti terzi l’analisi dello stress, vuoi operando affinchè le valutazioni non abbiano impatto alcuno nella organizzazione quotidiana del lavoro.

Da queste riflessioni si evince la impossibilità di costruire politiche a salvaguardia della salute e sicurezza quando non si interviene sulla organizzazione del lavoro, sulla qualità della vita nei quartieri, sulla reale salvaguardia del territorio. I protocolli di intesa che le organizzazioni sindacali cosiddette rappresentative sottoscrivono sono solo enunciazioni astratte, a mod’ esempio vorremmo ricordare che risulta inapplicato perfino l’articolo 13 del dlgs 1\2008 che prevede l’utilizzo degli introiti derivanti dalle sanzioni per rafforzare le attività di prevenzione. Riducendo poi all’osso il numero gli ispettori calano gli stessi controlli ispettivi e al resto ci ha già pensato il Governo con modifiche peggiorative (per i lavoratori ma migliorative per padroni ed enti inadempienti) del testo unico sulla sicurezza.

Siamo arrivati al punto in cui in Regioni come Lombardia e Piemonte i sindacati danno il loro assenso alle grandi opere e le Giunte regionali hanno previsto una elemosina che i vari committenti delle grandi opere (quelle che devastano i territori tanto per intenderci) daranno alle asl per i costi dovuti all’impatto ambientale e sanitario dell’opera (ammettendone di fatto i rischi per l’uomo e l’ambiente). Se queste sono le politiche a salvaguardia dei lavoratori e del territorio non c’è da dormire sonni tranquilli”.

Fonte: Confederazione Cobas Pisa

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