Studenti, borsa di studio a rischio. “La Pandemia non la paghiamo. Questo non è diritto allo studio”

PISA – Gli studenti sono preoccupati. La loro borsa di studio è a serio rischio a causa della crisi del Covid-19.

Fin dalla chiusura delle università a causa del Covid-19 ci siamo attivati per trovare una soluzione ai forti disagi che hanno colpito la componente studentesca, chiedendo delle risposte concrete all’amministrazione della nostra Regione. Per questo motivo assieme a
studenti e studentesse abbiamo presentato una proposta di riduzione dei criteri di merito per il rinnovo della borsa di studio che garantisse delle tutele reali alla fase emergenziale dovuta al Covid-19.
La nostra proposta, che consiste in una riduzione di 12 CFU per il primo anno di studi e 18 CFU dal secondo anno di studi in poi, darebbe queste tutele. L’amministrazione regionale rispetto alla nostra proposta ci aveva risposto che ne avrebbero parlato a livello nazionale e poi si sarebbe capito come procedere. Ormai sono passati tre mesi dal blocco totale delle università senza una risposta ma apprendiamo che, come sta accadendo in altre regioni, la volontà della Regione Toscana è quella di una riduzione di
soltanto 5 CFU per il prossimo anno. Tale possibilità non darebbe nessuna risposta concreta e penalizzerebbe tutta la
componente studentesca che ha subito la pandemia del Covid-19. Inoltre tale proposta non tiene minimamente in considerazione cosa ha voluto dire la chiusura delle università, la sospensione dei tirocini, il blocco delle prove scritte e la mancanza di materiale didattico dovuto alla chiusura delle biblioteche universitarie. Basti pensare soltanto che in molti corsi di studio per i crediti minimi di un esame si passa da 6 cfu a 9 cfu, numeri che da soli danno una risposta a tale proposta. Come studentesse e studenti e come rappresentanti crediamo che tale proposta sancirà la fine del diritto allo studio di tantissimi studenti che pagheranno la crisi. La situazione emergenziale richiede interventi forti e straordinari e un reale coinvolgimento delle componenti che stanno pagando la crisi per trovare delle soluzioni vere al problema. Se tutto ciò accadrà la Regione Toscana si dovrà assumere le colpe di tale decisione e inoltre come rappresentanti non possiamo chiederci cosa ne pensano i rettori delle università e delle accademie di tale proposta?”

In seguito alla crisi economica e sociale dovuta al Covid-19, gli Atenei italiani, secondo quanto previsto dall’ultimo rapporto Svimez, subiranno un calo di 10mila immatricolazioni, riducendo IN modo ancora maggiore il numero di studentesse e studenti che frequentano l’università e allargando ancora di più il gap tra iscritti alle università italiane e alle università europee.

Mentre il Governo ha prospettato la possibilità di allargare la no-tax area per contenere il calo delle immatricolazioni, la governance delle Regioni italiane non sembra essere altrettanto spaventata: come riportato da Camilla Guarino, coordinatrice di Link – Coordinamento Universitario, “per fare fronte alla forte riduzione di immatricolati alle Università italiane, le misure messe in campo dal Governo non sono bastevoli e c’è la necessità del recepimento del DL Rilancio da parte di tutte le Regioni”.

Ma – prosegue Guarino – le Regioni sembrano essere del tutto disinteressate al tema del diritto allo studio: nonostante le numerose difficoltà vissute da tante e tanti nel proseguire i propri studi, a causa della sospensione della didattica e della forte contrazione dei redditi di alcune famiglie, le Regioni non dimostrano alcuna volontà di sostenere questi studenti nel loro futuro”.

Infatti, come emerso dalla Conferenza Stato-Regioni, sarà predisposto un bonus covid di soli 5CFU per coloro che non sono riusciti a conseguire i crediti necessari per confermare la borsa o accedere a quella dell’anno successivo: è una misura fortemente penalizzante e non in grado di
sostenere tutte e tutti coloro che, in condizioni normali, avrebbero potuto sostenere gli esami con profitto. Va sottolineato che 5CFU non pesano nemmeno come un esame: sono meramente un contentino dato alla componente studentesca
”.

La cosa ancora più grave – continua Guarino – è che per tutti coloro che useranno il bonus, la borsa sarà ridotta del 20%: non possiamo accettare che siano adottati dei meccanismi punitivi e
disincentivanti addirittura quando si tratta del diritto di tante e tanti a studiare e a portare a termine il proprio percorso universitario e i propri sogno
”.

Per risolvere queste problematiche e tornare alla messa in campo di misure realmente in grado di sostenere le studentesse e gli studenti è necessario che siano stanziati ancora più fondi a
livello ministeriale e dalle regioni stesse, in modo da garantire la copertura totale delle borse di studio, senza lasciare nessuno escluso a causa di criteri riduttivi e di misure penalizzanti
”, conclude Guarino.

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