Studio pisano su accessi in Pronto soccorso per ipoglicemia pubblicato su “Diabetes”

PISA – Uno studio ‘made in Pisa’ sugli accessi in pronto soccorso per ipoglicemia, pubblicato sulla rivista “Diabetes Metabolism Research and Reviews” dimostra che i pazienti affetti da diabete di tipo 2 e trattati con farmaci antidiabetici orali denominati “secretagoghi” (che stimolano la secrezione) associati a insulina, o in trattamento con sola insulina, sono soggetti a maggiore rischio di complicanze, se non attentamente sottoposti a controlli periodici. AOUP_h1Lo studio è stato condotto dalle Unità operative di “Malattie metaboliche e diabetologia” e di “Medicina d’urgenza e pronto soccorso” dell’Aoup, prendendo in esame gli accessi al pronto soccorso per ipoglicemia e i relativi ricoveri all’ospedale di Cisanello dal 1 gennaio 2009 al 31 dicembre 2013. L’ipoglicemia rappresenta il problema principale nella terapia del diabete in quanto è associata ad un aumento della morbilità (frequenza percentuale di una malattia in una collettività), della mortalità e dei costi di trattamento. Nell’arco dei 5 anni di osservazione sono stati 500 gli accessi per ipoglicemia al pronto soccorso dell’Aoup. Questi eventi riguardavano pazienti diabetici adulti con età 71 ± 16 anni (il 50,2% uomini e il 49,8% donne), in prevalenza (70,2%) con diabete di tipo 2. Di questi, il 42,2% erano in trattamento con insulina (l’ormone che serve a regolare i livelli di glucosio nel sangue riducendo la glicemia), il 10,8% in insulina associata a farmaci anti-diabete per via orale e il 38,2% trattati solamente con farmaci antidiabetici orali. Tra questi, il farmaco usato più frequentemente (69% dei casi) è la Glibenclamide, una sulfonilurea, un farmaco cioè che stimola la produzione di insulina da parte delle cellule del pancreas. Gli individui trattati con antidiabetico orale erano più anziani di quelli trattati con insulina (79 ± 11 vs 74 ± 12 anni; p <0,0001). Tra i pazienti che assumevano sulfonilurea, il 47% presentava una ridotta funzione renale, una condizione che aumenta il rischio di ipoglicemia. Gli accessi al pronto soccorso erano seguiti nel 20% dei casi da ricovero ospedaliero. I pazienti ospedalizzati erano più anziani e assumevano terapia antidiabetica orale nel 54,8% dei casi, mentre il 35,7% era in terapia con insulina (χ2, p <0,0001) e l’8,3% assumeva la terapia combinata. Ancora una volta, l’antidiabetico orale più comunemente usato era la sulfonilurea (93,5%). Inoltre, i soggetti che venivano ricoverati e che erano trattati con insulina erano più giovani di quelli trattati con i soli farmaci anti-diabetici orali (77 ± 12 vs 82 ± 7 anni; p <0.02). Tra i soggetti che dal pronto soccorso passavano ai reparti di degenza il tasso di mortalità annuo era pari a 85 decessi per ogni 1000 pazienti. Utilizzando i le stime fornite dal Ministero della Sanità è stato calcolato un costo medio per accesso al pronto soccorso per ipoglicemia di circa 1200 euro, a conferma di come trattamenti che possano ridurre il rischio di questa complicanza possano anche tradursi in una razionalizzazione dei costi della malattia diabetica. Lo studio fornisce quindi una ulteriore evidenza della necessità che il rischio associato al trattamento con insulina e, ancor più, con le sulfoniluree, debba essere attentamente valutato, soprattutto nelle persone con diabete tipo 2 anziane e fragili

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