Teatro Comunale di San Miniato. Venerdì 1 Marzo “Ubu Re”

SAN MINIATOVenerdì 1 marzo alle ore 21.30 prosegue la quindicesima Stagione del Quaranthana Teatro Comunale di San Miniato, organizzata dall’Associazione culturale Teatrino dei Fondi, diretta da Enrico Falaschi, con la compagnia KanterStrasse in UBU RE UBU CHI? da Ubu Roi di Alfred Jarry, drammaturgia e regia Simone Martini e con l’interpretazione di Luca Avagliano, Simone Martini, Alessio Martinoli.

Uno spettacolo esilarante, che attraverso i meccanismi comici della farsa e del grottesco,
ripercorre le vicende narrate nell’Ubu Re di Alfred Jarry, rileggendolo con un lessico che
richiama volutamente quello de “i picari” di Mario Monicelli.

Ubu Re parla di politica, di colpi di stato e di guerre, di salite e veloci discese, parla di noi e
a noi. Un testo sempre attuale, perché in fin dei conti le regole alla base del gioco sono
sempre le stesse: il potere, la ricchezza e l’ingordigia che porta a consumare e a
consumarsi sempre troppo velocemente.

Ubu Re è uno dei quattro testi che compongono la quadrilogia di Alfred Jarry, scrittore, poeta e
drammaturgo francese inventore della Patafisica. Ubu Re è un testo andato in scena per la prima
volta nel 1896 facendo subito scalpore. È un testo che ha cambiato il teatro, un classico moderno
capace di parlarci ancora oggi.
La pièce segue le avventure dell’assurdo e cattivissimo Padre Ubu, capitano dei dragoni, officiale
di fiducia di Venceslao Re di Polonia, e della perfida e ingannevole Madre Ubu, sua moglie. Padre
Ubu, spinto dalla Madre e con l’aiuto del capitan Bordure, uccide il Re Venceslao impossessandosi
del trono di Polonia ma, una volta conquistato il potere, non si preoccupa minimamente di
conservarlo finendo in fuga dalla sua terra a bordo di una nave. La nostra versione – scrive Simone Martini, drammaturgo, regista e attore – è dedicata sia ai grandi che ai piccoli, parte dall’inizio della storia, dal racconto di quel clamoroso debutto al teatro dell’opera di Parigi dove il pubblico in sala vide quell’incredibile personaggio avanzare verso di loro al grido di “MERDRE!”.

Da qui partiamo per raccontare il primo dei capitoli della saga di Padre e Madre Ubu, da quella
parola, da quel grido capace di rompere qualsiasi equilibrio, qualsiasi immagine di elegante
compostezza, un grido capace di rianimare ancora una volta i due protagonisti, bloccati all’interno
di un classico dipinto del ‘600, in abiti storici accanto ad una natura morta, pallidi in viso e pur
sempre maschere dell’infinita commedia del potere e della sua gestione, annosa vicenda su cui,
tutti noi, ancora ci interroghiamo.

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