Teatro Lux. Il 1 Agosto “More Sundays Duo” chiude la stagione teatrale

PISA – Anche questa stagione è giunta al termine, e il Teatro Lux vuole augurare buone vacanze al suo pubblico con un ultimo concerto. Sabato 1 agosto si esibirà nel giardino del teatro il “More Sundays Duo”.

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Il gruppo riunisce due noti e talentuosi musicisti pisani: Piergiorgio Pirro, pianista e compositore jazz, ed Elisabetta Maulo, al secolo Betta, dei Betta Blues Society. Elisabetta e Piergiorgio, iniziano a collaborare nel 2011. Il loro duo è una ricerca e una reinterpretazione sul suono acustico del jazz, a partire dalle prime mosse di questa straordinaria musica dagli anni ’10 del Novecento.

Così lo stesso Pirro descrive il progetto: “Il percorso affrontato dal duo è duplice: da un lato c’è una ricerca puramente musicale che consiste nel recupero di alcuni elementi del jazz dei primordi che si sono persi nelle declinazioni successive di questa musica, e che non coincidono assolutamente con i cliché che comunemente sono legati a quel periodo. Approfondire questi elementi in chiave contemporanea, evitando i luoghi comuni sull’early jazz, è qualcosa che dà una forte suggestione. L’altro binario che seguiamo è il percorso puramente emotivo che questi brani determinano. Ci siamo accorti che aggiungere dei brani scritti da noi costituiva un modo di accompagnare l’ascoltatore in un percorso discendente verso qualcosa di sempre più profondo. Da qui l’accostamento tra musiche originali e brani della tradizione, una cosa che corrisponde al nostro modo di sentire la musica, non confinata in generi e maniere, ma come mezzo per esprimere degli stati mentali particolari”.

All’attivo hanno il disco Early, descritto così dal sito Jazzconvention: “New Orleans, le radici del jazz, il pimpante interscambio legato al vocabolario e al linguaggio degli albori e reso necessario dalla formazione senza sezione ritmica. Il tutto affidato a un trio di musicisti eclettici, capaci di scalare nelle tante direzioni del jazz odierno senza perdere mai l’essenza delle espressioni, e ad una voce rivolta a disegnare, con un’interpretazione in stile e sonorità, le atmosfere del periodo.

Brani come Basin Street Blues, On the sunny side of the street, I’ve got the Blues for Rampart Street oppure What did I do to be so Black and Blue rimandano immediatamente a New Orleans, sotto ogni punto di vista: dai riferimenti geografici ai rimandi stilistici, sono pagine legate a doppio filo con la Crescent City. Il quartetto aggiunge alla playlist del disco alcuni temi originali chiaramente connessi alle vicende della metropoli della Louisiana. Cecità, ad esempio, restituisce l’incredulità di fronte alla vicenda dell’alluvione Kathrina.

Il filo logico seguito da Elisabetta Maulo, Piergiorgio Pirro, Tony Cattano e Beppe Scardino è quello di collegare la sperimentazione odierna alle radici della musica di improvvisazione. L’alternanza tra capisaldi storici e brani originali, interpretati secondo modalità differenti, caratterizza l’andamento del disco. L’attenzione per la musica cameristica, riflessi contemporanei, libertà e dialoghi meno formali si intrecciano nella trama musicale di More Sundays. Un disco particolare, quindi: un centro focale molto preciso, arricchito da una speziatura varia e ricercata. La solidità dei singoli rende possibile il discorso complessivo, rende possibile la sintesi tra i vari elementi. La consuetudine a muoversi in territori diversi e, anche, in formazioni differenti per combinazioni timbriche e dimensioni numeriche si pone come chiave per cercare i nessi e gli ingranaggi utili a spostarsi con coerenza nei vari territori. Un percorso non sempre scontato o privo di ostacoli: anzi, al contrario, gli spigoli vengono cercati come materia creativa.

Il titolo del disco, se si vuole, svela il riferimento ad una determinata situazione precedente. Il quartetto è come se volesse riposizionare il punto di partenza della propria ricerca e confrontare, brano dopo brano, i movimenti scaturiti dalle varie azioni e reciproche interazioni. La presenza della voce e la scelta di temi tanto celebri e caratterizzati, inoltre, mette in risalto la dimensione, tutto sommato, melodica del disco e le intenzioni di fondo dell’incontro registrato nelle dieci tracce di Early.”

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