Tenuta di San Rossore, apertura di nuove aree, volontariato a accesso ai cittadini durante la settimana

PISA – Tra le priorità per il futuro dell’area protetta regionale è all’ordine del giorno un piano generale di riorganizzazione per migliorarne la fruibilità nel suo complesso, partendo proprio dalla ex tenuta presidenziale, dal 2000 gestita dall’Ente Parco su delega della Regione Toscana, con poteri diretti di regolamentazione degli accessi.

Accorpamento dei servizi turistici, maggiore integrazione tra turismo e agricoltura – con alcune proposte originalissime, – apertura di nuove aree alle visite guidate, volontariato e accesso per i cittadini durante la settimana: intorno a questi concetti, avanzati da Andrea Gennai, Direttore del Parco dallo scorso mese di aprile, l’ente presieduto da Fabrizio Manfredi scriverà nelle prossime settimane le nuove regole per la fruizione della Tenuta di San Rossore, spesso criticate per l’eccessivo grado di chiusura verso l’esterno.

Per quanto riguarda la possibilità per gli utenti esterni di accedere alla Tenuta di San Rossore, dopo un incontro con tutti gli operatori economici – dai gestori dei servizi turistici ai ristoranti – ed un positivo confronto a trecentosessanta gradi, è emersa l’esigenza di sfruttare in modo più razionale la sua attuale suddivisione in due fasce: il grado di apertura della prima, che va da Cascine Nuove alla Sterpaia, potrà essere incrementato dando in particolare la possibilità ai cittadini di entrare nella tenuta anche nel periodo infrasettimanale – ad esempio, per fare di footing sul Viale da Cascine Vecchie a Cascine Nuove, – possibilmente vincolando tale eventualità a formule leggere di abbonamento.

Inoltre, come già indicato dal piano di utilizzo delle risorse trasferite dalla Presidenza della Repubblica alla Regione per la gestione degli immobili di San Rossore, è previsto di utilizzare l’attuale centro visite per accorpare tutti i servizi offerti al pubblico, con un unico punto informazioni sulle attività svolte – visite a piedi, in bicicletta, in trenino e in bus, noleggio biciclette, escursioni a cavallo e visite in carrozza – includendo al suo interno la Bottega del Parco. A Cascine Nuove sarà invece realizzato un centro di educazione ambientale per espandere l’offerta del Centro visite San Rossore con specifiche attività didattiche.

Diverso è il discorso per la seconda porzione, che va da Cascine Nuove alla costa, dove la componente ambientale è ben più delicata e quindi bisognosa di una regolamentazione più rigorosa: d’altronde la recente scoperta, a una longitudine del Mar Tirreno in cui si era mai verificato un fatto simile, del primo sito toscano di riproduzione della tartaruga comune (Caretta caretta) – animale marino fortemente minacciato in tutto il bacino del Mediterraneo e al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane – conferma l’opportunità di mantenere all’interno del lungo tratto di costa del Parco alcune zone totalmente interdette all’uomo, nelle quali alcune specie protette nidificano abitualmente.

Se da un lato trova piena giustificazione, in un simile contesto, l’introduzione di regole più rigide, potrebbe essere opportuno individuare allo stesso tempo zone ben delimitate alle quali accedere accompagnati, sia sulla spiaggia – con visite guidate che, partendo dal porto di Marina di Pisa, arriverebbero fino all’arenile e, perché no, alla Villa del Gombo – sia all’interno degli altri punti della Tenuta di San Rossore più sensibili da un punto di vista ambientale: nella zona delle Lame degli Ontani, ad esempio, esiste un itinerario per il birdwatching che finora non è stato quasi per niente sfruttato e che in futuro potrebbe invece essere utilizzato una o più volte a settimana, eventualmente dalle “guide del Parco”: tra l’altro con l’istituzione di un simile riconoscimento, assegnato al termine di uno percorso formativo, le guide ambientali già esistenti, dotate di stemma ufficiale dell’area protetta, potrebbero contribuire sia a innalzare il livello qualitativo degli operatori turistici del territorio, sia ad aumentarne la visibilità. Proprio il birdwatching potrebbe divenire uno dei fiori all’occhiello della nuova vocazione turistica di San Rossore, anche grazie ad una nuova gestione dell’osservatorio ornitologico “Francesco Caterini”, con un apposito comitato di gestione controllato dall’Ente Parco.

Anche il volontariato avrà un ruolo importante nel futuro dell’area protetta: sono molti infatti i cittadini, anche provenienti da altre parti d’Italia o d’Europa, che rimanendo nel Parco per una o due settimane potrebbero dare – soprattutto in una particolare fase della storia della Tenuta di San Rossore, nella quale gran parte del personale dipendente della Presidenza della Repubblica sta andando in pensione e non è possibile assumere figure in sostituzione – un contributo significativo in vari ambiti: dalle campagne di pulizia delle spiagge, passando per altre attività manuali, fino al presidio del territorio sotto il coordinamento del personale dell’Ente Parco.

Indubbiamente Tenuta di San Rossore rappresenta, grazie alla sua capacità attrattiva, uno degli snodi cruciali per il Parco naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli: la sua storia e le sue risorse naturali, seppure ancora non del tutto conosciute al pubblico, hanno infatti tutte le potenzialità per farne una delle riserve più conosciute in Italia e quindi elemento essenziale per permettere ai turisti di scoprire anche il resto del territorio dell’area protetta regionale.

Tra le proposte di Andrea Gennai per la Tenuta di San Rossore è anche la fantasia a farla da padrone: per valorizzare le attività agricole gestite direttamente dall’Ente Parco, oltre all’intenzione di affiancare alla tradizionale offerta della sentieristica la previsione che i percorsi all’interno della tenuta includano anche soste per mostrare gli allevamenti zootecnici – e in particolare di razze come il mucco pisano, originario proprio di San Rossore, poi diffusosi nella altre aree del parco regionale, – l’obiettivo è reintrodurre i dromedari nei terreni dell’azienda agricola, utilizzandoli per una duplice finalità, ovvero da un lato come elemento di attrattività turistica, anche per le visite guidate, e dall’altro per le operazioni di rimozione dei rifiuti dall’arenile.

Fu Ferdinando II de’ Medici verso la metà del 1600 a introdurre in quest’area i dromedari, subito ribattezzati dai pisani come “cammelli”; inizialmente presenti come piccolo nucleo, grazie alle condizioni ambientali favorevoli, andarono via via intensificandosi divenendo un importante mezzo di lavoro e di trasporto per gli abitanti. Utilizzati nelle attività agricole, gli animali furono inizialmente lasciati allo stato brado fino a quando, intorno alla fine del ‘900, fu edificata La Palazzina nella zona sud della Tenuta che servì a ospitare le fattrici e i riproduttori, ma scomparvero con il passaggio della seconda guerra mondiale.

Al termine della presentazione dei progetti futuri per la fruibilità di San Rossore, il Consiglio direttivo ha dato mandato al Direttore di elaborare nelle prossime settimane una proposta scritta dettagliata, che sarà discussa dall’organo collegiale di indirizzo e programmazione dell’Ente Parco.

Fonte: Ufficio Stampa Ente Parco San Rossore

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